Si mangia ciò che si desidera…

È proprio così! Davanti ai desideri molteplici e multiformi ed ai soddisfacimenti rapidi, la “volontà di benessere consapevole” si perde. 
Avviene  sempre un compromesso, tra ciò che la mente proietta come esigenza per compensare stati emotivi e ciò che il corpo, in preda ormai ad una perenne raucedine, cerca di far sentire come esigenza primaria energetica e funzionale.
Chi fa la voce grossa fra le parti è oggi sempre più la mente, sollecitata eccessivamente dagli stimoli della vita quotidiana. Abbiamo  ampliato notevolmente i nostri bisogni primari grazie a lei ed…  è sempre più la mela di Biancaneve che domina i nostri sensi: ingannevolmente, nella grande abbondanza che caratterizza la disponibilità nel nostro ambiente, è il cibo insano ad attrarci, quello che placa le nostre ansie e si adegua alle nostre realtà momentanee!
Questa abbondanza è predisposta, quindi, soprattutto ad un soddisfacimento mentale sensoriale  piuttosto che qualitativamente nutritivo e, così, scatta la trappola, la sottile dipendenza che il piacere proveniente da certi cibi procura.
Non dobbiamo dimenticare che sappiamo geneticamente riconoscere il profondo e primo bisogno che motiva il nostro mangiare quello o l’altro cibo.  
Il segreto è l’ascolto attento e la corretta traduzione di ciò che il nostro corpo/mente comunica.

Le vittime prime di questo caos informativo interno sono i giovanissimi: l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che in Italia le percentuali riguardo l’obesità infantile sono allarmanti: il 21% dei bambini tra gli 8 e 9 anni risulta essere obeso, il 45,6% in sovrappeso.
Il corretto comportamento alimentare all’interno della famiglia deve essere lo strumento primo, affinché si sviluppi un sano rapporto col cibo. L’apprendimento per emulazione, in primis, è fondamentale che provenga da genitori consapevoli ed attivi nella giusta interazione, a contrastare gli stimoli ed i modelli comportamentali errati che potrebbero giungere dalle interazioni sociali esterne.
Bisogna realizzare una vera depurazione, partendo dall’eliminazione quindi delle tossine nel corpo, le quali annebbiano le comunicazioni, modificano la nostra consapevolezza e alterano la profonda percezione delle necessità primarie alimentari che in quel momento determinano il nostro essere psicologico e fisiologico. 
È necessario dare “più volume” alle richieste che ancora, con grande fiducia nella nostra capacità di ascolto, il corpo continua a mandarci, come patrimonio antico di apprendimento costante di tutte le generazioni che ci hanno preceduti.
Siamo macchine potenti, guerrieri capaci di affrontare ogni cambiamento ma …quando è troppo occorre ridimensionare e riportare ordine.
Una volta riportata la quiete dopo la tempesta chimica, ascoltare  i bisogni diretti è più semplice: il corpo è in grado di segnalarci i cibi che desidera, i quali conterranno quella tale sostanza che in quel preciso momento gli necessita… inclusa la cioccolata, perché no, nella giusta quantità!
C’è bisogno di tutto, nella giusta misura e nel giusto momento, bisogna ritrovare  le condizioni interne più limpide, dalle quali partire per reimpostare i significativi riferimenti per una comunicazione funzionale efficace.
L’incidenza di questa pulita condizione interna nella nostra vita quotidiana è inimmaginabile finché non la si sperimenta: siamo in grado di modificare considerevolmente la nostra capacità di interazione con ogni evento, potenziando meravigliosamente la qualità della nostra vita.

Stefania Falcinelli
Naturopata, Erborista, Esperta in Craniosacrale e Riflessologia Plantare, insegnante di lingue straniere, educatrice, collaboratrice professionale per attività scientifiche nell’ambito della tutela dell’ambiente e operatrice sociale in Italia ed all’estero per Ong
stefania.falcinelli@alice.it

Stefania Falcinelli

Naturopata, Counselor, Mediatore familiare

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