Naturopatia

Ritmi armonici della natura

Ritmi armonici della natura

Esordiamo con la tesi che l’uomo è organizzato armonicalmente a livello spaziale e temporale.
La componente spaziale è la sua configurazione fisica di cui già nell’antichità (in Grecia, India, ecc.) si affermava che fosse articolata in proporzioni armonicali.
Ci riferiamo in primo luogo al teorico romano dell’architettura Vitruvio Pollione; nella sua opera, che mirava a trasmettere tradizioni greche ai romani suoi contemporanei, si è anche occupato della forma del corpo umano.
Certo, quelle indicazioni appartengono al campo della teoria dell’arte e non possono essere prese come dimostrazioni scientifiche.
Oggi però sappiamo, in base a recenti indagini antropometriche, che il corpo umano è effettivamente formato secondo numerose leggi proporzionali che qui non possono essere trattate e perle quali rimandiamo ad altri testi.
Lo studio della componente temporale lo dobbiamo ad una branca ancora giovane della medicina, la ritmologia o cronobiologia, che si occupa dei ritmi esistenti nell’organismo umano, dei decorsi fisiologici.
Si è potuto stabilire che tale ritmica segue certe norme e che le deviazioni da esse permettono di effettuare diagnosi mediche.
Un’esponente di punta del campo della cronobiologia è Gunther Hildebrandt di Marburg, RFT, alle cui ricerche ci riferiamo principalmente perché egli ha riconosciuto l’ordinamento armonicale detta ritmica fisiologica e scoperto varie leggi proporzionali.
Già nella sua tesi per la libera docenza… ha affermato: “L’organismo non è solo costruito secondo principi armonicali ma funziona anche secondo essi”.
E nel 1971, durante una conferenza, ha citato l’opinione di Novalis secondo la quale la malattia sarebbe un problema musicale; infine, dopo aver spiegato numerosi dettagli sui ritmi del corpo umano, ha posto la domanda retorica (rispondendo affermativamente): “Le malattie croniche… sono forse la conseguenza di un profondo disturbo dell’organismo temporale dell’uomo?.. Malattia e guarigione sono forse davvero un problema musicale? È evidente l’enorme importanza medica di questa problematica”.
Parlando dei fattori che permettono ai suoni di agire efficacemente sulla psiche umana, ci traviamo coinvolti in una rete complessa di relazioni, significati e domande nella quale il rischio di perdersi è mono alto.
Ad esempio: nel nostro concetto di psiche che posto hanno il corpo ed i movimenti che la musica può suscitare in esso?
E di quale psiche stiamo parlando: di una psiche condizionata dal tempo e dalla cultura, o di una relativamente pura e incondizionata?
La nostra idea di “agire efficacemente”, poi, quale intenzione sottintende (mampolativa, terapeutica, ecc.)?
Ed infine, chi sono i produttori del suono e a quali riceventi si rivolgono.
Queste domande, e molte altre ancora, possono però condurre ad una visione più ampia e relativamente più semplice.
Anzitutto occorre ribadire che il suono è costituito da vibrazioni.
Il mondo stesso e l’uomo sono costituiti da materia che si presenta a diversi gradi di densità di vibrazioni.
Ad una  materia densa e compatta corrispondono frequenze più basse; più sottile diventa la materia, più alte diventano le frequenze.
Se consideriamo l’essere umano possiamo osservare che già a livello fisico sono presenti diversi gradi di materialità: ossa, muscoli, articolazioni, organi, liquidi, ecc.
Addentrandoci nella sfera delle emozioni o dei pensieri veniamo a contatto con aspetti di materialità differenti, molto più rarefatti.
Tutti questi livelli sono collegati tra loro, si influenzano reciprocamente e sono più sensibili a certe frequenze piuttosto che altre.
Se consideriamo il suono nel suo svolgersi nel tempo, entriamo nello sconfinato campo del ritmo.
A questo proposito possiamo semplicemente fare ferimento al ritmi presenti nell’essere umano: il  battito cardiaco, la respirazione, la circolazione del liquido rachidiano, le curve di attività dei vari organi nelle diverse ore del giorno, ecc.
Ci sono ritmi specifici che possono agire sui cicli di queste funzioni e che possono calmarle, eccitarle o armonizzarle.
Un altro aspetto importantissimo del suono in relazione alle sue possibilità di azione sull’essere umano è il timbro, cioè, semplificando, la qualità che dipende dalla sua fonte di produzione: per esempio, gli stessi suoni prodotti da un trombone o da un’arpa celtica, provocano in noi reazioni differenti.
Qui però entriamo in un campo altrettanto importante che è quello della cultura.
Finora abbiamo parlato di suoni relativamente isolati e rivolti a dei teorici esseri umani relativamente incontaminati.
In realtà a partire da questo livello per così dire “primitivo” si sono sviluppati modi di costruire ed utilizzare gli strumenti musicali, forme, melodie, ritmi ed intervalli, estremamente differenziati e a volte persino contraddittori tra culture diverse, o persino nella stessa cultura in epoche differenti.
Per chi deve lavorare nel campo della comunicazione utilizzando i suoni è fondamentale tener presenti questi due livelli: quello “primitivo” e incondizionato, e quello culturalmente condizionato, così da poter parlare, secondo i casi, all’uno o all’altro o, forse, ad entrambi.

Dott.ssa Giusy Negro
Dottore in filosofia, docente di musica, musicoterapeuta e psicopedagogista clinica, docente del Campus Laboratori Borri
negro.giusy@libero.it

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Giusy Negro

Laureata in Filosofia, Diplomata in Pianoforte presso il Conservatorio di Lecce, Master in Operatore Psicopedagogico, Master in Musicoterapia, Master in "Comunicazione e relazione didattico educativa con l'adolescente", Master in "Innovazione Didattico Educativa dell'insegnamento disciplinare: Filosofia, Storia", Master in "Perito Psicopedagogico", Master in "Criminologia, Autrice di Pubblicazioni e libri, Docente specialista di lingua Inglese e di Educazione Musicale. Docente della Scuola di Naturopatia Borri ora Campus FRAMENS