I benefici della Musica

La musica è arte, piacere, divertimento, ma soprattutto è medicina per l’anima e per il corpo.

C’è un rapporto tra note e stimoli cerebrali che l’uomo studia da secoli attraverso l’armonia.

La musica è una di quelle poche attività che coinvolge il cervello e ha effetti benefici sul miglioramento della memoria, sulle capacità di attenzione, sull’acquisizione di una nuova lingua, sullo sviluppo di un linguaggio più forbito ma anche sul coordinamento e lo sviluppo fisico.

Nel corso degli anni, sono stati studiati e confermati i suoi effetti benefici.

Molte sono le patologie che possono trarre giovamento dall’esperienza musicale e le terapie a cui tale disciplina può essere associata ed applicata. Nel complesso la musica apporta benefici soprattutto sulla gestione del dolore; diverse sono le teorie su come essa sia in grado di influenzare positivamente il dolore percepito.
Ha un effetto vasodilatatore, dona un senso di controllo, induce il corpo a rilasciare endorfine in modo da contrastare il dolore, rilassa ed abbassa la frequenza respiratoria e cardiaca.

Patologie trattate ed effetti terapeutici

Il termine Musicoterapia si compone delle parole musica (dal greco mousikè: musa) e terapia (dal greco therapeìa: cura). E’ una parte della medicina che prevede la prescrizione di cure associate a terapie e/o medicinali per il trattamento di varie patologie al fine di produrre effetti curativi e di riabilitazione sul paziente e nella società in cui esso vive.

Le modalità di approccio variano e possono prevedere: l’ascolto, l’esecuzione (con strumenti appositi), il canto, la danza o la libera improvvisazione (danza movimento terapia).

Il fine è quello di migliorare la salute psicofisica di coloro ai quali si rivolge. Per il raggiungimento di tale obiettivo, la musicoterapia mira alla creazione di una relazione tra musico-terapeuta e paziente/i che si solidifica con la relazione corporeo-sonoro-musicale. Possiamo pertanto dedurre che, fondamentalmente, la musicoterapia ha come obiettivo principale l’aspetto terapeutico più che quello musicale. Essa può essere praticata secondo due metodologie:

  • Musicoterapia attiva (suonare): l’interazione tra musico-terapeuta e paziente avviene tramite la produzione diretta dei suoni utilizzando voce e strumenti.
    Musicoterapia recettiva (ascoltare): al paziente viene attribuita un’attività nell’immaginazione ed elaborazione delle melodie proposte attraverso l’ascolto.

Può essere applicata alle:

Terapie psichiatriche: l’ascolto e il canto possono ridurre i sintomi della schizofrenia e controllare gli stati di agitazione associati alle demenze, migliorando pertanto, la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari.

Depressione: molte persone ritengono che la musica sia in grado di risollevare e di “guarire” la loro anima. Studi recenti, tendono a confermare tali benefici psicoterapeutici. La prescrizione migliore per sconfiggere la depressione è l’ascolto di musica vivace ed allegra.

Cure palliative e geriatriche: viene utilizzata nei reparti di medicina oncologica o in case di cura per anziani per alleviare la percezione del dolore e gli stati d’ansia, anche in situazioni molto complesse.

Malattie cardiache e polmonari: ascoltare musica classica, per almeno 30’ al giorno, mattina e sera, può favorire l’abbassamento della pressione sanguigna in modo significativo nei pazienti affetti da ipertensione.
Inoltre, risulta essere un’efficace “medicina” per il sistema cardio – respiratorio in quanto regola i battiti cardiaci e la respirazione.

Recupero post ictus: può essere utilizzata per facilitare il movimento e la riabilitazione neurologica dopo un ictus.

Emicrania: aiuta notevolmente chi è affetto da mal di testa cronici, a ridurne l’intensità, la frequenza e la durata.

Insonnia: calma, rilassa ed aiuta ad addormentarsi. Uno studio ha rilevato che l’ascolto di musica classica è in grado di ridurre l’attività del sistema nervoso simpatico e può avere effetti positivi sul sonno grazie al rilassamento muscolare e alla distrazione dai pensieri.

Gravidanza e depressione post-partum: attraverso tecniche musico terapeutiche utilizzate durante il periodo di gestazione vengono aumentate le capacità comunicative tra madre e feto. Questo permetterà un parto migliore e un’ottima relazione tra madre e figlio soprattutto durante il primo anno di vita del bambino.

Terapie per la cura di malattie che causano le condizioni di emarginazione: permette ai pazienti affetti da afasia o amnesia, di comunicare emozioni, sentimenti e stati d’animo attraverso il linguaggio non verbale.

Terapia per la cura dell’epilessia: uno studio condotto pochi anni fa ha evidenziato come l’ascolto della “Sonata per due pianoforti in Re Mag. K 448” di Mozart sia in grado di ridurre la frequenza delle crisi epilettiche nei bambini.

Sindrome di down: la musicoterapia può essere associata a tecniche psicomotorie e/o alla logopedia. Questo consente ai pazienti di avere una maggiore conoscenza del corpo, un maggiore sviluppo della percezione e dell’organizzazione del tempo, la coordinazione motoria e una migliore verbalizzazione.

Disturbi specifici dell’apprendimento e il ruolo della musica

La musica può apportare grandi benefici ed essere un valido sostegno per le facoltà intellettive di tutti grazie all’effetto che la pratica musicale ha sulle abilità cognitive di base, sull’attenzione e sulla memoria dei “pazienti”.
In modo particolare, su quelli affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o con difficoltà generalizzate non certificate (BES)

Dislessia e Disturbi specifici dello spettro autistico

Lo studio della musica modifica sia la capacità di lettura che di elaborazione di un suono. Attraverso la lettura delle note scritte sul pentagramma si attivano aree del cervello inutilizzate in coloro che non sono musicisti in quanto l’istruzione musicale sviluppa un approccio analitico e richiede l’utilizzo non solo dell’area destra ma anche sinistra dell’emisfero cerebrale che, generalmente, non sono utilizzate insieme.Emisfero Cerebrale

E’ dimostrato che la pratica musicale migliora il ritmo di apprendimento di un dislessico, e non solo. Per i bambini dislessici l’attivazione di entrambi gli emisferi potrebbe sopperire al loro deficit, diventando un valido aiuto per la lettura. La nostra capacità fonemica è innata ma la stimolazione sensoriale può modificare il cervello stesso perché ad essere stimolate sono delle aree specifiche.

La musica migliora la memoria verbale e, a breve termine, l’abilità spazio- temporale con concreti effetti sul linguaggio. Inoltre potrebbe aiutare ad affrontare sia la dislessia visiva che quella fonologica. I bambini impegnati nello studio di uno strumento o del canto, infatti, hanno dimostrato un miglioramento nella scrittura, nella lettura e nelle prove di segmentazione e fusione fonetica.

Il legame tra il disturbo dello spettro autistico e la musica è noto da oltre settanta anni, quando si riteneva che gli autistici possedessero “l’orecchio assoluto”. In effetti, i piccoli pazienti affetti da DSA coinvolti in attività musicali mostrano un miglioramento significativo delle loro capacità di comunicazione sociale rispetto a coloro che non sono esposti a questo tipo di attività.

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Montreal e della McGill University ha dimostrato che il miglioramento delle capacità comunicative nei bambini sottoposti a interventi musicali potrebbe essere il risultato di una maggiore connettività tra le regioni uditive e motorie del cervello e una ridotta connettività tra quelle uditive e visive, che solitamente possono essere sovra- connesse nelle persone affette da tale patologia.

La connettività tra queste regioni cerebrali è fondamentale per l’integrazione degli stimoli sensoriali ambientali ed è essenziale anche per l’interazione sociale. Per un bambino autistico risulta difficile comunicare con un’altra persona, prestare attenzione a ciò che viene detto, capire in anticipo quando è il proprio turno per prendere parola e ignorare un rumore che ai più appare irrilevante. Con la musicoterapia, soprattutto attraverso l’improvvisazione musicale, possono trovare un aiuto per esprimersi e per comunicare con gli altri.

A trarne giovamento saranno non solo le loro connessioni cerebrali ma anche la qualità di vita dei familiari, che migliorerà in maniera evidente. L’entusiasmo nella partecipazione dei bambini e delle famiglie sono infatti elementi importanti per migliorare il loro benessere e facilitare le loro relazioni.

Come per altri tipi di intervento terapeutico anche la musicoterapia va modulata in base al caso specifico di ciascun paziente. Il percorso va infatti personalizzato a fronte dei diversi deficit, evitando ogni aspettativa “magica” o prodigiosa.

L’obiettivo della musicoterapia non è far guarire i pazienti, ma migliorare la loro qualità di vita, di accettare e convivere con i propri disturbi e di aprire nuove forme di comunicazione… La musica ha il potere di farlo.

Gemma Timmoneri

Gemma Timmoneri

Diplomata in pianoforte presso l'Istituto di Studi Superiori di Taranto, insegnante di pianoforte e propedeutica musicale, Presidente presso l'Associazione Musicale Casertana, insegnante di pianoforte presso l'Associazione Musicale "Leopoldo Mugnone" già Istituto di musicologia di Caserta, Professoressa iscritta regolarmente nelle GPS e G.I. della provincia di Milano. Ho tenuto vari corsi di Propedeutica musicale presso le scuole materne e primarie, private e parastatali, di Caserta e provincia. Nel corso degli anni ho conseguito i CFU presso il Conservatorio di Musica "G. Martucci" di Salerno e successivamente ho frequentato un corso di perfezionamento in "Musica per lo sviluppo cognitivo e linguistico per l'inclusione e l'integrazione degli alunni diversamente abili" presso l'Unitelma Sapienza e un corso di perfezionamento in "Pedagogia delle emozioni". Specializzata nelle metodologie utilizzate per approcciare alla musica i bambini (già dai primi anni di età) e/o gli alunni affetti da specifici bisogni .

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