Etnomedicina – tra tradizione popolare e realtà terapeutica

Nell’era ipertecnologica nella quale , un po’ illusoriamente, crediamo di vivere, appare piuttosto fuori luogo e fuori tempo occuparsi della tradizione nella medicina popolare, ovvero  di quell’insieme di metodiche, ritualità e mezzi naturali che costituiscono la cosiddetta etnomedicina.

Eppure, se superiamo questa fin troppo esile barriera psicologica, ci accorgiamo, prima ancora di entrare nel merito di una sua effettiva efficacia terapeutica, che esiste un comun denominatore a fondamento e presupposto di tutte le tradizioni di medicina popolare.

Un denominatore che è ormai quasi del tutto assente nell’intero panorama complesso e diversificato della nostra attuale esperienza, da pazienti, del mondo medico, ma che i più anziani di noi ricorderanno come forte e diffuso nel rapporto che si instaurava, fino a non molti anni fa, con tutti gli operatori in campo medico, siano stati luminari di grido che semplici operatori di ausilio di tecniche sanitarie…

Stiamo parlando della relazione tra medico e paziente, basato su una fiducia pressochè incondizionata del paziente verso la persona che lo cura; occorre però notare che, in tutte le tradizioni di medicina popolare, questo rapporto è riscontrabile nei due sensi, ossia anche nella fiducia che il terapeuta nutre verso il processo di guarigione del paziente, se soltanto questi seguirà, con fiducia e scrupolo, i suoi trattamenti.

Nell’etnomedicina questa caratteristica di perfetta simmetria del rapporto terapeuta-paziente è determinante per una giusta ed efficace terapia, quasi a sottolineare il principio secondo cui non sono i mezzi materiali che pure potranno essere utilizzati nella cura a determinare la guarigione, ma il processo, complesso nel suo iter ed in gran  parte non conosciuto, che si instaurerà tra chi cura e chi è curato solo a partire dalla fiducia reciproca che ognuno avrà dell’altro.

Naturalmente, visto il contesto scientifico al quale crediamo doverci sempre ricondurre, è necessario analizzare più a fondo i processi di guarigione che la documentazione clinica oltre che la tradizione popolare ci riportano come effettivamente avvenuti.

Escludendo dunque fenomeni miracolistici o controversi effetti “placebo”, ci orienteremo verso quella conoscenza analogica che- superando i rigidi confini della causalità di agenti chimico-fisici , esogeni o endogeni, che  intervengono sistematicamente ad un certo punto di ogni processo di guarigione- fa corrispondere nel linguaggio comune diversi livelli di percezione di uno stesso oggetto o fenomeno.

Ricordiamo per inciso che all’emisfero destro del cervello, chiamato anche cervello analogico,  la scienza moderna assegna le facoltà di percezione delle emozioni e dove  la reazione, anche fisico-chimiche, ad un evento di qualsiasi genere, e dunque il significato che questo assume per il soggetto, avviene in modo diretto, non mediato dalla logica e dalla razionalità. E’ grazie a queste facoltà che un’immagine o più in generale un simbolo può suscitare reazioni emotive, con la conseguente cascata di reazioni biochimiche, molto più rapidamente ed efficacemente della lettura di un lungo, sia pure coinvolgente, articolo di giornale…..

Altro punto di partenza, per un’analisi dei fondamenti dell’etnomedicina, risiede nell’asserto che il benessere di una comunità è identificabile con quello dei suoi componenti e che il disagio di anche uno solo di questi si riverbera inevitabilmente – in misura variabile ma sempre percepibile – in uno squilibrio dell’intera comunità di cui fa parte.

Non dovremo mai dimenticare infatti che ciascun individuo vive ed opera in un ambiente che influenza la sua esistenza e che, a sua volta, l’individuo stesso condiziona. Diventa allora conseguente, in questa ottica, l’affermazione che curare un individuo significa innanzitutto operare anche sul suo ambiente, culturale prima ancora che fisico: è cio che fa lo sciamano o il curandero, quale rappresentane della comunità, quando per prima cosa rassicura che l’individuo, al termine del processo di guarigione, sarà reinserito ed accolto  a pieno titolo nella comunità stessa.

Ecco allora che con l’evocazione di oggetti o figure parentali o spiriti naturali o di animali-guida o  con  qualsiasi altro messaggio simbolico venga usato, l’effetto emotivo si riverbera, amplificato grazie anche alla completa assonanza che si instaura tra  l’uomo-medicina  ed il malato, nel sistema percettivo ed emotivo di quest’ultimo.

In questo processo, l’emisfero destro  dovrebbe svolgere un ruolo di primaria importanza nell’avviamento della guarigione, poichè è là che agisce rapidamente lo stimolo  o la rievocazione , tramite associazione analogica, dell’evento primario che ha scatenato il conflitto.

La presa di coscienza dell’onere conflittuale associato a questi momenti critici del proprio vissuto personale, responsabili dell’instaurarsi della malattia e ,ove necessario, la modifica del comportamento  che ne è stato la causa, prelude , in generale, all’avvio della risoluzione della noxa che perderà progressivamente la propria forza non ricevendo più energia dallo squilibrio psichico originario che sappiamo operare soprattutto a livello inconscio.

L’effetto terapeutico può poi proseguire, sempre che non vi siano organi compromessi irreversibilmente, eventualmente coadiuvato da sostanze usate frequentemente  nella medicina popolare come i fitoterapici, tramite il noto asse PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia), che con le sue reazioni a catena lo porterà poi a compimento…

 

Prof. Luciano D’Abramo

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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