Luoghi e personaggi di Salute a Roma

Da Anna Perenna alle comari di Trastevere.

Se ci si rivolge al passato non tanto e non solo con la curiosità degli archeologi ma, peggio, con lo sguardo degli imbalsamatori, i fatti ed i personaggi della storia smettono di raccontarci qualcosa di nuovo anche sulla realtà presente e diventano solo lo stucchevole e polveroso ritratto di un mondo (per fortuna) ormai scomparso del tutto, per lasciar posto alle magnifiche sorti e progressive di un presente scientifico fatto solo di tecniche e linguaggi estranei al senso comune, tragicamente assenti dalle speranze, le emozioni e la quotidiana sofferenza delle persone.

Athanasius KircherSi continua a perpetrare la maledizione di Athanasius Kircher, insigne professore del Collegio Romano del XVII secolo, il suo titanico sforzo di decifrare l’oscuro Manoscritto Voynich, icona inquietante e seducente di una scienza prigioniera del suo linguaggio, delle sue formule e delle sue fantasmagoriche immagini, ma del tutto incapace di comunicare al mondo il sapere di cui si sente depositaria privilegiata ed esclusiva.

I nuovi media ci illudono di nuovi scenari di comunicazione, regalano a ciascuno il fallace senso di onnipotenza legato alla possibilità apparente di agire, con la propria tastiera, sulla realtà che ci circonda, attingendo a forme di conoscenza privilegiate e, non di rado, al contrario, pesantemente manipolate.

L’attenzione al passato ed alla storia, ai segni tangibili (e meno tangibili) che ha lasciato sulle nostre città, ci aiuta a ricostruire quel filo rosso, essenziale, che ci riconduce alle radici della nostra indagine, una indagine che non può consumarsi semplicemente nella solitaria degustazione di frammenti informatici prede di algidi motori di ricerca nelle praterie del web.

Ci si sporca spesso le mani, frugando nella polvere del passato, dove tutto appare indistricabile e mescolato, sapere, scienza, salute, devozione, misticismo, magia, pratiche divinatorie, propiziatorie o jettatorie, storie e personaggi che spaziano dal mito alla realtà storica senza netti confini di discontinuità.

La nostra indagine riguarda la cultura della salute

il contesto nel quale si trovavano ad operare coloro che ci hanno preceduto come operatori di salute, nella personale convinzione che il sapere riguardante la salute e la malattia serva a comprendere meglio tutti i variegati aspetti della cultura e non solo le questioni specifiche circoscrivibili alla salute.

Trastevere

Il nostro viaggio parte da Trastevere, da un quartiere capace di raccontare, nel suo intreccio di vicoli, locali e luoghi di culto, e, soprattutto, parte dalle donne, da sempre depositarie di un sapere medico empirico, fondamentale per la stabilità del nucleo familiare (e non solo), troppo spesso vittime nel passato anche di persecuzioni e discriminazioni che, talvolta, in altre forme, persistono ancora oggi.

Fonte di Anna Perenna
Fonte di Anna Perenna

La presenza in ambito magico-terapeutico della donna a Roma affonda le sue radici molto lontano nel tempo, almeno alla Fonte di Anna Perenna, scoperta per caso nei pressi di Piazza Euclide.

Il nome deriva da una iscrizione ivi rinvenuta, accanto ai resti di una fonte, di una cisterna, contenente monete, lucerne, un calderone di rame, contenitori di piombo contenenti figure antropomorfe, tavolette con defixiones (maledizioni) testimonianza di una venerazione caratterizzata anche da elementi magico-superstiziosi.

Il nome deriva probabilmente anche dal latino “annare” che vuol dire iniziare il nuovo anno (periodo in cui era collocato il culto).

In quell’area dei Monti Parioli (fuori dal perimetro urbano, come per tutti i luoghi di culto legati a divinità di importazione), nella fase pre-repubblicana, sorgeva un importante bosco ed un’area sacra dove ogni anno, alle idi di marzo (considerato il primo mese dell’anno civile), veniva festeggiata questa arcaica divinità, una ninfa che, secondo la mitologia (ma esistevano varie versioni del mito), sarebbe stata sorella della leggendaria Didone, disperatamente innamorata di Enea (come riportato da Ovidio e Marziale); questo culto di fecondità, probabilmente intrecciato a rituali magico-terapeutici, pare che durò fino al VI secolo d.C. circa, con l’offerta, sembra, di pigne e uova (simboli di fertilità), accompagnate dall’assunzione di bevande, le danze e, pare, orge sacre e pratiche magiche.

Affreschi villa di Livia Drusilla
Affreschi di Villa Livia

I boschi sacri ci riportano alla mente gli splendidi affreschi (ora conservati al Museo Nazionale Romano) del ninfeo ipogeo di Villa Livia (Livia Drusilla, una delle mogli dell’imperatore Augusto), anticamente posto nei dintorni di Prima Porta, nel quale compaiono anche specie vegetali medicinali (e sacre) come l’alloro.

Nella prima parte della sua opera “Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma” intitolata “Medicina popolare” (1907), Giggi Zanazzo effettua una raccolta di “rimedi simpatichi”, frutto di ricerche compiute in mezzo alla gente (o di esperienze dirette) e, soprattutto, grazie all’incontro con donne particolari, “le commari”,che lui considera le principali depositarie dell’arte della guarigione; tra queste, oltre alla mamma dell’autore, anche due anziane proprietarie di una antica friggitoria con la loro bottega alla Suburra.

In quegli incontri, specialmente tra i vicoli di Trastevere, egli raccolse rimedi ma anche modi di dire, pregiudizi, leggende e quanto di più curioso colpisse la sua attenzione; il tutto mescolato con esperienze familiari e la saggezza dei sonetti del Belli; il lavoro non ha la pretesa di essere uno studio compiuto ma un semplice spunto per ulteriori ricerche, nato quasi per caso dalla semplice voglia di conoscere.

Si trattava di un centinaio di ricette, prescrizioni, pratiche o ammonimenti che spaziano dalla diagnosi, alla cura, alla prevenzione o protezione religiosa (o superstiziosa) rivolta non solo alle malattie ma anche ad eventi procurati dalla malasorte.

La maternità, il parto e la salute dei bambini sono oggetto di particolari attenzioni e pratiche propiziatorie.

Compaiono anche malattie temute ma del tutto immaginarie (“male della lupa”) accanto alle tradizionali fatture e malattie legate al malocchio.

Il destinatario dell’opera, secondo lo Zanazzo, non sono gli intellettuali o gli eruditi, ma il grande pubblico.

Gigi Zanazzo - Medicina Popolare

Certamente si resta perplessi dianzi a certi rimedi animali (es. ranocchie, cimici, topi, ecc.) a certi rimedi minerali (cenere, gesso, ecc.), a rimedi ricavati dai poveri oggetti del quotidiano (es.  sigari, tegole, pece, ecc.), ad alimenti (es.  uova, ricotta, miele, patate, cipolle, lattuga, ecc.) a deiezioni, al frequente ricorso a ritu

ali terapeutici-propiziatori, all’uso di amuleti e talismani (es.  la fede nuziale, anche certe piante, come l’aglio, vengono impiegate in base a un supposto

potere magico) ma anche e soprattutto rimedi collegati alla tradizione magico-religiosa ed ai santi guaritori, con le loro varie “specializzazioni” (es.  San Biagio per il mal di gola).

Il mondo che fa da contesto a tali pratiche e’ permeato di una concezione magico-analogica (per cui, ad esempio, le budella calde di animale applicate sulla pancia servono a guarire problemi intestinali), fortemente connessa ai ritmi astrologici ed alle fasi lunari, retaggio di antiche credenze contadine, per cui l’esecuzione di certi gesti e di certe formule propiziatorie sono spesso appannaggio di certe categorie speciali di soggetti e devono rigorosamente rispettare certe forme e certi tempi, pena l’inefficacia.

Ci troviamo in un tempo in cui il variegato mondo degli operatori di salute, che spaziano dai farmacisti (chiamati “cirusici”, “spezziali” e “sempricisti”) ai venditori di erbe di strada (es. “cicoriari”, venditori di gramigna o “gramicciari”, ecc.), alle comari, alle mammane, ai ciarlatani, a certi monaci e medici, si trovano a interagire non di rado nell’ambito di approcci terapeutici non del tutto dissimili.

Purghe e salassi fanno spesso parte dei consigli e della pratica di varie “professioni” sanitarie e comprono vari ambiti terapeutici.

Emergono celeberrime figure storiche del tempo come

  •  un certo Paperi, inventore e venditore del balsamo del Sudario (in V. del Sudario) che si dice fosse molto utile per vari traumi ed affezioni della pelle
  • il dottor Cesanelli, farmacista, che vendeva prugne che portavano il suo nome assieme ad altre purghe famose come l’olio di ricino (considerata la migliore), la senna e la manna
  • padre Arsenigo di S. bartolomeo all’Isola, chiamato in causa per l’estrazione dei denti
  • due anziane comari proprietarie di una antica friggitoria presso V. Cavour alla Suburra.

A difesa della bizzarria di certe pratiche popolari egli contrappose quelle di certi famosi medici del XVI, XVII e XVIII secolo che consigliavano il suono di campane contro il mal di testa oppure lo sterco umano come “empiastro aureo” dalle innumerevoli proprietà terapeutiche.

Erbe AromaticheVi sono indubbiamente alcuni rimedi, prevalentemente su base vegetale, dotati di una certa razionalità intrinseca, frutto di una medicina empirica legata all’osservazione ed alla sperimentazione pratica piuttosto che alla dimensione soprannaturale, per quanto sia difficile individuare rimedi con effetti assolutamente spuri di una componente magica e di suggestione, come l’immancabile Triaca (che si preparava in farmacia), capace di sanare molti mali.

Ritroviamo olio di ricino (e di mandorle), la manna miracolosa (di S. Nicola di Bari), le foglie di sambuco (impacchi per dolori alle ossa, mentre i fiori di sambuco rientrano in un rimedio per le mastiti), il limone romanesco (utile in tanti campi, dai problemi oculari a quelli intestinali), la “canipuccia” (come antidiarroico), la scorza “de semirubba” (per i catarri intestinali), malva, ortica e parietaria (per far maturare brufoli), semi di lino (impacchi per far calmare il mal di pancia dei bambini), il mirto (la “mortella”, impacchi per il mal di gola), malva, salvia, aglio (per i geloni), malvone (altea), “semprevivo” e cremor di tartaro (per l’eresipela ed altre malattie, tanto che si consiglia di tenerli sempre a portata di mano), camomilla, gramigna (per problemi urinari ma anche per depurare il fegato, accanto a cicoria, rabarbaro e foglie di “tartero”), aglio (per gonfiori e vermi intestinali), unguenti di pimpinella o cicuta (applicazioni locali per gonfiori ghiandolari) ed altre piante tipicamente denominate secondo la vulgata romanesca dell’epoca.

Ogni rimedio o ricetta si accompagna, spesso, in modo perentorio, con l’assicurazione della sua efficacia.

MandragoraPurtroppo non sempre l’identificazione delle piante medicinali e’ semplice, non solo per via della nomenclatura ma anche per una certa maggiore attenzione dell’autore verso note di colore e di folklore piuttosto che di etnomedicina e medicina popolare, per cui lascia volutamente ignote certe piante (es. la mandragora, di cui richiama solo la forma antropomorfa della radice).

Prof. Claudio Biagi

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri. Direttore Didattico di Campus Framens, Primaria Scuola di Naturopatia

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