Coronavirus, causa o effetto?

Cosa fare oggi per proteggerci domani

Appare fin troppo evidente che al momento in cui scriviamo il mondo scientifico non abbia ancora saputo produrre strumenti adeguati nell’individuazione delle cause originarie della pandemia, delle sue modalità di diffondersi né, tanto meno, di efficaci mezzi di contrasto alla stessa che non siano le ormai note e faticose tecniche di isolamento.

È pur vero che, se si studiano con obiettività e rigore scientifico i dati disponibili sul fenomeno, emergono alcuni aspetti che meritano un adeguato approfondimento nell’ottica di elaborare una valida teoria che possa spiegare le modalità di sviluppo della pandemia e che, di conseguenza, ci fornisca le conoscenze – da porre poi a disposizione degli organi decisionali – per evitare il ripetersi di altre analoghe nel futuro o almeno di limitarne prontamente i danni.

Evitando di inseguire tesi complottistiche che rimandano a improbabili costruzioni “ad hoc” del genoma del coronavirus, in quanto non dimostrabili né falsificabili secondo criteri scientifici, non è però da escludere completamente l’ipotesi di una fuga non voluta da laboratori specialistici in cui era stato isolato l’agente patogeno proveniente dal mondo animale; cominceremo quindi con l’esaminare il mezzo “materiale” di trasmissione del virus all’uomo che secondo quanto affermato dagli organismi più accreditati, è stato, con elevatissima probabilità, il pipistrello.

È anche noto, e non da ora, che i pipistrelli, nelle varie sottospecie, costituiscono il maggior serbatoio al mondo di coronavirus. Da questo fatto il buon senso vorrebbe che ci si prodighi per ripristinare ed almeno per conservare ciò che ancora rimane dell’habitat naturale di questi volatili, che vivono da migliaia di anni nelle foreste. Foreste nelle quali sarebbe stato meglio lasciarli e che invece abbiamo devastato selvaggiamente costringendoli a sopravvivere confinati in ambienti ristretti e promiscui.

Così come una ricerca più appropriata di quella tanto discussa condotta alcuni anni fa volta a dimostrare il possibile-peraltro già noto- salto di specie con conseguente infezione sull’uomo, dovrebbe individuare e studiare quali sono i meccanismi che questi animali hanno sviluppato per convivere, senza ammalarsi, con questi microorganismi.

Altro aspetto da approfondire, incrociando conoscenze statistiche, botaniche, biologiche e chimiche, è quello relativo al veicolo di trasmissione del contagio da uomo a uomo.

Non è infatti completamente congruente la sola ipotesi, unica attualmente accreditata, di contatto ravvicinato tra persone perché non spiega come la mappa delle zone contagiate si è sviluppata in modo particolarmente disomogeneo colpendo alcune zone più di altre ad esse limitrofe e più densamente popolate, in contrasto con la sola logica di avvenuto contatto, spesso non dimostrato, tra le persone risultate poi positive al test.

Elementi di riferimento per una maggiore comprensione delle modalità di diffusione del contagio, su cui diversi studiosi stanno già da tempo investigando con risultati probativi, potrebbero essere i segnali di comunicazione, sia di tipo elettromagnetico che veicolati tramite messaggeri ormonali, messi in opera da diverse specie vegetali, anche di dimensioni microscopiche, per colonizzare territori non necessariamente limitrofi.

Altro canale possibile di diffusione del contagio potrebbe essere l’inquinamento elettromagnetico, amplificato dagli impianti alla base della nuova tecnologia 5G. Non vi sono evidenze in questo senso per stabilire meccanismi causali ma un confronto, al momento possibile solo su basi statistiche, andrebbe effettuato prima possibile, se non altro per evitare il diffondersi di notizie in gradi di generare pericolosi allarmismi.

InquinamentoUn altro elemento su cui si sono soffermati molti analisti sin dai primi giorni della diffusione dell’epidemia è la possibile correlazione tra la curva spazio-temporale delle polveri sottili presenti nell’aria, il cosiddetto “particolato” specie nella Pianura Padana, la zona più colpita, e quella dei contagi.

Anche in questo caso sarebbe opportuno approfondire se esiste un nesso causale in questa direzione. È da tener presente che le conoscenze di cui disponiamo attualmente in questo ambito mostrano che le polveri sottili di dimensioni microscopiche agiscono sui macrofagi, uno dei perni della risposta immunitaria, inducendo in essi una mutazione del fenotipo che modifica i segnali elettromagnetici che inviano ai leucociti, impedendo così una efficace risposta immunitaria linfocitaria all’agente patogeno.

È anche probabile, e quindi oggetto di ulteriori studi, che il particolato possa fungere da veicolo preferenziale di trasporto del virus a distanze ben superiori di quelle attualmente indicate (1- 1,5 metri). Peraltro, questa ipotesi spiegherebbe il perché la curva dei contagi non scenda in modo consistente come ci si aspetterebbe se fossero causati soltanto da contatti ravvicinati, fortemente ridotti con le misure di lockdown.

Per quanto riguarda questa misura , incidendo sulla limitazione dei contatti diretti, è evidente che stia contribuendo a ridurre il numero dei contagi ma occorre anche rilevare che un intelligente e massivo impiego della tecnologia digitale per individuare ed isolare in quarantena i contagiati – come ad esempio si è operato in Corea – può garantire una efficacia sicuramente superiore nella riduzione del numero delle persone contagiate e, probabilmente, anche nella gravità della infezione potendo agire tempestivamente.

Concludiamo questo articolo con un’osservazione che come Ente di formazione che promuove da anni la conoscenza del proprio corpo e delle tecniche e metodiche di medicina naturale ed integrativa non possiamo non rilevare l’assenza completa, da parte di tutta la comunità scientifica coinvolta in questa drammatica epidemia, di informazioni in merito a come utilizzare, migliorare e potenziare l‘arma più potente di cui tutti noi disponiamo contro i virus: il nostro sistema immunitario.

Se è comprensibile la difficoltà oggettiva di improvvisare una informativa in un campo così articolato, specie in un periodo di piena crisi, non è assolutamente accettabile che venga ignorata da parte dei maggiori esponenti ai vertici dei più importanti organismi della Sanità pubblica una missione che è parte integrante dei loro compiti istituzionali. Del resto, non fa parte ormai del nostro comune sentire il detto “prevenire è meglio che curare?

Sorge purtroppo il dubbio che sia ancora prevalente l’antico vizio di ritenere esclusivo della classe medica la conoscenza del proprio corpo e dei mezzi che ciascuno di noi possiede per prendersene attivamente cura. Incoraggiare e promuovere la conoscenza delle numerose e potenti risorse che la natura ha messo a disposizione di noi tutti per mantenere e migliorare il nostro benessere psico-fisico non può che migliorare il rapporto tra paziente e medico, aumentando la fiducia nell’opera che la classe medica tutta svolge con competenza e dedizione.

Prof. Luciano D’Abramo

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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