La Musica è comunicazione

la musica è comunicazione

La musica è un’arte, praticata universalmente, che si basa sulla combinazione di suoni la cui forma cambia col variare delle epoche e delle culture, ma il cui senso rimane quello di mettere la persona in relazione con il proprio mondo interiore e l’ambiente circostante.
Da ciò, la musica si configura come un comportamento umano universale, osservabile in molteplici attività che variano col mutare delle tradizioni di ogni cultura.
Più che negli usi, le ragioni dell’esistenza della musica risiedono nelle funzioni che essa assolve, le quali possono essere rintracciate solo all’interno dello specifico ambiente culturale che le dà forma, in quanto è da questo che inizia il processo di concettualizzazione di essa, la quale risponde a determinate esigenze che sono differenti per ogni società.
A tal proposito Merriam, nel tentativo di analizzare ciò che la musica provoca nella società umana [1], le attribuisce le seguenti funzioni universali:

  • FUNZIONE COMUNICATIVA: la musica comunica qualcosa.
  • ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI: la musica è un mezzo di espressione delle emozioni individuali o collettive alle quali è vincolata, e delle quali è veicolo in relazione a fenomeni sia specifici che generali.
  • FUNZIONE D’INTRATTENIMENTO: la musica svolge in tutte le società una funzione d’intrattenimento, che è puro e tipico della musica occidentale.
  • FUNZIONE DELLA RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA: la funzione simbolica rappresenta qualcosa (idee, sentimenti, comportamenti, ecc.).
  • CONTRIBUTO ALLA INTEGRAZIONE SOCIALE: essa soddisfa il bisogno di partecipare a qualcosa che è a tutti familiare, in modo tale da dare la certezza di appartenere ad un gruppo che condivide valori, modi di vita e forme artistiche. Dunque, essa tende a rinnovare costantemente la solidarietà a ridurre le disuguaglianze sociali e ad unificare la società.

Queste funzioni sintetizzano il nucleo centrale della caratteristica più importante della musica: la comunicazione.

Qualunque siano gli strumenti che utilizziamo per comunicare, essa avviene in un processo nel quale siamo profondamente implicati, in quanto esseri viventi che attraverso il linguaggio viviamo gli uni con gli altri e con l’ambiente che ci circonda.
Il termine comunicare proviene dal verbo latino comunico e rimanda all’idea di costruzione di comunità. Infatti, entrambe le parole hanno la comune radice munus[2], communus/ne, riporta i termini nella stessa area semantica: comunicazione è far comunità e quest’ultima è mettere in comune.

Quindi, oggi come ieri, comunicare implica sempre la costruzione di legami che si fondano su affetti, interessi, solidarietà e linguaggi comuni.

Comunicare è la grande sfida nella quale siamo tutti implicati anche se spesso in maniera inconsapevole: è l’esplorazione dei cammini del senso, è il gioco inevitabile e rischioso di entrare in contatto con l’altro, di comprenderlo e di essere da lui compreso, è il comportamento di quell’avventura di essere… che bisogna continuamente oltrepassare nella gratuità del fuori – di sé – per –  l’altro.
Comunicare è uscire dal proprio magico cerchio e stabilire con gli uomini rapporti brevi o lunghi, intensi o effimeri ma il cui esito non è mai pre-definito ; perciò la comunicazione è la grande avventura dell’esistere: rischiosa, infinita, dal ritorno incerto. Oggi comunicare costituisce un’avventura ancora più complessa e affascinante perché le nostre possibilità di interagire con gli altri si sono enormemente dilatate nello spazio e nel tempo, grazie soprattutto all’esplosione tecnologica che sta trasformando rapidamente il nostro habitat e noi con esso.
Ma la comunicazione è stata sempre trasformazione dei termini del gioco – dall’io-tu del rapporto duale ai dispositivi più complessi che determinano i nostri immaginari e i nostri comportamenti – per cui una riflessione su di essa non può essere disgiunta dalle modalità con cui si sviluppano la nostra comprensione dell’ambiente naturale e sociale
.
Ciò che persiste al di là delle trasformazioni continue nel tempo e nello spazio, è il senso delle motivazioni che hanno dato vita al dialogo e alla narrazione.
Esse sono le prime forme che l’essere umano ha costruito per rapportarsi ai propri simili e al mondo: “si dialoga per organizzare insieme agli altri il proprio habitat; si racconta per conferire senso a eventi, situazioni, persone”.
La comunicazione sottende sempre un dialogo, e dunque la presenza di un altro, compreso l’altro che è dentro di noi, è la possibilità di una risposta. Se la dimensione dialogica ci ha consentito all’inizio di sopravvivere, quella narrativa ci è servita , e tutt’ora serve per vivere, poiché è la nostra conoscenza fondamentale della conoscenza: la narrazione è stata la prima forma di comunicazione che ha dato la possibilità all’uomo di chiedere e sapere tutto ciò che riguarda la propria esistenza nel mondo.

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[1] G.GRECO, R.PONZIANO, Musica è comunicazione. L’esperienza della musica e della comunicazione, Franco Angeli, Milano 2007

[2] Nel termine ”comunicazione” la radice munus è portatrice, al tempo stesso, dei valori utilitaristici dell’incontro o dello scambiotra individui e del valore comunitario della condivisione (cfr. M.G IACOMARRA M.,  Al di qua dei medi. Introduzione agli studi di comunicazione e interazione sociale, Maltemi, Roma 2000, p.13).

 

Dott.ssa Giusy Negro
Dottore in filosofia, docente di musica, musicoterapeuta e psicopedagogista clinica
negro.giusy@libero.it

Giusy Negro

Laureata in Filosofia, Diplomata in Pianoforte presso il Conservatorio di Lecce, Master in Operatore Psicopedagogico, Master in Musicoterapia, Master in "Comunicazione e relazione didattico educativa con l'adolescente", Master in "Innovazione Didattico Educativa dell'insegnamento disciplinare: Filosofia, Storia", Master in "Perito Psicopedagogico", Master in "Criminologia, Autrice di Pubblicazioni e libri, Docente specialista di lingua Inglese e di Educazione Musicale.

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