Filosofia del Benesere: uno stile di vita

Benessere vuol dire salute – fisica, psichica e mentale – e può sembrare strano come la salute possa avere a che fare con la filosofia. Abbiamo già detto altrove che per Epicuro la filosofia ha soprattutto una funzione terapeutica. Egli diceva infatti che la parola del filosofo è vana se non allevia le sofferenze dell’uomo. Ma cosa significa filosofia? Da filos e sofia, significa “amante della saggezza”, e con la saggezza si raggiunge appunto il benessere, una vita serena, tranquilla, libera da pensieri e sentimenti molesti.

Il fine dell’uomo è dunque quello di conseguire e condurre una “vita filosofica”, perché il filosofo è saggio e chi è saggio è felice e, come diceva Orazio, non si scompone minimamente neanche se cascasse il mondo. Seneca, un altro filosofo che pure ha parlato del benessere e della felicità, dice che l’animo dell’uomo deve tendere alla verità, a conoscere ciò che bisogna fuggire e ciò che bisogna cercare, a dominare i suoi pensieri e le sue azioni, deve essere imperturbabile, invincibile sia di fronte alle asprezze che alle lusinghe della vita, pieno di bellezza e di grazia.

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C’è una medicina di origine indiana, l’Ayurveda, tramandata dagli antichi rishi, uomini saggi vissuti migliaia di anni fa. Oggi sono molti coloro che vi fanno ricorso perché in essa c’è un elemento spirituale che manca nella scienza medica occidentale. Ebbene, l’Ayurveda (da ayus, “durata della vita”, e veda, “conoscenza rivelata”) migliora la salute e allunga la vita. E’ una medicina olistica, che guarda l’uomo nella sua totalità, sotto tutti i punti di vista (veda, infatti, significa “punto di vista”), e lo cura con prodotti naturali, come minerali, metalli purificati, infusi e soprattutto erbe, a cui si possono affiancare degli esercizi particolari, come tecniche di respirazione profonda e  posizioni yoga (asana).

L’Ayurveda muove dal principio che il corpo fisico è costituito da tre energie vitali (dosha) in proporzioni diverse, il cui equilibrio determina lo stato di benessere. Tali energie sono chiamate vata, pitta e kapha, e ciascuna di esse possiede particolari qualità (come caldo e freddo, leggerezza e pesantezza, sottigliezza e grossolanità). Vata, che risiede principalmente nel colon ed è composta da spazio e aria, è il principio del movimento che presiede in particolare alla respirazione e alla circolazione sanguigna; pitta, che risiede principalmente nell’intestino tenue ed è composta da fuoco e acqua, presiede alla trasformazione, sia sul piano fisico (digestione) che su quello mentale (elaborazione delle emozioni); kapha, composta da acqua e terra, presiede alla coesione, al mantenimento della unità, provvedendo alla lubrificazione del corpo e quindi alla sua uniformità e solidità.

La salute è quanto di più prezioso l’uomo possa possedere, senza di essa la qualità della vita peggiora. La salute facilita il raggiungimento delle nostre aspirazioni, ci consente di vivere autonomamente e al tempo stesso in armonia con gli altri. Essa è anche un fatto sociale, un diritto ma al tempo stesso un dovere che abbiamo di fronte agli altri, alla società: dobbiamo cercare di stare bene non solo per noi ma anche per coloro che ci stanno vicino o con cui abbiamo rapporti. Da parte sua lo Stato deve dare il suo contributo affinché il cittadino possa essere aiutato nella conquista del proprio benessere, e deve farlo con una sana amministrazione delle risorse economiche, sociali e sanitarie, che gli provengono anche dai contributi dei cittadini.

Oggi l’uomo ha una vita più lunga di quella che aveva in passato, grazie ai progressi della medicina. Sono state debellate o rese meno gravi malattie che una volta portavano alla morte, come la meningite, la tubercolosi, il vaiolo, la poliomielite. I problemi di salute di oggi derivano generalmente dal nostro modo di vivere. Le malattie moderne sono quelle che colpiscono il cuore e il sistema circolatorio, ma provengono in gran parte dall’inquinamento ambientale, da abitudini dannose, come il fumo, la mancanza di attività fisica, l’abuso di bevande alcoliche, l’alimentazione eccessiva o incontrollata e lo stress: malattie che dipendono dal nostro tenore di vita. Fare più attenzione a come si vive è il modo più sicuro per stare in buona salute. E anche questo è un dovere: uno Stato funziona meglio e gode di un benessere generale se ogni cittadino rispetta tale dovere. La salute è strettamente legata ai rapporti sociali, alla vita quotidiana, all’ambiente.

I farmaci risolvono problemi singoli e momentanei, non bastano a dare equilibrio e armonia alla vita di un Paese, bisogna operare delle scelte, personali, che concorrano a quello scopo. I soli farmaci non possono garantire una buona salute, perciò devono accompagnarsi a una corretta regola di vita. Per esempio, a cosa  servono se si usano per ridurre i grassi nel sangue ma si continua a mantenere un’alimentazione eccessiva o si conduce una vita sedentaria? Un eccesso di colesterolo va affrontato prima di tutto con un’alimentazione povera di grassi animali e ricca di frutta e verdura. La memoria e la vecchiaia non si combattono con i farmaci.

In conclusione, stare più attenti a come gestiamo la nostra vita è il modo più sicuro per vivere in buona salute.

 

Ecco alcuni consigli di Seneca per una vita sana e felice:

“Concedete al corpo solo quanto occorre perché goda di buona salute. Per il resto va trattato con durezza perché sia pronto ad ubbidire all’animo”.

“Gli eccessi vanno evitati, buona è la via di mezzo, perché gli eccessi non colgono mai il vero e abituano l’uomo a vedere le cose sotto falsa luce. La natura è la guida più sicura: essa ha voluto il giorno e la notte, ha voluto il lavoro ed il riposo per insegnarci ad alternare le due cose e a non eccedere né in un senso né in un altro”.

“Il corpo riceve ornamento dalla bellezza dell’anima”.

“La vera gioia consiste nel totale superamento dei propri vizi e nella conquista della virtù”.

 

Mario Scaffidi Abbate

Mario Scaffidi Abbate

Mario Scaffidi Abbate è nato a Brescia il 18 gennaio 1926, dopo un parto irregolare e quanto mai drammatico: il corpo, infatti, si era presentato all’incontrario e alla fine non dava più segni di vita, né sarebbe sopravvissuto se la governante, che assisteva la levatrice, dopo averlo avvolto in una coperta e strofinato energicamente, non gli avesse infuso nei polmoni il suo stesso respiro.

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