Un Frutto di Stagione: il Melograno

Il melograno (Punica granatum) appartiene alla famiglia delle Punicaceae ed è originario dell’Asia   occidentale, nell’area che va dall’antica Persia al Kurdistan e all’Afghanistan.

Coltivato già millenni fa (alcuni reperti archeologici sono stati rinvenuti nelle regioni caucasiche e in Armenia), si diffuse presto sia ad Est (verso la Cina) che ad Ovest (verso la Palestina, l’Egitto – alcuni resti sono stati trovati in sepolture egizie di oltre 4.000 anni fa – e il Mediterraneo).

Nel Mediterraneo sembra sia stato diffuso da Fenici, dai Greci e dagli Arabi, mentre in America latina arrivò grazie ai conquistatori spagnoli nel XVIII sec.

Il nome “Punica” fu dato a questa pianta dai romani, dall’origine geografica (la costa della Tunisia), mentre il termine “melograno” deriva dal latino malum (mela) e granatum (con semi).

La melagrana (il frutto) fu spesso presente come simbolo di prosperità e buona sorte in diverse culture e religioni antiche: nella mitologia greca era emblema di fertilità e  abbondanza e le dee protettrici della terra, dell’agricoltura e della maternità spesso erano raffigurate con questo frutto nelle mani.

Nella Bibbia il melograno è più volte citato: è uno dei frutti che i dodici esploratori portarono a Mosè, è segno della benedizione di Dio perché decora le vesti del sommo sacerdote, è il frutto con cui Dio avvolse Aronne nel conferirgli la gloria sacerdotale  e, infine, adorna i capitelli del Tempio quale simbolo di benedizione.

Sandro Botticelli, nel suo dipinto “La Madonna della melagrana”, Carlo Crivelli nella “Madonna di Montefiore” e Leonardo da Vinci nella “Madonna del melograno” rappresentano questo frutto come metafora della passione, con il suo succo rosso sangue.

Infine, il poeta Giosuè Carducci nel suo componimento “Pianto antico”, contrappone al piccolo Dante (suo figlio) defunto, l’albero di melograno, simbolo di fertilità, nascita e resurrezione.

Una curiosità: il melograno era raffigurato nell’emblema della regina Caterina di Aragona, prima moglie di Enrico VIII, da questi ripudiata perché incapace di dargli un figlio maschio. La seconda moglie, Anna Bolena, appena diventata regina, cambiò la decorazione, inserendo un falcone bianco nell’intento di beccare i grani del melograno.

 CARATTERISTICHE BOTANICHE

 Il melograno è una pianta molto comune, resistente e di facile coltivazione. Si presenta come un arbusto o piccolo albero a foglia caduca, alto 5-6 metri, con radici a fittoni che producono numerosi polloni (cioè nuovi fusti) che spuntano direttamente dal terreno o dalla base della pianta.

Il tronco è contorto e nodoso, la corteccia è sottile e i rami sono esili, mentre le foglie sono opposte, strette ed allungate (vanno dai 3 agli 8 cm.). Appena nate, le foglie sono arancio-rosate, crescendo diventano verdi e in autunno si fanno gialle.

La pianta germoglia fra la fine di marzo e i primi di aprile e fiorisce da fine aprile a tutta l’estate. Dal fiore si forma il frutto, la melagrana (il cui nome scientifico “Balausta” deriva dal greco balaustion) che matura in autunno (fra settembre e novembre) ed è di grandezza variabile.

I semi possono essere mangiati “al naturale” oppure possono essere usati per la preparazione di diverse ricette. Inoltre possono essere spremuti per ottenere il succo, dissetante e dalle mille virtù.L’interno del frutto è diviso in numerosi loculi, ognuno dei quali contiene il seme, tondeggiante o sfaccettato, generalmente di colore rosso rubino. I  semi, detti arilli, hanno all’interno un succo dolce, agrodolce o acidulo, a seconda della varietà e un piccolo nocciolo, legnoso o fibroso: più quest’ultimo è piccolo e più è pregiata la qualità del frutto.

L’albero cresce bene nelle zone temperate, predilige l’esposizione in pieno sole, ma resiste anche al freddo, purché la temperatura non sia troppo rigida. Non va bagnato troppo (sopporta bene la siccità ma soffre il ristagno d’acqua) ed è sufficiente una leggera potatura a fine inverno.

Per la sua bellezza è diffuso nei parchi e nei giardini pubblici, ma anche su terrazzi e balconi. Da non dimenticare la varietà “nana”, utilizzata nell’arte bonsai, che si può coltivare in casa o all’esterno, necessariamente riparato dal vento.

In Italia è molto diffuso in Sicilia (diverse varietà con frutti dolci), in Puglia e nella zona di Cesena, mentre il genere straniero più venduto è quello Spagnolo, anch’esso con semi dolci e teneri.

UN FRUTTO RICCO DI PRINCIPI ATTIVI

Tutta la melagrana è ricca di principi attivi: dalla buccia alle membrane fibrose, ai chicchi, dai quali si ricavano il succo e l’olio.

La buccia e le membrane fibrose contengono flavonoidi, proantocianidina (antiossidanti) e sali minerali e oligoelementi come potassio, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro, zinco, rame e manganese. Inoltre, sono presenti le vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6, B9, B12, C, E, K.

Gli antiossidanti sono di fondamentale importanza, perché combattono i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, soprattutto dell’apparato circolatorio, del sistema nervoso e di quello immunitario e, nella melagrana, sono contenuti in numero maggiore rispetto a uva, mirtilli, arance e perfino al tè verde.

Il consumo quotidiano del succo di melagrana protegge, quindi, l’organismo umano dai radicali liberi risultando indispensabile soprattutto negli anziani.

Inoltre, poiché i chicchi contengono anche acidi grassi insaturi (linoleico, linolenico, stearico e punico) che sono utili nella prevenzione dei disturbi cardiocircolatori, è importante assumere il succo per impedire la formazione di placche arteriose.

Infine, anche le altre parti della pianta contengono sostanze utili alla salute umana: nelle radici e nella corteccia troviamo soprattutto tannini, dalle proprietà astringenti e antiemorragiche; nelle foglie e nei petali sono contenuti triterpenoidi e tannini, se utilizzati in infuso (per uso interno) costituiscono un ottimo rimedio contro la diarrea e (per uso esterno) come colluttorio per gola e gengive.

L’olio – ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi – contiene acidi grassi polinsaturi, vitamina E, fitosteroli e fitormoni. E’ quindi particolarmente utile contro l’invecchiamento della pelle.

E’ un prodotto molto pregiato, servono circa 500 kg. di semi essiccati per ottenere un kg. di olio e la sua azione rigenerante è dovuta alla presenza di acido punicico.

LE PROPRIETA’ SALUTARI

Le proprietà del frutto di melograno sono conosciute da tempo ed è per questo che è molto apprezzato in tutto il mondo, grazie anche a diversi studi effettuati, che hanno messo in evidenza le ben note caratteristiche antiossidanti e antinfiammatorie, ma anche quelle antiobesità e antitumorali (soprattutto in caso di tumore al seno e alla prostata).

Inoltre risulta utile nella prevenzione e nella cura di patologie cardiovascolari (agendo come anticoagulante), ipertensione, ipercolesterolemia e, secondo alcuni ultimi studi, nel trattamento del morbo di Alzheimer, l’artrite e l’obesità.

Qui di seguito una tabella riassuntiva degli effetti benefici della melagrana:

PROPRIETA’PRINCIPI ATTIVI
AntiossidanteComposti fenolici (antociani, tannini, fenoli)
AntinfiammatorioEllagi-tannini, acido punicico
AntibattericoPolifenoli, tannini e antocianine
AntiscleroticoAcidi grassi insaturi (linoleico, linolenico, punico, oleico, stearico, palmitico), acido ellagico e punicico
AntiobesitàAcido gallico e acido linolenico
AntielminticoPellettierina (nella radice)

Infine, il frutto di melograno aiuta a combattere i problemi maschili aumentando il livello di testosterone nel sangue e quelli femminili contrastando i disturbi della menopausa, quali vampate di calore, sbalzi di umore, osteoporosi, ritenzione idrica e perdita dei capelli.

ACQUISTO E CONSERVAZIONE DELLA MELAGRANA

I frutti del melograno sono ben maturi alla fine di ottobre ma la scorza spessa e dura, anche se colorita, non assicura la bontà dei chicchi al suo interno.

E’ quindi uno dei frutti più difficili da acquistare, ma, generalmente, la scorza di colore rosso vivo con sfumature gialle, l’assenza di macchie e spaccature, la consistenza soda, dovrebbero garantire la dolcezza dei semi.

Una volta acquistato, il frutto può essere conservato a lungo (per almeno 7-10 giorni) in un luogo fresco e asciutto, mentre i chicchi possono essere congelati, chiusi in un contenitore, dopo averli estratti dagli alveoli.

USI IN CUCINA

I chicchi, una volta prelevati con delicatezza, possono essere mangiati direttamente, oppure, per ricavarne il succo, si può spremere il frutto come un’arancia, filtrandolo per eliminare i residui.

In cucina, la melagrana è utilizzata per la preparazione di dolci, ma anche di piatti salati come insalate, risotti e salse per accompagnare la carne. Ecco qui alcuni esempio per usarla al meglio:

  • Strudel di mele e melagrana (basta unire i chicchi alle mele e aggiungere pinoli, cannella e noce moscata);
  • Insalata di cavolo rosso e melograno (condire a crudo, aggiungendo anche carote a filettini, mandorle tritate, uvetta e radicchio a listarelle);
  • Salsa per la carne (i chicchi sgranati vanno cotti con vino rosso, sale, pepe, zucchero, quindi si filtra e si versa sull’arrosto, specialmente se di selvaggina, in quanto il sapore acidulo della salsa contrasta quello intenso della cacciagione).

 UNA CURIOSITA’

Secondo la mitologia greca, Ade, dio degli inferi, rapì Persefone per farne la sua sposa. Demetra, madre di Persefone e dea dell’agricoltura, smise di far crescere il grano per vendetta, così Zeus ordinò a Ade di restituire Persefone. Ade obbedì, ma prima di lasciarla andare, le offrì dei chicchi di melagrana, che l’avrebbero legata a lui per sempre. Ma l’intervento di Zeus fece in modo che Persefone restasse per una parte dell’anno sotto terra con Ade e per l’altra parte con la madre Demetra fra i vivi. Demetra decise, così, che le messi sarebbero cresciute rigogliose solo durante la parte dell’anno in cui sua figlia sarebbe stata con lei.

 

Eleonora Ambrosanio

Eleonora Ambrosanio

Naturopata, Erborista, Specialista in Aromaterapia, Floriterapista Bach

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