Dieta Chetogenica: storia ed efficacia

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) definisce sovrappeso e obesità come: “condizioni caratterizzate da eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, tale da influire negativamente sullo stato di salute del singolo individuo”.

Si definisce regime dietetico chetogenico uno stato che permette di indurre e mantenere uno stato cronico di chetosi ossia una condizione metabolica in cui vengono utilizzati i corpi chetonici come fonte energetica. Nel corso della dieta chetogenica si verifica una condizione simile al digiuno, la carenza di glucosio nell’alimentazione, stimola la produzione di CHETONI da parte delle cellule epatiche, i quali verranno utilizzati come fonte alternativa di energia.

I CHETONI sono dei derivati dei lipidi, vengono utilizzati prevalentemente dai muscoli, dal cuore e dal cervello in caso di digiuno prolungato, essi sono l’acetoacetato, il beta-idrossibutirrato e l’acetone.

La dieta chetonica nasce nel 1920 derivando dalla pratica del digiuno terapeutico, il Dr, Hugh Conklin, osteopata del Wisconsin, cominciò ad utilizzare il digiuno per curare l’epilessia, la sua “dieta dell’acqua” vantava un tasso di guarigione del 90% nei bambini e del 50% negli adulti.

Il Dr. Russel Wilder, il quale coniò il termine “dieta chetogenica” e il Dr. Peterman della Mayo Clinic, per rendere più accettabile il trattamento, proposero di utilizzare, al posto del digiuno, una dieta ricca di grassi e povera di zuccheri, in grado di portare alla formazione dei corpi chetogeni, con risultati simili a quelli del digiuno totale nei pazienti affetti da crisi epilettiche.

Con il passare degli anni si osservò un effetto collaterale, la diminuzione di grasso corporeo e della glicemia, iniziando ad approfondire gli studi sui meccanismi biochimici alla base della chetosi. Nel 1970 il Prof. Blackburn dell’università di Harvard, avviò la diffusione e l’applicazione in tutto il mondo del primo protocollo della dieta Protein Sparing Modified Fasting per la cura dell’obesità, ossia una forma di digiuno in cui si potevano assumere solo alimenti ad alto contenuto proteico (pesce, carne e uova). Negli anni ’90 nasce il protocollo VLCKD (very Low Calorie Ketogenic Diet), povero in grassi e in carboidrati, il quale venne adottato presso l’Ospedale John Hopkins di Baltimora, approvata nel 1993 dal Ministero della Salute Americano, da quel momento milioni di persone sono state trattate con successo, tanto da scegliere la Dieta Chetogenica nelle campagne di prevenzione delle patologie metaboliche.

Per indurre la chetosi con l’alimentazione è necessario adottare un regime a ridotto apporto di carboidrati (ipoglucidico), inducendo l’organismo ad attingere l’energia dai trigliceridi, la dieta chetogenica a basso contenuto calorico i corpi chetogeni vengono prodotti attraverso i grassi contenuti nel tessuto adiposo.

Impostando una dieta a ridotta quantità di carboidrati o il digiuno determina la diminuzione dell’insulina e un aumento del glucagone in circolo, la diminuzione di insulina determina un aumento della lipolisi, cioè un processo metabolico che prevede la scissione dei trigliceridi permettendo la liberazione di acidi grassi e glicerolo, nel tessuto adiposo.

Quando la dieta è aglucidica (mancanza di glucosio o glicogeno per produrre energia), l’organismo si adopera a ricavare l’energia necessaria dalla degradazione degli acidi grassi e dal grasso immagazzinato nel corpo, la produrrà bruciando il tessuto adiposo di riserva.

Prendiamo in esame il protocollo VLCKD: Very Low Calorie Ketogenic Diet, è una dieta impostata su un basso apporto calorico, prevedendo una riduzione che si aggira tra le 600/800 kcal al giorno. Questo protocollo è indicato in casi di obesità grave o complicata, dove sono presenti fattori di comorbidità quali, ipertensione, diabete di tipo 2, OSAS (sindrome delle apnee ostruttive nel sonno), sindrome metaboliche, è indicata in pazienti affetti da obesità severa nel periodo pre-operatorio alla chirurgia  bariatrica, utile per pazienti con indicazione di un rapido dimagrimento per severe comorbidità, NAFLD (steatosi epatica non alcolica) e pazienti affetti da epilessia farmaco resistente. Le caratteristiche di questa dieta sono:

  1. Contenuto calorico molto basso (meno di 800 cal/die)
  2. Sviluppo della chetosi e inibizione della sensazione di fame
  3. Ridurre la massa grassa proteggendo la massa magra
  4. Ridotto apporto di carboidrati
  5. Ridotto apporto di lipidi
  6. Assumere una quantità fisiologica di proteine, come un equilibrato apporto di fibre vegetali, acqua, sali minerali e oligoelementi

I liquidi non zuccherati e le verdure favoriscono l’idratazione della massa magra, l’elasticità dei tessuti, la sintesi proteica, e soprattutto contrastano la stipsi, l’iperazotemia e la calcolosi renale.

Il protocollo prevede la prima fase, ossia il dimagrimento, e la seconda fase altrettanto importante, quale la fase di transizione, dove gradualmente si aumenta la quantità di alimenti glucidici a basso indice glicemico, sino ad arrivare alla fase di mantenimento caratterizzata da un alimentazione di tipo mediterranea.

Dr. Antonio Petrone

Antonio Petrone

Laureato in Fisioterapia nel 2013 alla seconda università di Napoli, nel 2019 si diploma Osteopata alla scuola CROMON di Roma. Nel 2014 diventa esperto del metodo Mézières e nel 2017 del metodo Pilates. Attualmente diplomando in Naturopatia (Scuola di Naturopatia FRAMENS) con specializzazione in “Alimentazione, Nutrizione e Intolleranze alimentari” e “Erboristeria e Prevenzione Fitoterapica”.

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