Vasculopatie e insufficienza circolatoria periferica in MNC (parte 2)

Fitoterapia

La fitoterapia della IVC, sempre piu` scientificamente approfondita e riconosciuta, consente, a costi ragionevoli sia per il paziente che per la collettivita` (e di norma minori rispetto ai farmaci di sintesi), con un buon profilo di sicurezza (anche nell’assunzione prolungata), di contrastare l’avanzata della patologia circolatoria e di prevenirne le complicazioni.

La fitoterapia del sistema circolatorio comprende diversi importanti gruppi di piante, spesso scolasticamente ripartite per tropismo (es.  verso il cuore o verso il cervello) o per tipologia di effetto (es.  antiipertensive, ipocolesterolemizzanti, ecc.), ma indubbiamente accumunate da aspetti comuni, a partire dalla lettura della composizione dei loro fitocomplessi; tra l’altro appare evidente come miglioramenti emodinamici riguardanti, ad esempio, le proprieta` reologiche del sangue e/o il migliorato controllo sui suoi valori pressori e sulla attivita` cardiaca, non possono non avere benefiche ricadute anche sul circolo periferico.

Tra l’altro la presenza di un edema periferico può essere collegata a stati di scompenso cardiaco che vanno assolutamente approfonditi ed esclusi prima di intraprendere troppo facilmente un trattamento della IVC.

La fitoterapia della IVC si basa soprattutto su piante che contengono molecole polifenoliche (come tannini, flavonoidi, isoflavonoidi, antocianine, procianidine ed oligomeri proantocianidolici o OPC) triterpeni, saponine e cumarine; si possono usare singole molecole (es.  diosmina, rutina, esperidina), frazioni (es.  citroflavonoidi), fitocomplessi presenti in estratti secchi o fluidi.  Molecole e frazioni trovano spazio in note specialita` medicinali.

Sono presenti, fra le autorevoli Monografie ESCOP emanate in ambito europeo, ben 6 rimedi fitoterapici con tropismo circolatorio:

  • ginkgo (foglie)
  • amamelide (acqua, corteccia e foglia)
  • ippocastano (seme)
  • meliloto (parte erbacea)
  • mirtillo (frutto)
  • rusco (rizoma).

E` spesso possibile, con i fitocomplessi esercitare benefici effetti multipli:

  1. vasoprotettore
  2. miglioratore del tono venoso
  3. riduttore della permeabilita`
  4. riduttore dell’edema
  5. linfocinetico (drenaggio linfatico)
  6. antiaggregante piastrinico (attenzione a possibili interferenze con terapie anticoagulanti ed antitrombotiche in atto) antiinfiammatorio
  7. antiossidante.

Gli effetti 1,2 e 3 sono una diretta conseguenza di un migliorato trofismo della parete vasale (azione flebotrofica e flebotonica) di tipo vitamina-P simile.

Ovviamente i soli fitoterapici, senza un intervento più complessivo sullo stile di vita, sono in grado di fornire soltanto un aiuto molto limitato al problema.

Non va dimenticato, ad esempio, il ruolo dell’esercizio fisico razionale e della alimentazione nella prevenzione di queste situazioni morbose; cibi come il grano saraceno (Fagopyrum esculentum), contenenti cospicue quantita`di flavonoidi, omega 3 (pesce azzurro, olio di lino), frutta secca, olio di oliva extravergine, spremute di arancia rossa, aglio, frutti di bosco, sono senz’altro da incoraggiare.

Più orientati al microcircolo sono gli e.s. di mirtillo, gingko biloba e vitis vinifera.

Gli e.s. dalla buccia d’uva e dai vinaccioli di vitis vinifera, particolarmente ricchi in polifenoli (flavonoidi, tannini, OPC) e contenenti anche resveratrolo, proteggendo il collagene vasale e l’endotelio capillare, esercitano soprattutto effetti 1, 2, 3, 8; viene esercitata una buona azione su tutte le fasi iniziali della IVC, si contrasta il processo di sclerotizzazione e vengono anche inibiti enzimi litici che favoriscono i processi degenerativi a carico delle pareti vasali; si tratta di effetti ben documentati anche sul piano clinico.

Altri estratti utili soprattutto nelle fasi iniziali sono quelli di

  • amamelide o hamamelis virginiana (foglie)
  • cipresso o cupressus sempervirens (bacche)

Molto importante anche nelle fasi più avanzate e croniche l’impiego di rimedi come la frazione triterpenica della Centella asiatica o FTC (preferita agli estratti secchi e brevettata come specialità farmaceutica), che, oltre ad agire sulle condizioni prevaricose, possiede una specifica azione modulatrice a livello dei fibroblasti che migliora le condizioni del collagene tessutale e favorisce eventuali processi riparativi sulle ulcere.

Nel complesso migliora il trofismo, il tono e l’elasticita` delle pareti venose, contrastando i processi degenerativi e gli edemi.

Il fitocomplesso di centella presente in e.s. o in e. f. o T.M. (contenente anche flavonoidi, tannini, olio essenziale) esercita anche effetti sedativi per cui vi è una possibile interferenza con farmaci agenti sul sistema nervoso, ma anche, per motivi non del tutto compresi, con terapie mirate al controllo dei livelli di colesterolo o della glicemia.

I preparati di centella, anche per via locale, sono particolarmente indicati quando è presente anche insufficienza linfatica, per cui le azioni su edema e infiammazione diventano fondamentali.

Uno studio clinico vs placebo ha evidenziato, effettuando misurazioni strumentali, una specifica utilita` della FTC (120 mg/die) nella microangiopatia del diabetico.

Un altro studio ha evidenziato notevoli benefici sulle placche carotidee e sull’endotelio da parte della FTC, mostrando una interessante azione antisclerotica.

Sul linfedema, nel quale vi è un sovraccarico di linfa a carico della rete linfatica (che non riesce in modo efficiente a drenare l’eccesso di liquido), può essere legato a svariate cause (molto spesso colpisce soggetti che affrontano terapie antitumorali), hanno dato buoni risultati anche preparati a base di certi bioflavonoidi (troxerutina) e cumarine.

L’ippocastano (droga i semi), ricco di saponosidi triterpenici (escina), ma anche di polifenoli e glicosidi cumarinici (esculoside), ed anche il pungitopo (ruscus aculeatus), ricco in saponine steroidee, ha una marcata azione 7, ma comprende anche effetti 1-2-3-4-5; l’azione 2 è dovuta anche alla stimolazione alfa-adrenergica della parete venosa da parte dell’escina, registrata in modelli sperimentali; l’effetto è potenziato da flavonoidi, tannini e cumarine (queste ultime avrebbero una certa azione inibente su ciclo- e lipo-ossigenasi); vengono anche inibiti enzimi litici ed esercitato un certo stimolo della surrenale.

Da approfondire ulteriori azioni segnalate a livello sperimentale come quella gastroprotettiva (escina), spasmolitica, coronodilatatrice, antiossidante (proantocianidina A2) ed anticellulite.

Vi sono buoni riscontri clinici per e.s.  standardizzati in escina a dosi di 600 mg/die (cicli terapeutici di circa 3 settimane); rari effetti collaterali a livello gastrointestinale ed una segnalazione di epatopatia; da evitare comunque nelle gestanti, nelle puerpere, nei bambini, nelle malattie flogistiche dell’apparato gastrointestinale e nei sofferenti a livello epato-renale.

L’ippocastano (Aesculus hippocastanum), anche come gemmoderivato, possiede una interessante azione decongestionante sul plesso venoso pelvico, utile anche in altre condizioni come le emorroidi.

Il pungitopo o rusco (ruscus aculeatus), di cui si impiegano le parti sotterranee (rizoma e radici) possederebbe una azione 7 ed astringente anche superiore ad ippocastano ed amamelide, cui aggiunge anche una certa moderata azione diuretica.

I saponosidi steroidici esercitano, secondo studi di laboratorio, un’azione alpha-stimolante adrenergica sullo strato di muscolatura liscia della parete venosa, oltre che antiinfiammatoria-antiedemigena.

Possiede una spiccata azione sul plesso emorroidario, sia localmente che per via sistemica; sembra anche migliorare la circolazione retinica e la sindrome premestruale, oltre che nella insufficienza veno-linfatica.

Solo a dosi elevate il rusco può dare, raramente, nausea e diarrea.

Nel caso di flebiti e tromboflebiti superficiali l’azione 7 può essere rafforzata dalla associazione con harpagophytum procumbens o artiglio del diavolo (radici), ananas (contenente enzimi, particolarmente utile su edemi, specialmente se traumatici), Erigeron canadensis e betulla.

Nei casi di flebite e tromboflebite serve anche un certo effetto 6 da sfruttare mediante rimedi come e.s. di Salix alba, Spiraea ulmaria, Allium sativum.

Anche il melilotus officinalis (contenente cumarine) possiede un certo effetto 6, accanto ad azioni di tipo 4 e 5; tuttavia la sicurezza degli estratti della pianta non è stata ancora del tutto chiarita (che sembra controindicata negli epatopatici).

Meristemoterapia (Gemmoterapia)

Oggi sono presenti sul mercato anche i macerati madre concentrati (FEE) che consentono una riduzione posologica consistente (1/10) e più pratica rispetto agli ordinari livelli posologici di circa 40 gtt due volte al giorno (comunque intorno ad 1 gtt/kg di peso corporeo al giorno).

Particolarmente interessante, specialmente nella prevenzione e nelle fasi di miglioramento, di alcuni gemmoderivati come

  • Aesculus ippocastanum
  • Sorbus domestica
  • Castanea vesca.

Invece nelle forme più avanzate e con rischio di flebite

  • Citrus limonum
  • Alnus glutinosa
  • Alnus incana.

Le rutacee sono spesso importanti nel fornire sostanze utili alla circolazione (es. diosmina, bioflavonoide dalla scorza del citrus aurantium oppure il complesso di bioflavonoidi presenti nell’arancia rossa) tuttavia il caso del gemmoderivato di limone (Citrus limonum) è particolare, per la sua specificita` nel fluidificare il sangue, con azioni anticoagulanti e moderatrici dei livelli di fibrinogeno.

L’azione del limone, di cui si impiegano sia le gemme (con maggiore organotropismo verso l’apparato digerente e verso il metabolismo) che, soprattutto, la scorza dei giovani rami freschi (più attivi sulla circolazione), di tipo antitrombotico (modera i tassi di fibrinogeno) può essere eventualmente potenziata dalla contemporanea somministrazione sinergica di gemmoderivati di Cornus sanguinea e Prunus amigdalus (mandorlo).

Sperimentalmente il macerato glicerico di limone inoltre

  • modera le transaminasi epatiche
  • modera le beta-lipoproteine
  • modera le alfa1 e le beta-globuline.

Pare di una certa utilita`, inoltre, nel contrasto di certi disturbi neurologici ed epatici (soprattutto dell’anziano) caratterizzati da specifiche discrasie del quadro ematico, nei dismetabolismi e nel favorire la funzione emuntoriale dei reni.

Prunus amigdalus e Olea europea (olivo) sono, si rammenta, i gemmoterapici di base nella normalizzazione del quadro lipidico ematico, spesso importante nei pazienti con problematiche circolatorie degli arti inferiori; pare esistere, tra l’altro, una discreta sinergia anche tra citrus limonum ed olea europea.

Alnus glutinosa (ontano nero) presenta un’azione antiinfiammatoria cortison-like (ed antiallergica) con prevalente organotropismo a carico della rete vasale e delle mucose; anche il circolo encefalico e cardiaco ne vengono beneficiati (es.  nel caso di certe cefalee).

Inoltre sperimentalmente alnus glutinosa

  • stimola il SRE e la crescita di varie linee cellulari a livello midollare
  • esercita azione antitrombotica
  • migliora il profilo lipidico ematico
  • modera le beta e le gamma-globuline.

L’azione antiinfiammatoria (eventualmente potenziata dalla associazione con Ribes nigrum), oltre che nella flebite (e nelle flogosi essudative degli arti inferiori), può avere un valore indiretto anche nei soggetti con significativa congestione pelvica a causa di processi flogistici in atto (es.  coliti, cistopatie ricorrenti) le quali, per ragioni emodinamiche, possono aggravare lo stato congestizio del circolo periferico inferiore.

Nelle coliti conseguenti a intolleranze alimentari, spesso caratterizzate da attacchi di cefalea, l’associazione con Rosa canina è da suggerire.

Alnus glutinosa sarebbe da evitare durante l’allattamento perchè sembra contrastare la montata lattea.

Alnus incana (ontano bianco) mostra, invece, un organotropismo prevalente a carico dell’apparato riproduttivo femminile e a carico dell’apparato osteoarticolare, quindi può risultare utile in molte pazienti anziane.

Sul piano sperimentale alnus incana

  • modula il processo di coagulazione
  • stimola la crescita di certe linee cellulari midollari
  • modera le gamma-globuline.

Inoltre modera i processi infiammatori cronici di vari tessuti, organi o apparati, contrastando i processi lesivi e di sclerosi d’organo.

Sugli stati flogistici flebitici e trombotici anche gravi la posologia può essere da 4 a 10 volte la dose usuale (di circa 40 gtt due volte al giorno).

Nel caso di sovrainfezioni a carico delle lesioni eczematose può risultare utile l’impiego di Juglans regia.

La gemmoderapia, si ricorda, può anche accompagnare il trattamento omeopatico individuale attraverso rimedi adatti alle differenti costituzioni e diatesi (secondo Max Tetau):

Costituzioni

  1. Carbonica: Ribes nigrum -> Alnus glutinosa
  2. Fosforico: Abies pectinata -> Quercus peduncolata
  3. Fluorico: Ficus carica -> Fagus sylvatica

Diatesi

  1. psora: Juniperus communis, Betula pub. gemme
  2. sicosi: Vitis vinifera, Pinus montana
  3. tubercolinismo: Rosa canina, Viburnum lantana
  4. luesinismo: Populus nigra, Cornus sanguinea

Omeopatia

Può accompagnarsi a fitoterapici e gemmoderivati con rimedi che possono intervenire su aspetti specifici della patologia, migliorando la personalizzazione della terapia, ma soprattutto affrontando la condizione di sofferenza individuale stabilendo la corretta terapia di fondo.

Per una corretta ed efficace strategia omeopatica, è utile ricordarlo, è sempre il quadro generale della persona ad avere la precedenza nella valutazione della condizione morbosa.

L’omeopatia ha, in ogni caso, una buona e rapida efficacia sintomatica sulla IVC, sul dolore e sui crampi.

I rimedi più usati (tutti solitamente in basse diluizioni, da 2 a 4 volte al giorno) sono

  • hamamelis nelle gambe pesanti, varici, tendenza alla ecchimosi
  • belladonna nel contrasto alla infiammazione, con dolore, rossore, calore, tumefazione
  • apis mellifica, per il contrasto all’edema
  • zincum metallicum (e/o cuprum metallicum), crampi alle gambe, gambe senza riposo, peggioramento a causa di bevande alcoliche.

Da non trascurare, in qualche caso, anche pulsatilla.

Se la flebite è conclamata si consigliano

  • vipera redi, dolore alla palpazione, edema, migliora col sollevamento delle gambe
  • lachesis mutus, vene iperestesiche, violacee, peggiora col calore.

Per contrastare le ulcere venose (sempre in basse diluizioni)

  • arnica montana
  • arsenicum album
  • carbo vegetabilis
  • fluoricum acidum
  • hepar sulphur
  • kalium bichromicum
  • secale cornutum
  • tarentula cubensis

Hamamelis e i rimedi ricavati dal veleno di serpenti sono tra quelli più interessanti e meritevoli di approfondimento.

Hamamelis

Hamamelis possiede un tropismo elettivo verso

  • vene congestionate, ectasiche, varicose, infiammate, con emorragie di sangue scuro, ulcere varicose, geloni bluastri, contusioni e ferite lacero-contuse, emorroidi bluastre, pesanti, congeste, con dolori lombo-sacrali;
  • cefalea da stanchezza oculare, con dolori pulsanti alle tempie, migliorata da epistassi, emottisi, flogosi oculari da trauma
  • oppressione toracica con costrizione
  • reumatismi alle spalle, dolori lombo sacrali come da frattura, sciatiche
  • apparato genitale, con metrorragie, dolori nevralgici che vanno dai cordoni spermatici ai testicoli, orchiti, ovariti.

Si aggrava con l’umidità e le scosse.

Veleni di serpente

I serpenti da sempre attraversano la storia della medicina, almeno da quando Andromaco il vecchio, medico imperiale alla corte di Nerone, nel tentativo di perfezionare il tradizionale “antidoto di Mitridate” (che si diceva confezionato dal medico personale del re del Ponto, tal Zofiro di Alessandria, per sopravvivere agli avvelenamenti) aggiunse carne di vipera e centinaia di altri ingredienti, ideando la celeberrima Theriac che, con varie declinazioni, sopravvisse per secoli nell’armamentario medico, specialmente se destinato a personaggi e notabili di censo medio elevato.

Ad esempio ne “Il zomista” di Alessandro Venturini, commentato da Francesco Pignocatti (Venezia 1674), in cui si trattano “le medicine che da tutti gl’animali si può cavar beneficio dell’huomo” vi è una pagina dedicata alla vipera (oltre che ad altri serpenti) che, in varie forme, si considera utile

  • come antidoto ai suoi morsi
  • per dolori di schiena “causati da vapori maligni”
  • localmente contro l’alopecia, lebbra
  • nelle otalgie e in certe patologie oculari
  • per “sanare la parotide e la quartana”
  • contro le infermità di nervi, vertigini, “mal caduco”.

Attualmente di grande importanza negli stati avanzati della malattia da insufficienza circolatoria periferica vi sono certi preparati omeopatici ricavati dal veleno di serpenti.

Lachesis è il veleno di un serpente di grandi dimensioni della famiglia delle vipere, contenente, tra l’altro, amine (serotonina) e varie sostanze vasoattive ed enzimi attivi sulla trombogenesi e sulla coagulazione.  Spesso viene impiegato come rimedio di fondo.

Lachesis presenta un tropismo verso

  • sistema neuroendocrino: utile nella sindrome premestruale, nei disturbi del ciclo e nel climaterio (vampate di calore), turbe dell’umore e del comportamento (alternanza di eccitazione e depressione), domina la gelosia, la critica, la logorrea, l’orgoglio, il sospetto, la mania di persecuzione, il senso di colpa, soggetti magri con lieve esoftalmo, spesso fosforici (ma con elementi fluorici e diatesi tubercolino-luesinica), temperamento nervoso-sanguigno, alcolisti (e/o cirrotici), ricercano l’ammirazione degli altri, incubi notturni con immagini mortuarie, serpenti, sangue
  • apparato cardiovascolare e sangue: utile nella cefalea congestizia, nelle emorragie di sangue scuro, flogosi e trombosi con stasi venosa, fragilità capillare, ecchimosi, emorroidi
  • apparato tegumentario: suppurazioni acute, ulcere cutanee (e mucose), parestesie dolori brucianti a lateralità destra.
  • mucose: faringo-tonsilliti con fauci arrossate, congestionate, cianotiche, a tendenza ulcerativa, con tosse secca ad accessi, teatrale, tende al soffocamento; vaginiti a tendenza ulcerativa con dolore dutante i rapporti intimi

I sintomi peggiorano col calore e la costrizione, migliorano col flusso.

Vipera ha un particolare tropismo su

  • sistema circolatorio, producendo depressione della motilità cardiaca, infiammazione dolorosa delle vene (con sensazione di scoppio), crampi, gangrena, colorazione bluastra della cute (fredda e livida, peggiorata da pressione e freddo), desquamazione, ulcere, emorragie di sangue scuro, ecchimosi, miglioramento col sollevamento degli arti;
  • fegato, dolente ed aumentato di volume, congestionato, itterico;
  • sistema nervoso (paralisi ascendente), polinervriti, nevrastenie.

Da notare che Naja tripudians, altra tossina di serpente (colubride), possiede, sul piano omeopatico, un tropismo molto maggiore verso il sistema nervoso e neurovegetativo, rispetto a quello sul circolo (per quanto rivesta una certa importanza in certe patologie del miocardio ed emorragie).

Secale Cornutum

Secale cornutum ha un tropismo elettivo su

  • vasi sanguigni
  • muscolatura liscia urogenitale
  • albero bronchiale.

Il soggetto ha un profilo complesso con disturbi mentali (con atteggiamenti impudichi, balbuzie, vertigini, cefalea), aspetto emaciato, pelle secca e rugosa, fredda (ma evita di essere coperto), lingua screpolata con pizzicore (e sete intensa), spasmi e stati convulsivi, stipsi con stimolo inefficace o diarrea verdastra, abbondante e putrida.

Sul piano clinico può essere impiegato in arteriti obliteranti, morbo di Raynaud, emorragie passive di sangue scuro (e infezioni emorragiche), ecchimosi, porpora, crampi ai polpacci, formicolii e bruciori alle estremità, ulcere varicose; le perdite di sangue o di liquidi sono spesso maleodoranti.

Nell’acrocianosi (con colorazione dal rossastro al bluastro delle estremità) secale può alternarsi o accompagnarsi a agaricus (se il dolore è pungente come spilli di ghiaccio) o lilium tigrinum (in soggetti femminili ansiosi, con disturbi del ciclo mestruale).

Nell’arterite obliterante secale si può associare o alternare con arsenicum album, carbo vegetabilis (arsenicum e carbo veg. chiedono applicazioni calde sugli arti freddi, al contrario di secale) e tarentula cubensis.

Tarentula

Tarentula hispanica e cubensis appartengono al gruppo dei veleni non vegetali, come i casi già visti a proposito di apis, lachesis, vipera, secale, ma si ricavano da certe specie di ragni (tarantole).

Il veleno di tarantola ha uno spiccato tropismo verso

  • sistema nervoso e neurovegetativo, con iperestesia, spasmi, grande motilità psicomotoria
  • apparato circolatorio
  • i tessuti, con importante infiammazione sottocutanea e cutanea (soprattutto T. cubensis).

Vi sono spesso dolori lancinanti, come fitte, al capo, alla gola (e le tonsille), all’addome.

Tarentula hispanica è un importante rimedio di soggetti psichiatrici, deliranti, agitati (anche violenti), iperestesici, sessualmente incontinenti.

Il soggetto, aggravato dal freddo umido, dal rumore, dal contatto con le parti malate e dal camminare, in particolare, sonnolento di giorno, agita gli arti la sera, prima di addormentarsi, con pruriti e formicolii come da punture di insetti, prurito alle piante, bruciore e sudore ai palmi, ulcere gravi, paterecci.

Omeotossicologia ed Oligoterapia

Sul piano omeotossicologico per le problematiche del circolo venoso periferico vengono proposte varie strategie (accanto ad una terapia drenante di accompagnamento a base di Lymphomyosot):

  1. per l’insufficienza venosa: Aesculus-Heel o Aesculus-Injeel
  2. per le varici: Hamamelis-Homaccord
  3. per la tromboflebite: Hamamelis-Homaccord + Belladonna-Homaccord,

eventualmente associati a Arnica comp.-Heel (in caso di importante infiammazione)

In oligoterapia catalitica vanno soprattutto menzionati i rimedi contenenti cobalto (fondamentali) eventualmente affiancati ad altri di supporto

  • cobalto, regolatore del sistema simpatico, indicato negli spasmi, specialmente arteriosi, nelle arteriti e nei crampi (soprattutto a livello degli arti inferiori), ma anche negli sbalzi pressori, nelle emicranie ed in altri disturbi collegati;
  • manganese-cobalto, rimedio generale delle distonie del sistema neurovegetativo, di contrasto a fenomeni di sclerosi, decongestionante pelvico, utile in varici, flebiti, eczemi e ulcere varicose (ed altre turbe della circolazione periferica), edemi delle gambe, emorroidi;
  • rame-oro-argento, esercita una ampia azione di fondo che coinvolge anche la regolazione cardiovascolare e la circolazione periferica
  • rame, negli stati infettivi e anemici, giova anche nelle epatopatie e in certi disturbi della pigmentazione cutanea;
  • magnesio: come rimedio generale antistress e delle sindromi spastiche e delle alterazioni della permeabilità di membrana.

Meno comune l’impiego di altri oligoelementi come fosforo (spasmofilia e spossatezza) o zinco (prevenzione).

Conclusioni

Questa veloce panoramica non intende certamente esaurire un argomento così complesso in poche righe, ma semplicemente indicare alcuni punti utili a favorire un approccio integrato e personale alle problematiche della insufficienza circolatoria periferica.

Ci tenevo, in particolare ad evidenziare come la medicina non convenzionale possa esercitare un ruolo importante non solo nella prevenzione e nelle forme iniziali ma anche, con una adeguata analisi del problema, suggerire ulteriori strategie nelle mani del terapeuta competente accanto alle terapie classiche messe in opera in queste circostanze (non di rado con risultati insoddisfacenti o mediocri).

Mi auguro che in questo campo possa crescere la validazione clinica dei rimedi al fine di migliorare l’immagine complessiva delle medicine complementari, troppo spesso oggi sottoposte a critiche ed accuse estranee ad un civile ed argomentato dibattito al servizio dell’esclusivo interesse dei malati.

 

Claudio Biagi 

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri.

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