Viscum album: una folgore per illuminare il male oscuro

“Il vischio perpetua i tratti fondamentali di una forma di esistenza arcaica lunare. E` un “animale-pianta” dell’antica Luna trapiantato nelle condizioni di vita della Terra. E` per questo che non può mettere radici in un suolo minerale solido e morto; ha bisogno di essere alloggiato dall’albero, che gli offre un suolo vivente. Non arriva a formare del legno se non alla fine del suo sviluppo e solo alla sua base, dove si “radica”. La sua forma rimane primitiva, come arrestata allo stadio di plantula. (…) Il vischio, che per lungo tempo non ha giocato alcun ruolo speciale come pianta medicinale, ed era stato pressoché dimenticato dalla medicina moderna, e` stato messo, da qualche decennio a questa parte, al centro di una nuova corrente della medicina; questo dopo che R. Steiner l’ha indicato come base di un medicamento che combatte il carcinoma nelle sue differenti forme. Questo interesse per il vischio e` in aumento continuo e si sta diffondendo nel mondo intero.”

W. Pelikan: “Le piante medicinali per la cura delle malattie”

In realtà la piante era probabilmente nota nell’antichità ad es. ai druidi che la impiegavano sia a scopo cerimoniale sia terapeutico quasi come una panacea.

I Celti, in particolare, la consideravano un dono delle divinità, nata da una folgore divina come segno di immortalità e di rigenerazione; il fatto di crescere sopra alberi sacri come la quercia ed il rovere doveva contribuire certamente al suo prestigio.

Plinio racconta con un certo disincanto gli onori tributati dai Celti a questa pianta, raccolta con una falce d’oro il “sesto giorno della luna”(inizio dell’anno, del mese e del secolo), e come alla raccolta seguissero un banchetto, un sacrificio rituale e un banchetto ai piedi dell’albero ospite.

Secondo lo storico romano la pozione di vischio veniva usata come antidoto dai veleni e come mezzo per recuperare la fertilità.

Della sua origine divina, secondo il Frazer, sarebbe retaggio anche il nome attribuito alla pianta in certe regioni tedesche e svizzere (“scopa del fulmine”).

Nelle tradizioni popolari natalizie la pianta compare spesso come amuleto contro i malanni, presso popoli e culture diverse, dalla Francia, al Giappone, all’Africa.

Nell’antica tradizione nordica il vischio era l’unica pianta capace di dare la morte al migliore degli dei, Baldr, figlio di Odino e della dea Frigg.

In Svezia il suo legno, considerato dotato di poteri speciali, veniva impiegato nel giorno di San Giovanni per preparare strumenti divinatori.

Nella tradizione latina compare nell’Eneide come ramo d’oro e fiaccola magica per accompagnare Enea nel suo viaggio oltremondano verso il padre Anchise.

Il suo antico legame col sole ed i solstizi riportarono il vischio nella tradizione cristiana, nella quale inizialmente vi era una diffidenza legata ad una leggenda che narrava come il vischio fosse servito per il legno della croce e che, da allora, una maledizione lo avesse condannato a sopravvivere da parassita senza avere piu` una propria autentica struttura arborea.

Dopo le iniziali intuizioni di R. Steiner ed Ita Wegman, le ricerche di laboratorio e cliniche sui preparati di vischio hanno fatto notevoli passi avanti, anche se gli studi non sono ancora del tutto rigorosi, concordi e definitivi.

Nella concezione antroposofica il farmaco sarebbe in grado di agire almeno su quattro livelli

 

FISICOrimedi di derivazione umana
VITALE O ETERICOrimedi di derivazione animale
PSICHICO-SENZIENTE O ASTRALErimedi di derivazione vegetale
IO O ESSENZA INDIVIDUALErimedi di derivazione minerale

Tabella 1: livelli di azione

Il processo canceroso deriverebbe, secondo Steiner, da una insufficienza delle forze di organizzazione superiore (responsabile del controllo sulla crescita e differenziazione cellulare) di fronte alla iperproliferazione cellulare, dominata dalle forze di organizzazione inferiore, responsabili della crescita e sviluppo delle cellule.

Nella interpretazione steineriana il viscum sarebbe in grado di rafforzare l’Io ed il terreno del paziente, rendendolo piu` resistente alla malattia; alcuni ritengono che favorirebbe addirittura, mediante la riparazione del DNA danneggiato, una regressione delle cellule malate a cellule sane.

I preparati del vischio, prescritti da quasi un secolo (non solo in Germania) anche, spesso, da medici non antroposofici, solitamente in combinazione con le terapie convenzionali allo scopo di limitarne i disturbi, contrastare i sintomi della malattia, migliorare la qualità della vita e, sembra, riducendo talvolta anche la massa tumorale e migliorando l’aspettativa di vita.

Secondo uno studio effettuato nel 2000 dalla Università Phillips di Marburg quasi l’80 % dei medici tedeschi non ospedalieri pratica terapia oncologiche non convenzionali e, di questi, poco meno della meta` impiega preferenzialmente preparati di vischio.

Nell’ambito della medicina antroposofica il vischio e` parte di un complesso approccio integrato al malato che comprende anche la pratica di altre tecniche diagnostiche e terapeutiche (es. fitoterapici, omeopatici).

La preparazione viene fatta in modo particolare

  1. raccogliendo la pianta intera (con bacche e fiori) sia del raccolto estivo che di quello invernale, in zone dell’Europa Centrale distanti da fonti di inquinamento;
  1. operando una estrazione acquosa e una successiva fermentazione con lattobacilli (Lactobacillus plantarum, in particolare);
  1. operando una filtrazione sterile prima del confezionamento in fiale.

Il vischio e` una pianta semiparassita della famiglia delle Loranthacee, che riceve acqua e minerali dall’albero parassitato cui fornisce molecole glucidiche derivanti dal processo fotosintetico.

Botanicamente si distinguono tre sottospecie, che colonizzano diverse piante ospite,

  1. v. plathyspermum o delle latifoglie, che cresce soprattutto su melo e pioppo, ma non disdegna altre latifoglie, escluso il faggio;
  1. v. abietis, che predilige l’abete bianco;
  1. v. laxum o dei pini, che talvolta colonizza anche larici e, occasionalmente, abeti.

Vi sono comunque diversi preparati diversi a seconda dell’albero ospite, del metallo adiuvante, del dosaggio.

A seconda dell’albero ospite si distinguono 3 tipi di viscum: di quercia Q, di melo M e di pino P; anche abete, olmo ed altri alberi possono ospitare il vischio.

Viscum di pino sarebbe tendenzialmente favorito negli uomini mentre quello di melo nella donna; comunque su certi tumori (es. epatici) modelli di laboratorio avrebbero indicato una maggiore azione dei preparati di viscum di quercia.

Tra i metalli adiuvanti troviamo Rame, Argento o Mercurio.

Secondo R. Steiner la “componente metabolica” dell’uomo o “uomo inferiore” all’origine della malattia tumorale e` collegata coi 3 metalli corrispondenti ai pianeti sotto-solari, ciascuno con un proprio tropismo (es. mercurio agirebbe soprattutto nelle zone digestiva e respiratoria).

Come il vischio, secondo Steiner, l’uomo deve sollevarsi al di sopra delle sue radici terrestri, per allontanare il rischio carcinogenico, potenziando le forze che favoriscono rigidità ordinata, cristallizzazione sia sul piano fisico, animico e mentale.

Steiner sottolinea la correlazione embriologica tra formazione dell’orecchio e apparato respiratorio, ed anche tra capacita` uditiva, sviluppo dell’organo auditivo e suscettibilità verso le malattie tumorali.

Infine vi sono 3 serie (0, I e II) a dosaggio crescente; la serie 0 viene impiegata all’inizio per valutare la reattività del paziente, mentre nel mantenimento si impiega la dose massima tollerata.

I preparati del vischio contengono principalmente

  • circa 600 composti proteici, come lectine (soprattutto presenti nelle parti piu` basse e profonde della pianta), viscotossine (soprattutto nelle parti aeree della pianta) ed enzimi;
  • polisaccaridi, tra cui un oligosaccaride immunomodulatore composto di acido galatturonico e ramnosio acetilato (o desossiramnosio)
  • composti polifenolici: flavonoidi, acidi fenolici, acidi ciclici, fenilpropani,lignani (eleuteroside E), saponosidi, siringoside
  • molecole lipidiche, steroliche e triterpeni
  • alcaloidi, ammine vasoattive (colina, tiramina, istamina, ecc.), GABA, aminoacidi

Ai flavonoidi ed alle ammine (vasodilatatori, simpaticolitici e/o parasimpaticomimetici), assieme ai saponosidi (favorevoli alla diuresi ed alla escrezione di urea) ed a composti derivati dalla pianta parassitata (es. biancospino) la tradizione fitoterapica ha attribuito effetti ipotensivi, ipocolesterolemizzanti ed antispasmodici; sembrano migliorare anche certi disturbi soggettivi degli ipertesi come cefalee, vertigini e dolori pericardici.

Questo sarebbe alla base dell’impiego orale dei gemmoderivati di rametti, fiori e frutti di vischio, soprattutto da biancospino (ipertensione) o quercia (vasculopatie cerebrali e disturbi motori centrali).

La frazione proteica e polisaccaridica sarebbe responsabile di una potente stimolazione della risposta immunitaria sia cellulare che umorale. Lectine, piu` stabili (rispetto al calore ed all’azione di enzimi) e viscotossine possiedono sia effetti diretti sulle cellule tumorali (piu` lenti quelli delle lectine, sulla sintesi proteica ribosomiale, rispetto alle viscotossine, con azione litica sulle membrane cellulari) sia indiretti di stimolazione immunitaria (cui contribuiscono anche i polisaccaridi, capaci di stimolare le NK ed i fattori del complemento); sembra che le viscolectine I, II e III siano i composti più potenti sulla risposta immunitaria. L’azione citotossica ed immunomodulante delle lectine dipenderebbe dalla capacita` di queste glicoproteine di combinarsi con residui glicidici presenti sulle membrane. Anche il timo ed il midollo emopoietico subirebbero l’influenza dei preparati di viscum. Secondo certi studiosi (Franz) il processo fermentativo sarebbe responsabile della scissione idrolitica di macromolecole del vischio in

  • una catena A, enzimatica e immunostimolante (azione attivante su macrofagi e NK, con rilascio di fattori litici verso le cellule);
  • una catena B capace di agire sulla sintesi proteica ed inibire la riproduzione cellulare.

Su cellule di tumore epatico di ratto gli estratti fermentati di vischio sembrano esercitare un maggior effetto inibente rispetto ai preparati non fermentati. Le lectine ML-1 e ML-2 e le viscotossine A2 e A3 sembrano agire da citolitici anche per azione di gruppi sulfidici sui fosfolipidi di membrana. L’azione diretta e` citotossica, antiproliferativa, pro-apoptotica. Viene anche inibita l’angiogenesi e sembra esserci anche un certo effetto antivirale. Dimostrata anche una azione agglutinante sulle cellule tumorali da parte delle lectine. Prove di laboratorio condotte su frazioni proteiche isolate non avrebbero mostrato attività terapeutica e questo rafforzerebbero l’idea che l’integrità del fitocomplesso ed il processo fermentativo sarebbero essenziali per gli effetti clinici. Il vischio puo` potenziare anche gli effetti analgesici per stimolazione della secrezione di beta-endorfine.

I preparati vanno somministrati più precocemente possibile soprattutto per via sottocutanea 2-3 volte a settimana (sulla superficie di addome e cosce) per lunghi periodi, anche per qualche anno. Di solito la somministrazione viene fatta al mattino. La somministrazione orale (talvolta impiegata in neoplasie del sistema nervoso) sembra inattivare la frazione proteica responsabile degli effetti antitumorali. L’infusione endovenosa sembra esercitare una maggiore immunostimolazione. Si registra, in caso di risposta positiva, un aumento dei leucociti (soprattutto neutrofili) capaci di innescare una infiammazione acuta, considerata più utile della infiammazione cronica funzionale alla crescita tumorale.

La reazione alla iniezione dopo circa 24 ore può portare anche ad un rialzo febbrile, talvolta reazioni locali, attivazione di focolai infiammatori o allergie (con rash eritematoso, orticaria, prurito fino a reazioni generali tipo asma, dispnea e shock anafilattico); raramente si può arrivare a insufficienza circolatoria, arteriti o arresto cardiaco.

I preparati sono da considerare intrinsecamente potenzialmente tossici (specie nell’uso prolungato) e da utilizzare con cautela e la supervisione di medici esperti.

Tra l’altro anche l’ingestione delle bacche puo` dare gravi irritazioni delle mucose e intossicazioni.

Un recente studio (Stettin A. e al., 1990) avrebbe purtroppo evidenziato una certa tendenza dei preparati di viscum album ad indurre la formazione di anticorpi che inattiverebbero l’effetto dei preparati stessi.

Viene favorito il processo

 iDC (cellule dendritiche immature) –> mDC (cellule dendritiche mature attivate) –> attivazione e proliferazione delle cellule NK

A tal proposito la Commissione E tedesca nel 1984 sottolineava le proprieta` citostatiche ed immunostimolanti aspecifiche dimostrate in esperimenti su animali dagli estratti del vischio, fermo restando i rischi di infiammazioni locali anche gravi che potrebbero giungere fino alla necrosi. Anche certi vaccini batterici sembrano attivare questo stesso meccanismo, particolarmente utile dopo l’immunosoppressione da chemio- e/o radio-terapia.

Ricerche compiute alla Lucas Klinik in Svizzera, che si occupa anche della formazione dei medici alla terapia del vischio, hanno mostrato che un trattamento di almeno 4 settimane in pazienti con tumore al seno puo` effettivamente aumentare numero ed attivita` delle cellule NK nel sangue; non solo, ma a dosi adeguate (10 mg) gli effetti sembrano aumentare, con crescita anche di altre popolazioni linfocitarie come i linfociti T positivi alla perforina. La stimolazione dei monociti e` meno marcata, comunque l’immunomodulazione riguarda anche linfociti T e B, cellule dendritiche, granulociti, macrofagi e la secrezione delle citochine.

Il l’oligosaccaride ramnogalatturonico favorisce il rilascio di TNF-alpha (da monociti e macrofagi) e INF-gamma (dai linfociti T) e attiva le NK. La liberazione di interferone gamma, in particolare, favorisce la secrezione di Tumor Necrosis Factor (coinvolto nella infiammazione sistemica e nell’apoptosi) a da parte di macrofagi e monociti, forse essenziale per l’azione citotossica indiretta e della risposta antitumorale specifica ed aspecifica dei preparati di viscum album. Vi sarebbe anche stimolazione timica, effetto adiuvante della immunogenicità, aumento del rapporto T helper/T suppressor, stimolazione dell’emopoiesi midolare, influenza sul metabolismo di ferro e rame, con induzione dell’opsonizzazione della massa tumorale.

Ciò riveste una particolare importanza in quanto  è stata riscontrata una correlazione tra il livello di linfopenia e la prognosi della malattia tumorale, che migliora decisamente per valori oltre i 1000 microL, con aumento della durata dei periodi liberi da recidive.

Dati preliminari positivi sono stati evidenziati in particolare con tumori come quello del polmone e del seno (ed altri tumori femminili, come quelli di ovaio, endometrio e cervice), gastrointestinali (compresi quelli del pancreas, del colon-retto e metastasi epatiche), urogenitali (vescica, prostata, rene), ematologici (es. linfomi) encefalici e dermatologici (es. melanoma).

Sul melanoma, tuttavia, vi sarebbero anche evidenze negative.

Purtroppo l’efficacia clinica del vischio non sarebbe stata ancora completamente chiarita, non solo per la bassa qualita` degli studi ma anche per la mancanza di preparati standard e di protocolli condivisi di riferimento, tutto questo nonostante i tanti studi e trial compiuti, anche sottoposti a meta-analisi (Kienle 2007).

Tale risultato si allineava ad una revisione sistematica del 2003 (Ernst e coll.) che aveva selezionato 10 studi (con quasi 4000 pazienti) considerati di qualita` scadente e, tra l’altro, con alto livello di effetti collaterali (fino al 45 %).

Tuttavia un successivo studio multicentrico del 2004 (condotto in Germania e Svizzera su quasi 1500 pazienti) sul tumore al seno non metastatizzato avrebbe comunque evidenziato, in particolare

  • minore incidenza di effetti collaterali con le terapie convenzionali;
  • blocco della crescita della massa tumorale;
  • una sopravvivenza globale significativamente superiore.

Al momento FDA consente solo l’uso compassionevole dei preparati di vischio, alla stregua di un farmaco considerato ancora sperimentale; ne e` consentita l’importazione purché la fornitura personale non superi i 3 mesi di terapia.

La Commissione E tedesca indica l’impiego del vischio nella cura di malattie infiammatorie degenerative delle articolazioni, oltre che nel trattamento palliativo dei tumori maligni; tuttavia la stessa Commissione E non manca di sottolineare tossicita`, effetti collaterali e controindicazioni potenziali collegati all’uso del vischio.

TBC, ipertiroidismo, malattie infettive progressive e tumori cerebrali rappresentano una controindicazione al trattamento mentre estrema cautela ed attenzione richiedono i tumori del sangue. Nel caso del linfoma non-Hodgkin si e` infatti evidenziato come la liberazione di IL-6 dopo l’iniezione sottocutanea puo` favorire la crescita delle cellule neoplastiche. Possibili interferenze con farmaci immunosoppressivi e anticoagulanti. Le condizioni generali migliorano anche per miglioramento del tono dell’umore, della qualita` del sonno, dell’appetito, con calo degli episodi infettivi e maggiore tolleranza verso le terapie convenzionali; meno evidenti appaiono i benefici sulla sopravvivenza dei pazienti.

Tra gli estratti commerciali presenti sul mercato oltre a iscador (il piu` studiato), ci sono iscar, isorel, iscucin, helixor, eurixor, viscum abnoba, alcuni dei quali non fermentati (helixor, eurixor).

Purtroppo al momento i preparati iniettabili di vischio prodotti da Weleda sono disponibili solo sul mercato estero.

La standardizzazione in lectine degli estratti e` importante.

Tra i prodotti commerciali a base di viscum album innanzitutto quelli della Wala, casa antroposofica

  • viscum mali e planta tota 3 % unguento: consigliato nell’artrosi deformante e nelle discopatie;
  • viscum comp. fiale e globuli (con belladonna fermentata diluita D11 nelle fiale e D9 nei globuli): consigliati nell’ipertensione, nel cuore senile e nei postumi dell’ictus;
  • viscum/bryonia comp. globuli (con Bryonia cretica fermentata D3, Viscum album mali e planta tota ferm D2, peritoneo bovino D5 e Stannum metallicum D9): consigliato in caso di ascite, specialmente nel corso di patologie neoplastiche;
  • viscum/crataegus globuli (con viscum album tiliae e planta tota ferm D3, Crataegus laevigata/monogyna e foliis et fructibus ferm D2): consigliato in caso di cuore senile e sclerosi coronarica;
  • viscum/echinacea globuli (con viscum album mali ferm D1, Echinacea pallida e planta tota ferm T.M.): consigliato per stimolare le difese immunitarie e contrastare la debolezza in corso di malattie neoplastiche e a seguito delle conseguenze di chemio e radioterapia.

L’impiego in gravidanza e allattamento di tali preparati richiede parere ed attento controllo da parte di un medico.

 

Questo quindi il misterioso vischio, con la sua natura in bilico fra cielo e terra, tra vita e morte, capace di attrarre il nostro interesse come la vischiosita` appiccicaticcia del suo succo intriso di veleni ma anche di sostanze preziose per affrontare le terribili battaglie umane per sopravvivere alle malattie piu` implacabili.

 

 

 

 

Claudio Biagi
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia
Direttore Didattico del Campus.
doctorbiagi@gmail.com

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri.

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