Vasculopatie e insufficienza circolatoria periferica in MNC (parte 1)

Introduzione

Le vasculopatie periferiche sono caratterizzate da una riduzione del flusso ematico, solitamente su base aterosclerotica, degli arti inferiori, superiori ed anche del tronco; in realta` nell’ostruzione oltre a fattori strutturali (degenerazione delle pareti vasali) possono essere dovute anche a fattori funzionali (spasmi).

La degenerazione vasale, all’origine del restringimento, non comprende solo la deposizione di colesterolo e sali di calcio sulle pareti vasali, ma anche altri fenomeni come la displasia delle fibre muscolari vasali.

Il distacco e la traslocazione di frammenti lipidici di ateromi, la formazione improvvisa di un coagulo o trombo a causa di

  • aritmie atriali
  • turbe della coagulazione
  • processi infiammatori

possono essere i fattori critici che fanno precipitare il deficit circolatorio innescando l’ischemia ad esiti talvolta fatali.

L’insufficienza venosa cronica o IVC e` patologia molto diffusa che colpisce almeno il 10 % degli uomini e piu` del 20 % delle donne (soprattutto tra la quinta e la sesta decade di vita); le differenze di incidenza tra uomini e donne sono meno marcate al sopraggiungere dell’eta` avanzata; secondo altre stime circa un terzo della popolazione adulta soffrirebbe di questo problema.

Consiste in un deficit del ritorno venoso dalle estremità inferiori, che col tempo, da semplice fastidio o problema estetico, comporta conseguenze serie con ipossia, ulcere, ecc.

Purtroppo sembra che la patologia, spesso per lungo tempo asintomatica o con sintomi poco evidenti (sembra che l’ostruzione, per diventare sintomatica, debba superare il 70 % circa),  colpisca oggi più frequentemente di ieri anche soggetti piu` giovani.

Se il processo ostruttivo è graduale il potenziamento di circuiti vascolari collaterali puo` compensare piu` o meno parzialmente il deficit circolatorio stabilito dall’ostruzione, ritardando la diagnosi.

La claudicatio intermittens è uno dei sintomi più comuni della vasculopatia periferica, con crampi, dolori, stanchezza muscolare delle gambe, tutto aggravato dal movimento e migliorato dal riposo; nei casi più gravi il dolore persiste a riposo e può anche ostacolare il sonno.

In una visione complessiva del problema e non banalmente “distrettuale” un deficit di circolazione e microcircolazione è una seria questione di terreno che riguarda tutto l’organismo ed ha ripercussioni funzionali (e disfunzionali) in particolare su organi ed apparati nei quali l’efficacia della perfusione sanguigna e` decisiva per assicurarne la piena efficienza; da ciò ne deriva che i rimedi fitoterapici impiegati in questo contesto hanno profonde e significative ripercussioni su tutto il benessere dell’organismo.

Basta pensare ai rilievi sperimentali positivi di preparati di vitis vinifera sulle cardiopatie ischemiche o della troxerutina sulle retinopatie ischemiche.

geralt / Pixabay

L’enorme rete capillare (circa 600 metri quadri) è fondamentale non solo per regolare gli scambi di metaboliti e nutrienti di tutti gli organi e apparati ma anche per la regolazione della pressione e della perfusione del sangue.

Il sistema venoso, rispetto a quello arterioso, rappresenta una rete più complessa ed irregolare, che si articola in

  • vene profonde poste nelle masse muscolari (le piu` importanti per il ritorno venoso)
  • vene superficiali sottocutanee
  • vene perforanti, che stabiliscono una rete di raccordo tra vene superficiali e profonde.

Nel ritorno venoso giocano un ruolo importante i vasi, le valvole unidirezionali a cuspide, le masse muscolari (attivate dal movimento).

La struttura della vena mostra tre strati o tonache

  • avventizia (connettivale) più esterna
  • media (muscolare)
  • intima (epiteliale)

il cui corretto trofismo è essenziale al funzionamento della “pompa venosa” che assicura il ritorno venoso.

Sul piano eziologico nella IVC spesso si associano una componente organica, legata ad autentiche patologie venose (es.  varici, tromboflebiti, ecc.) al sovraccarico funzionale legato al mantenimento di errate posture.

I danni permanenti alle valvole, che perdono di continenza, ed alle pareti vasali innescano ulteriori processi degenerativi a carico dei tessuti e della cute interessata dal danno vascolare; la lesione vasale, unitamente al rallentamento del flusso, eventuali processi infiammatori (flebiti) e eccessiva coagulabilità del sangue, può concorrere a determinare la formazione di trombi (tromboflebite).

Ipertensione venosa e alterazioni strutturali delle valvole venose riducono quindi il ritorno sanguigno e favoriscono la stasi; la stasi venosa porta a dilatazione, lisi enzimatica della parete venosa, edema e aggravamento.

L’IVC puo` dunque determinare la tromboflebite ma quest’ultima concorre ad aggravare l’IVC stessa (circolo vizioso).

Sintomi e segni tipici ingravescenti

  • senso di pesantezza degli arti inferiori
  • gonfiore, specialmente alle caviglie
  • crampi (specialmente di notte)
  • pruriti, formicolii
  • bisogno di muoversi

fino ad arrivare a

  • comparsa di varici (scompenso microcircolatorio conclamato)
  • senso di calore, bruciore, dolore (fitte)

e, successivamente

  • discromie cutanee
  • lesioni trofiche
  • edema pericapillare
  • eczema da stasi
  • flebiti, trombosi
  • ulcerazioni, emorragie.

La cute può apparire fredda, lucida, secca, desquamata, screpolata, facile ad ulcere e ad infezioni che non guariscono facilmente.

L’ostruzione completa, improvvisa, dell’arteria di un arto comporta pallore, colorito bluastro, dolore intenso e richiede immediate misure mediche di emergenza.

Purtroppo l’ostruzione e l’ischemia possono riguardare vari organi ed apparati.

E` fondamentale intervenire più precocemente possibile, vista la sostanziale irreversibilità delle fasi avanzate della malattia.

Le varici (capillari vasodilatati tortuosi ed evidenti) possono essere più superficiali o primarie, oppure secondarie, riguardanti il circolo più profondo; per questo l’IVC può essere presente anche in assenza di varici o capillari evidenti; le varici si manifestano e si sviluppano con l’avanzare dell’eta`(molto rare nell’infanzia) specialmente nei soggetti con predisposizione ereditaria.

Le tromboflebiti superficiali, rispetto a quelle delle vene profonde, producono, solitamente, un’infiammazione più pronunciata, spesso improvvisa, con adesione di trombi alle pareti venose; in tal modo, anche se il trombo produce più dolore e gonfiore, a causa della minor consistenza della tonaca muscolare nelle vene superficiali, ha una minore mobilità e tendenza ad indurre embolie.

In ogni caso stasi venosa, infiammazione, danno capillare ed edema, nel tempo producono danni ai tessuti circostanti per ipossia e riduzione del flusso di nutrienti.

 

Purtroppo c’è ancora molto da fare nella diagnosi e terapia di questo problema, tuttavia molti rimedi di origine vegetale possono svolgere un ruolo significativo nella terapia e, soprattutto, nella prevenzione che resta un aspetto fondamentale da affrontare nei modi e nei tempi adeguati, anche agendo su fattori di rischio come

  • familiarità, anomalie ortopediche
  • dieta scorretta (es. eccesso di alcolici, di grassi animali, di sale, scarso apporto di vegetali e fibre, ridotto apporto idrico)
  • sovrappeso
  • stitichezza cronica, che ostacola il ritorno venoso a livello addominale e puo` anche favorire le emorroidi
  • terapia contraccettiva o ormonale estrogenica
  • abuso di fumo e/o alcolici
  • indumenti inadatti (es. troppo attillati, tacchi alti, ecc.)
  • sedentarietà, errori di postura
  • alterazioni ematologiche (es. nella capacità di coagulazione)
  • esposizione eccessiva al calore.

Le vasculopatie obliteranti sono più frequenti in soggetti con predisposizione familiare a certe alterazioni della lipidemia come

  • ipercolesterolemia
  • ipertensione
  • arteriosclerosi
  • iperomocisteinemia
  • alterazioni glicemiche
  • alterazioni della VES, della proteina-C reattiva

fattori che possono anche aggravare la malattia stessa.

La gravidanza (specialmente nei primi due trimestri) e a menopausa rappresentano purtroppo momenti particolarmente favorevoli all’insorgenza o all’aggravamento di problemi di IVC (per queste fasi l’approccio gemmoterapico e omeopatico rappresentano una risorsa non trascurabile).

Il trattamento, in particolare, del sovrappeso (e degli eventuali dismetabolismi a carico dei lipidi e dei glucidi) rappresenta un fondamentale approccio complementare al trattamento specifico delle turbe vascolari periferiche.

Tali fattori di rischio non vanno sottovalutati anche perchè rappresentano variabili favorevoli anche a situazioni morbose piu` serie come la trombosi venosa (complicazione della IVC).

Elementi diagnostici

  • rilevazione del polso arterioso (oltre il livello di ostruzione)
  • auscultamento con fonendoscopio di eventuali soffi a livello delle ostruzioni arteriose
  • osservazione della cute degli arti
  • eco-doppler (eventualmente sotto sforzo)
  • radiografie, angiografie.

Sono state proposte varie classificazioni ma nessuna è considerata ufficiale, anche se quella di Widmer è una delle più usate a livello pratico.

Molto rigorosa e importante, stabilita nel 1994 (American Venous Forum) la classificazione CEAP, in 6 stadi, che tiene conto di

  • manifestazioni cliniche (C)
  • eziologia (E)
  • distribuzione anatomica (A)
  • condizioni fisiopatologiche (P);

secondo tale classificazione abbiamo

  • stadio 0: assenza di segni clinici;
  • stadio 1: comparsa di teleangectasie (confluenza di venule superficiali dilatate di < 1 mm);
  • stadio 2: comparsa di vene varicose (vene sottocutanee dilatate e di calibro dai 3 mm in su)
  • stadio 3: edema;
  • stadio 4: distrofismi su base venosa (es. pigmentazioni, eczemi, ipodermiti);
  • stadio 5: presenza di ulcere cicatrizzate;
  • stadio 6: presenza di ulcere in fase attiva.

Tra i rimedi impiegati, soprattutto sintomatici, in medicina convenzionale

  • chirurgia (es. asportazione varici o “stripper”, legatura delle safene, angioplastica)
  • sclerotizzanti (varici)
  • terapia elastocompressiva (circolo profondo): la compressione riguarda sostanzialmente il muscolo del polpaccio
  • vasoprotettori
  • antiinfiammatori
  • diuretici

accanto a procedure comportamentali (es. riposo con gambe sollevate).

Può essere utile l’assunzione di integratori come vitamina C ed E, grassi della serie omega 3.

Le ulcere varicose, molto frequenti fra gli anziani, difficili da cicatrizzare, possono favorire l’insorgenza di infezioni.

 

Claudio Biagi

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri.

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