Cause ed effetti di un comportamento alimentare improprio

comportamenti alimentari

Negli ultimi anni istituzioni, media e opinione pubblica hanno dato particolare attenzione al tema della salute.
Essa è sempre più considerata – fortunatamente – come un insieme di fattori concatenati che determinano l’equilibrio psico-fisico del soggetto.
Il diritto-dovere alla salute, inoltre, è sempre più visto in chiave collettiva e non soltanto come responsabilità individuale.
In questo contesto, l’alimentazione rappresenta uno dei capisaldi del discorso intorno al benessere della persona.
L’alimentazione è una parte essenziale della nostra vita.
Mangiare non rappresenta soltanto uno step necessario alla sopravvivenza, ma è anche un forte momento di socialità e di comunicazione, di espressione e cura di sé.
Tanto è stato detto e tanto è stato scritto sull’importanza di un’alimentazione equilibrata e sul consumo consapevole, ma quanto fatto finora non sembra sufficiente per la diffusione di una cultura alimentare critica, basata su scelte informate.
Le ragioni delle cattive abitudini alimentari sono varie e non è possibile in questa sede analizzarne tutte le cause.
Preferiamo, dunque, soffermarci soltanto su tre fenomeni che a nostro avviso riassumono tutte le principali cause e i più diffusi effetti di un comportamento alimentare scorretto.
Tratteremo l’obesità, l’abuso di zuccheri e l’abuso di alcol.

Questi tre comportamenti alimentari hanno dei punti in comune:

  • Fattori di ordine economico: “junk food” e alcol sono facilmente reperibili e a buon mercato.
    Ciò favorisce un consumo smodato di cibo-spazzatura o di qualità scadente tra larghissime fasce di popolazione.
  • Fattori di ordine sociale: il consumo di determinati alimenti e alcolici, soprattutto tra i giovani, segue le mode del momento e rappresenta un modo per integrarsi al gruppo e per manifestarne l’appartenenza.
  • Fattori di ordine commerciale: l’industria alimentare detta le regole del consumo e ne determina i “must”, le priorità e le vendite.

Ciò detto, sarebbe assurdo negare la responsabilità dei singoli nelle scelte e nelle azioni quotidiane, ma sarebbe altrettanto errato basare ogni intervento di tipo preventivo sulla sola responsabilità personale.
Dal momento che la determinazione delle abitudini alimentari è multifattoriale, bisogna prevedere interventi che tengano conto di tutti i fattori intervenienti.
Famiglia, scuola, società civile sono alcuni degli attori che possono contribuitre alla diffusione di una cultura della prevenzione, del ben-essere di base olistica e che, soprattutto, cerchi di andare al di là dei dettami delle mode e del commercio.

L’obesità
È oramai largamente noto che i disordini alimentari, come ad esempio anoressia, bulimia, overeating causano gravi scompensi fisiologici e psichici che possono portare anche alla morte.
L’obesità è la quinta causa di morte al mondo.
Secondo i dati del WHO (Obesity and overweight, Fact sheet N°311, May 2012) l’obesità mondiale è raddoppiata dal 1980 e il 65% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui ci sono più persone che muoiono a causa di sovrappeso e obesità che di sottonutrizione.
Altro dato da sottolineare: nel 2010 più di 40 milioni di bambini sotto i cinque anni era in sovrappeso.
Sovrappeso e obesità causano disturbi cardiovascolari, diabete, problemi all’apparato scheletrico e muscolare e alcuni tipi di cancro.
L’obesità è inoltre causa di gravi problemi di ordine psicologico, soprattutto nei giovani e giovanissimi.
L’essere rifiutati dal gruppo di pari e il non accettare se stessi, il senso di disagio e di inadeguatezza, la perdita di fiducia in sé e nelle proprie capacità sono solo alcuni esempi delle situazioni che le persone sovrappeso e obese vivono quotidianamente.
Le principali cause di obesità sono legate ad abitudini alimentari errate e ad uno stile di vita sedentario.
Essa ne è una delle più pericolose e significative conseguenze vista la diffusione del fenomeno e la velocità di crescita.
Una vera e propria epidemia che si espande a macchia d’olio e che provoca gravi danni a livello planetario.

Abuso di zuccheri
I glucidi, o carboidrati, meglio conosciuti sotto il generico nome di “zuccheri” sono presenti in tutti gli alimenti che mangiamo e ne costituiscono spesso la più alta percentuale.
Pasta, pane e farine in generale, per fare un esempio, sono il fulcro dell’alimentazione italiana dal quale non si prescinde nella composizione di un pasto.
Premettendo che il consumo di carboidrati è necessario, esso deve essere bilanciato rispetto agli altri costituenti del pasto.
Infatti, in generale, si consiglia di assumere carboidrati come la quota più significativa dell’apporto energetico, ma di combinarli a proteine e grassi.
In questa sede ci interessa particolarmente indagare l’uso e l’abuso del saccarosio, ovvero il comune zucchero da tavola.
Già presente naturalmente in moltissimi alimenti esso viene di norma aggiunto ai prodotti confezionati per aumentarne la sapidità o come conservante.
L’abuso di zuccheri semplici può provocare gravi squilibri metabolici come diabete, ipo e iperglicemia, emicranie, malattie del cavo orale, problemi al fegato, al pancreas, allo stomaco e all’intestino.
Uno dei “classici” sull’abuso di zucchero bianco è “Sugar blues” di W. Dufty (prima edizione inglese del 1975).
In questo libro autobiografico, l’autore tratta la dipendenza dallo zucchero e i mali che essa comporta.
Lo zucchero è paragonato a tutte le altre droghe e come esse, provoca dipendenza e assuefazione.
Interessante, inoltre, l’analisi sulla diffusione dello zucchero nell’alimentazione occidentale e delle lobbies di produttori e aziende che incitano al consumo. L’industria alimentare gioca un ruolo principe nel campo della diffusione dello zucchero.
Esempio classico sono gli snack e le bevande gassate.
Questi prodotti non soltanto sono inutili per il benessere della persona, ma sono soprattutto nocivi alla salute. Il loro valore nutritivo è scarso, l’apporto calorico eccessivo e l’apporto vitaminico inestistente.
A questo va aggiunto il più delle volte una pubblicità che non cita la reale composizione del prodotto e che, al contrario, mette in evidenza – ovviamente – unicamente gli aspetti positivi (o presunti tali) dello snack o della bibita in questione.

Abuso di alcol
L’alcol è la terza priorità a livello mondiale in materia di salute e la terza causa di morte in Europa, dopo tabacco e ipertensione (WHO, 2009).
Secondo i dati del WHO del 2009, l’Unione Europea è la regione col più alto tasso di consumo di alcolici al mondo.
Con una media di 12,5 litri di alcol all’anno (campione adulto, dai 15 anni in su), gli europei consumano quasi più del doppio rispetto alla media del resto del mondo.

Adult per capita consumption in different European regions, 2009
Region Adult per capitaconsumption in litres
of pure alcohola
Unrecorded per capitaconsumption in litres of
pure alcohol
Hazardousdrinking
score
Central-eastern and eastern Europe14.5 (1.7)2.5 (0.8)2.9 (0.3)
Central-western and western Europe12.4 (0.8)1.0 (0.5)1.5 (0.9)
Nordic countries10.4 (1.9)1.9 (0.3)2.8 (0.4)
Southern Europe11.2 (1.7)2.0 (0.5)1.1 (0.3)
EU12.4 (1.3)1.6 (0.6)1.9 (0.7)

Source: WHO, 2012.

Esso è causa di più di 60 disturbi psichici e fisici di notevole importanza, come ad esempio disordini cardiovascolari, danni al sistema immunitario, all’apparato scheletrico e muscolare, al sistema riproduttivo, al sistema nervoso, al fegato e al pancreas.
L’abuso di alcol in gravidanza può provocare danni al feto fino a causarne la morte.
L’alcol, come ogni altra droga, provoca dipendenza e proprio come l’abuso di stupefacenti causa una lunga serie di problemi non soltanto per la salute, ma anche e soprattutto di ordine sociale.
L’abuso di alcol interessa maggiormente quella fascia di popolazione che vive in situazioni di disagio economico e sociale.
Esso è anche legato alle abitudini del gruppo sociale di riferimento: secondo Rosenquist, Murabito e Fowler (2010) queste hanno un effetto significativo sul cambiamento di abitudini del singolo che possono variare dal non bere affatto (se la maggior parte del gruppo non lo fa) al bere in maniera eccessiva (qualora fosse questa la tendenza della maggioranza del gruppo).
L’abuso di alcol in Europa sta causando un aumento considerevole dei costi della sanità pubblica.
In più, esso causa grosse ricadute di carattere economico e sociale sulla vita di individui, famiglie, società. Molte conseguenze dell’abuso dialcol ricadono su persone diverse dall’alcolista: “ nel 2004 sono state oltre 5500 le morti di uomini di tutte le età, e oltre 2000 quelle per le donne, attribuibili alle abitudini di consumo altrui: si tratta del 3,3% di tutti i decessi di persone tra i 15 e i 64 anni, avvenute principalmente a causa di incidenti stradali, ma anche per violenza” (in Laura Berardi, “OMS. Basta pubblicità alcolici. In Europa si beve troppo. Un piano per stroncare i consumi. www.quotidianosanita.it)

Conclusioni
Far fronte ai succitati problemi e, più in generale, a quanto sia causa di comportamenti alimentari errati non è impossibile ed è anzi necessario.
Diversi sono i programmi messi in atto dalle varie agenzie preposte (OMS, servizi sanitari dei singoli Stati…), ma la soluzione sembra lontana dall’essere raggiunta.
Spesso si tende ad individuare un signolo fattore come causa scatenante di fenomeni che, invece, hanno origini complesse; di conseguenza, si tende ad intervenire su quel singolo fattore e non si gurda la situazione in maniera più generale.
I comportamenti alimentari, tutti, sono determinati soprattutto da fattori sociali, culturali e economici.
Se i programmi di supporto o prevenzione non intervengono su tutte le cause, non avranno mai un successo completo.
Si tende inoltre a considerare i problemi legati ad una cattiva alimentazione come “personali” e non come “della collettività”.
Tutte le responsabilità legate al comportamento alimentare improprio, le cause psicologiche, fisiche e sociali, così come la responsabilità di trovare un rimedio, ricadono sul singolo.
Si ha generalmente la tendenza a sottovalutare l’influenza (in positivo o negativo) che la società esercita sui soggetti, senza rendersi conto che spesso i comportamenti alimentari sbagliati sono da essa determinati.
A nostro avviso, bisogna dare maggiore importanza alla prevenzione e all’informazione, soprattutto indirizzandola ai giovani e giovanissimi, nei contesti educativi formali come di quelli informali.
Tutti dovrebbero essere informati sui rischi legati ad una condotta alimentare impropria, ma soprattutto ai benefici che derivano da una corretta alimentazione.

Bibliografia
– WHO, Obesity and overweight, Fact sheet N°311, May 2012
Sugar blues di W. Dufty (prima edizione inglese del 1975)
– Per la tabella: WHO, 2012.
– Laura Berardi, OMS. Basta pubblicità alcolici. In Europa si beve troppo. Un piano per stroncare i consumi, www.quotidianosanita.it)

Fabiola Sica
Mediatrice culturale, Editor e Trainer nell’ambito di progetti socio-culturali e di volontariato internazionale in Italia e all’estero, Esperta in Alimentazione Naturale ed Intolleranze Alimentari
fabiolasica@hotmail.com

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