Dall’olio di Jatropha si estrae biocarburante

È velenosa, i suoi frutti non sono commestibili ma i suoi semi hanno un contenuto di olio che si avvicina al 140% e che promette di diventare un valido sostituto del gasolio nei motori diesel: si tratta della Jatropha curcas, una pianta tropicale che riesce a crescere in terreni semi-aridi e in presenza di scarse precipitazioni (600 mm/anno) ma con temperature superiori a 14 °C.
Da molti anni le sue peculiari caratteristiche l’avevano vista protagonista nei progetti di lotta alla desertificazione e all’erosione; ultimamente però, dopo le sperimentazioni in Tanzania e l’inserimento nelle liste del governo Indiano (lo Stato del Chhattisgarh ha appena deciso di piantare 160 milioni di esemplari e il Madhya Pradesh ha riservato 2 mila ettari alla coltivazione della Jatropha Curcas) per l’indipendenza energetica è il settore dei biocarburanti quello più coinvolto nei processi di coltivazione ed estrazione.
Il mercato dei biocarburanti continua a far registrare tassi di crescita a due cifre ed è sempre più al centro degli accordi geopolitici internazionali.
I semi ottenuti dal frutto sgusciato contengono un olio (intorno al 35% in peso) dalle caratteristiche tali da poter essere impiegato in generatori diesel (ad esempio i Lister di fattura indiana oppure gli Elsbett tedeschi) anche solamente dopo un processo di filtraggio.
L’olio è utilizzato anche come illuminazione, brucia senza fare fumo, non inquina e profuma.
Un altro utilizzo è la produzione di sapone al cherosene, dal punto di vista delle emissioni-serra, la Jatropha può essere considerata carbon-neutral: durante la combustione emette quantità irrisorie di anidride carbonica e zero anidride solforosa, peraltro tolta dall’atmosfera dalla pianta, durante il ciclo di fotosintesi clorofilliana.
I residui della macinazione dei grani possono fertilizzante per i terreni, semplicemente aggiungendo dell’acqua e se questa reazione chimica viene effettuata in un recipiente chiuso, se ne ricava naturalmente del metano che può essere utilizzato per cucinare.
La resa per ettaro coltivato è di quattro volte superiore a quella della soia e di dieci volte maggiore del mais: un ettaro di Jatropha può produrre fino a 1.900 litri di carburante.
La Jatropha contiene anche la jatrophina che sembrerebbe avere proprietà anti-tumorali.
Ma l’ultima news riguarda la compagnia di linea Air New Zealand che il 30 dicembre scorso ha effettuato un test di volo con un Boeing 747-400 con quattro motori Rolls-Royce RB211, uno solo dei quali sarà alimentato con una miscela 50/50 di cherosene e biocarburante ottenuto proprio dall’olio di jatropha.
Il carburante ottenuto rispetta a pieno gli stringenti requisiti richiesti nel settore del trasporto aereo: per quanto riguarda le reazioni alla temperatura, ad esempio, congela a -47 gradi e brucia a 38, parametri ritenuti ottimali da Boeing e le altre compagnie per tentare l’esperimento.
Mercoledì 7 gennaio l’esperimento è stato ripetuto negli Stati Uniti con una mistura di Jatropha e di alghe e di nuovo il 30 gennaio saranno i giapponesi ad usare olio di Jatropha e olio di camelina.
Air New Zealand spera di arrivare a utilizzare un milione di barili di biocarburante all’anno, circa il 10% del suo consumo, entro il 2013.

Marina Marini

Naturopata, Esperta in Discipline Orientali (medicina tradizionale cinese, i-ching, astrologia cinese, feng-shui), Cristalloterapeuta, Floriterapeuta, specializzata in Iridologia, Erboristeria, Aromaterapia e Alimentazione naturale

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