Cristalloterapia: dall’analisi spettroscopica ipotesi per la costruzione di un modello scientifico

Premessa

Assumendo come razionale ed aderente al metodo scientifico l’affermazione “contra factum non valet argumentum” rileviamo come ammessi come reali i numerosi e documentati effetti benefici dei cristalli – sia di nessuna evidenza scientifica la derubricazione di tali fenomeni ad un generico “effetto placebo”. Val la pena di sottolineare che nel novero dei “placebi” la medicina ufficiale inserisce tutto ciò che non è ancora spiegabile con l’attuale paradigma che associa effetti noti e misurabili a cause altrettanto note, documentabili e ripetibili. Peraltro, con l’effetto placebo, si tendono a giustificare al massimo temporanei e parziali miglioramenti dai sintomi di alcune patologie, ma non certo la completa guarigione.

Diventa quindi imperativo, per un ricercatore, il tentativo di costruire modelli di funzionamento che spieghino, sulla base delle conoscenze note sulla struttura e sulle proprietà fisico-chimiche dei cristalli ed ipotizzando l’azione di meccanismi biologici plausibili, anche se non ancora completamente investigati, gli effetti complessivi osservati sull’entità biologica, rimandando a sperimentazioni successive l’approfondimento che permetta una completa ed esaustiva spiegazione delle diverse fasi che li determinano.

Richiami teorici sui cristalli

I cristalli, come qualsiasi struttura molecolare che si presenta come “solida”, possono vibrare secondo frequenze o modi propri di vibrazione. Questi modi possono facilmente essere rappresentati con i legami di tipo elettrico che si manifestano tra le molecole che occupano posti specifici del sistema geometrico ordinato che costituisce il “reticolo cristallino”, formato dalla ripetizione tridimensionale di un’unità strutturale (cella elementare) avente una forma geometrica semplice (per esempio, un cubo o un parallelepipedo) .

Attorno a queste posizioni gli atomi non sono fissi nelle rispettive posizioni di equilibrio ma oscillano intorno a queste. Ogni atomo non si muove indipendentemente dagli altri: i moti degli atomi sono collettivi e prendono il nome di modi normali di vibrazione, la cui forma dipende dall’energia potenziale tra gli atomi del reticolo e dai vincoli spaziali imposti dalla struttura geometrica e dalla sua simmetria.

A questi modi normali di vibrazione all’interno del cristallo si associano per comodità di calcolo nelle misure particelle virtuali ( o quasi-particelle) che, in analogia con quanto definito nelle onde elettromagnetiche, vengono chiamate fononi, ovvero quanti di onde sonore che si propagano all’interno del reticolo cristallino[1].

Spettri di emissione e di assorbimento dei cristalli e degli organi

Queste frequenze si aggiungono a quelle specifiche, di natura elettromagnetica, emesse dagli atomi o dalle molecole del cristallo, costituenti i relativi spettri, rappresentati con picchi e valli, ognuno dei quali è caratteristico delle molecole coinvolte.

Questi spettri, in generale, presentano picchi marcati nella zona del visibile quindi con frequenze tutte comprese intorno a 10 alla 14 hertz, come è facilmente rilevabile osservando i loro splendidi colori.

Nel campo degli organi e, in generale, dei tessuti organici, l’emissione di frequenze elettromagnetiche, utilizzata in diverse applicazioni di diagnosi in medicina, è a tutt’oggi oggetto di studi e ricerche. Nelle indagini termografiche, ad esempio, vengono misurate le frequenze elettromagnetiche caratteristiche emesse dagli organi e rilevate eventuali distorsioni, rispetto alla normale attività fisiologica, nelle temperature superficiali che a queste frequenze corrispondono[2],per rilevare eventuali focolai iperattivi o zone morfologicamente anomale.

L’ipotesi di base, per la ideazione di un modello di funzionamento della cristalloterapia, suffragata dall’esperienza millenaria nell’uso dei cristalli da parte di popolazioni di tutto il mondo, è che gli spettri in frequenza dei cristalli utilizzati siano sovrapponibili, in modo da presentare, con margini di errore accettabili, ad ogni picco di frequenza del cristallo, un analogo picco, o comunque un valore significativo, nella frequenza assorbita da parte dell’organo interessato.

Ad esempio se un cristallo di ambra viene indicato per migliorare le funzioni della milza è implicito che le frequenze fondamentali elettromagnetiche proprie del cristallo siano vicine come valore o almeno in parziale sovrapposizione con lo spettro in assorbimento della milza.

Questa ipotesi è ritenuta verosimile se si osserva che il range delle frequenze fondamentali emesse dagli organi complessi è all’interno di una zona compresa tra 10 alla 12 e 10 alla 13 hertz, ovvero uno o due ordini di grandezza minori rispetto alle frequenze proprie dei cristalli. Questa relativa difformità potrebbe far pensare ad un coinvolgimento rilevante delle armoniche superiori delle strutture biologiche nell’interazione con le onde del cristallo[3].

Inoltre val la pena di sottolineare che un’ erronea associazione tra cristallo ed organo, dovuta ad un mero errore di applicazione oppure ad impurità presenti nel cristallo, non presentando questa sovrapposizione, non avrà effetto sull’organo interessato, proprio come una chiave non apre la serratura se questa non corrisponde perfettamente alla sagoma inserita.

Interazione cristalli-organi: un modello di funzionamento

Considerando il quadro teorico che abbiamo sopra delineato, un modello di funzionamento dell’interazione organo-cristallo è costruibile mediante il fenomeno della biorisonanza. Si ricorda che la risonanza è un fenomeno naturale che esiste per tutti i tipi di fenomeni di carattere ondulatorio, siano essi di natura meccanica, quali il suono, che di tipo elettromagnetico, trovando numerosissime applicazioni sia nelle costruzioni meccaniche, negli strumenti musicali che nell’elettronica di consumo e professionale. Per riassumerne la proprietà essenziale è sufficiente fare riferimento alla capacità che ha ogni corpo di oscillare con la sua frequenza propria, caratteristica del corpo stesso e dipendente dal materiale cui è costituito e dalla sua geometria, quando viene investito da un’onda, proveniente da una sorgente esterna, con frequenza propria uguale o abbastanza vicina a quella del corpo esaminato.

In caso di problemi fisici, ancora non identificabili come malattia vera e propria, la frequenza propria dell’organo sofferente modifica il suo valore proprio a causa del processo nocivo in corso.

Il cristallo inviando la frequenza fisiologica ne permette progressivamente il riequilibrio, per risonanza, agendo, come sopra decritto, soprattutto attraverso le armoniche dell’organo interessato, fin modo che le oscillazioni si accordino, eliminando spontaneamente quelle anomale.

Questo meccanismo spiegherebbe anche la necessità di ricorrere a più sedute terapeutiche in modo da facilitare il graduale riadattamento cellulare ed il ripristino progressivo dell’equilibrio fisiologico.

Sono necessari ulteriori studi e ricerche per comprendere il comportamento dei fononi dei reticoli cristallini nella trasmissione energetica, essendo stati studiati teoricamente soltanto in modelli estremamente semplificati; intuitivamente e,sulla base di analogie con le modulazioni delle onde radio, utilizzate nella trasmissione dei suoni, si può ipotizzare un loro probabile ruolo nella modulazione delle frequenze di risonanza del cristallo, in modo da facilitare la trasmissione dell’informazione contenuta.

Prof. Luciano D’Abramo


[1]     Si veda per maggiori informazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Fonone

[2]     Applicando la legge che regola l’emissione di frequenze in dipendenza dalla temperatura ( legge di Wien), ad esempio, ad una temperatura di 37 gradi centigradi corrisponde una frequenza elettromagnetica di 3 x 10 alla 13 hertz, frequenza tipica del range dell’infrarosso.

[3]     Un’onda di una certa ampiezza e frequenza è sempre scomponibile, infatti, mediante il teorema di Fourier, in onde di ampiezza minore e frequenza multipla ( le cosiddette armoniche superiori)

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri ora Campus FRAMENS, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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