Stati di coscienza e benessere

E’ noto che, sin dal suo sviluppo iniziale, la Fisica classica ( Galilei, Newton, Cartesio…) non si è quasi mai  interessata allo studio dei fenomeni che avvengono negli esseri viventi, limitandosi a verificare per essi la validità dei suoi principi basilari descritti per la materia “inanimata”. In particolare la non applicabilità, agli esseri viventi, del secondo principio della termodinamica che prevede, in assenza di fornitura di energia dall’esterno,  stati termodinamici che vanno dall’ordine al caos, ha impedito la prosecuzione di studi in tal senso, consegnando  nei fatti lo studio del “vivente”  a discipline quali la biologia, la medicina, la chimica, e, più recentemente, la biochimica e la psicologia.

Ma a porre la fisica  ai margini degli studi sulla materia vivente è stato uno dei pilastri fondamentali del metodo scientifico moderno, ovvero l’assunto secondo il quale le teorie fisiche, per essere valide, devono essere verificabili sperimentalmente su sistemi dello stesso tipo, fornendo grandezze fisiche risultanti dalle misure, comparabili entro i margini di errore, indipendentemente dal luogo e dal tempo in cui le misure stesse vengono eseguite.

In altri termini una teoria fisica, per essere valida, deve fornire risultati  “oggettivi”, escludendo la soggettività dello sperimentatore , intesa come possibilità, da parte del soggetto che opera la misura, di poter fornire “letture” diverse dei risultati.

Se aggiungiamo poi l’estrema difficoltà di ricondurre  la complessità dei  fenomeni osservati in natura a leggi semplici e verificabili sperimentalmente, possiamo comprendere perché l’attuale metodo scientifico si basi sul riduzionismo, teso a scomporre in parti sempre più isolabili il sistema sotto osservazione e sulla analiticità  che ne consegue. Queste considerazioni spiegano la grande importanza ed il notevole sviluppo che hanno avuto fino ai giorni nostri, specie in sistemi complessi quali quelli biologici, la biologia molecolare e la biochimica.

A questo metodo analitico-riduzionista sfugge inevitabilmente una completa e soddisfacente descrizione del fenomeno “coscienza”, intesa

come  fenomeno di sintesi, assolutamente “soggettivo”, in quanto unico per ogni soggetto, degli stimoli nervosi di origine fisico-chimica,  presenti nella mente-cervello che ne costituisce l’apparato fisico preposto alla sua percezione.

Il fenomeno della coscienza, pertanto, non  è in alcun modo riconducibile al comportamento dei suoi componenti elementari, oggetti elettivi di studio con il metodo analitico ( neuroni, neurotrasmettitori ecc..).

Ma a  mettere in crisi l’intero paradigma  connesso al modo attuale  di fare scienza, che pur ha contribuito enormemente nella costruzione del mondo “tecnologico” così come oggi lo viviamo nella nostra società, è stata la Fisica quantistica che con le sue esperienze controintuitive  ha rimesso prepotentemente in gioco il ruolo dello sperimentatore.

Infatti, secondo l’interpretazione del cosiddetto Gruppo di Copenaghen, costituito da alcuni dei padri fondatori della Meccanica Quantistica ( Bohr, Heisenberg,Pauli, Dirac, Born..…) colui che osserva il fenomeno assume un ruolo determinante nello svolgimento della misura e dunque nel risultato della stessa.

La teoria quantistica fornisce  molti risultati sperimentali che, almeno nell’esame del mondo microscopico, contraddicono il senso comune e, di conseguenza, è stata oggetto di diverse interpretazioni con il tentativo di ricondurla a schemi con  cui usualmente percepiamo la realtà ma, poiché  tutte queste interpretazioni inevitabilmente coinvolgono aspetti soggettivi, l’attuale paradigma su cui si poggia il metodo scientifico si è dimostrato necessariamente insufficiente.

Peraltro,come osservato da recenti rivisitazioni epistemologiche sul fine ultimo della scienza, questo dovrebbe essere orientato al benessere complessivo dell’individuo  e della società di cui fa parte e dunque dovrebbe contemplare anche la sua parte più soggettiva, composta da sensazioni e sentimenti che trovano un  importante riscontro nella definizione dei meccanismi di percezione degli stati di “coscienza”.

La crisi del metodo scientifico attuale, generata da queste forti contraddizioni, ha prodotto a sua volta nuovi impulsi e stimoli per dar vita  a ricerche ed approfondimenti sull’origine e sui meccanismi di formazione della coscienza nelle strutture “viventi”, le uniche che la presentano.

Un ‘area di queste ricerche, nella quale sono stati conseguiti interessanti risultati, è rappresentata dagli studi sull’emissione di onde elettromagnetiche da parte  dei due emisferi , sinistro e destro, del cervello, ciascuno dei quali è deputato normalmente allo sviluppo di pensieri, sensazioni ed attività di differente qualità: l’emisfero sinistro è orientato alle attività  di tipo pratico, di analisi logica, di calcolo, mentre l’emisfero destro presiede alle attività seguenti ad impulsi di natura emotiva, ad attività che presiedono alla  creatività artistica ed immaginativa ed  all’intuizione che non  segue percorsi logici prestabiliti.

L’analisi di queste onde, effettuata con apparati tecnologici tradizionali, mostra il tipo di attività mentali riconducibili al particolare stato di coscienza del soggetto analizzato. La distinzione tra stati di coscienza diversi è propria della cultura  cui fa riferimento il soggetto che li sperimenta, ma sicuramente si possono sempre distinguere  lo stato di coscienza ordinario (veglia) dallo stato di sogno in cui la parte logico-deduttiva viene meno. Tra questi due stati è anche possibile sperimentare, sia pure con sfumature diverse, uno stato di trance o ipnosi, nel quale la coscienza non rileva atti e stimoli provenienti dall’ambiente esterno ma è piuttosto rivolta sulle reazioni , principalmente di natura emotiva ed immaginativa, che avvengono al proprio interno.

Più precisamente, con l’ausilio delle esperienze di alcune discipline di origine orientale, prodighe nelle tecniche di condizionamento degli stati della mente, si è osservato che predisponendo la mente a sperimentare uno stato di vuoto mentale, le onde  di tipo “alfa”, caratteristiche di uno stato di rilassamento, si fanno più numerose ed aumentano di intensità. Diversamente, le onde di tipo “ beta”, caratteristiche di un’attività prevalente dell’emisfero sinistro, diminuiscono in  numero ed ampiezza.

A questi stati corrispondono attività chimiche, misurate mediante i consueti sistemi analitici rilevando tassi ormonali presenti nel sangue, in linea con stati fisiologici collegati a  condizioni di salute e sensazioni  di benessere generale. Ad esempio, il cortisolo, l’ormone dello stress, rilevato prima e dopo una meditazione guidata, mostra una netta diminuzione del suo valore, specie se inizialmente elevato, al termine della seduta.

Se vengono praticate particolari tecniche di meditazione, i due emisferi cerebrali sincronizzano le loro attività neurologiche e lo stato di benessere aumenta favorendo una percezione della realtà più conforme a pensieri ed azioni di condivisione con gli altri ed  in  maggiore armonia con il mondo esterno.

La fisica, estromessa, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, dallo studio dei sistemi viventi, ne rientra a questo punto con pieno titolo, per di più, nell’aspetto finora più critico: la comprensione dei fenomeni collegati alla coscienza.

Concludo riportando una frase di Erwin Schrödinger, uno dei padri della Fisica quantistica, tratta dal suo libro “Che cos’è la vita?” che appare quanto mai profetica:

“La coscienza è il teatro, e precisamente l’unico teatro su cui si rappresenta tutto quanto avviene nell’Universo, il recipiente che contiene tutto, assolutamente tutto, e al di fuori del quale non esiste nulla”.

 

 

Prof. Luciano D’Abramo

Laureato  in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto  per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili  collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica.

Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche.

Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie  della Fisica applicate ai  sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della  medicina naturale.

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica.Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche.Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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