Alcune piante esotiche di antico e rinnovato interesse erboristico

Il fegato è al centro dell’azione di tutte queste piante, soprattutto impiegate in Oriente (e non solo), che integrano tale azione con altre importanti azioni di sostegno.

Phyllantus Niruri – Euforbiacea
Pianta della medicina tradizionale brasiliana (popolarmente denominata spaccapietra), cresce anche in Asia e nel Sud dell’India, mentre negli Stati Uniti si trovano specie congeneri molto simili per aspetto e proprietà.
Tradizionalmente impiegata come astringente, diuretica ed antilitiasica, in affezioni biliari, polmonari, varie forme infettive del tratto urinario ed anche respiratorio.
Contiene una sostanza amara (fillantina), tannini, resina, sali di potassio.
In India una specie congenere, il P. amarus (contenente alcaloidi, terpeni, lignani e flavonoidi), da secoli è impiegata (utilizzando un po’ tutta la pianta) negli usi più svariati:

  • affezioni del tratto genitourinario
  • disturbi dell’alvo intestinale
  • dismetabolismi
  • problemi cutanei (vulnerario).

A tale congenere vengono riconosciute tre azioni fondamentali

  • 1. epatoprotettrici (tende a normalizzare i valori delle transaminasi)
  • 2. anti-mutagena onco-preventiva.
  • 3. antivirale (anti NBV)

Hanno trovato un certo riscontro le sue proprietà diuretico-diaforetiche, tonico-stomachiche e colagoghe, emmenagoghe.
Sembra, in particolare, confermata la sua azione migliorativa nell’urolitiasi (pare soprattutto ossalica), per un effetto diretto sull’escrezione endogena di inibitori proteici della litogenesi (i quali agirebbero rivestendo i cristalli contrastandone l’aggregazione e la formazione dei calcoli).
In studi sull’uomo ha aumentato il numero di pazienti senza calcoli e ha diminuito i tempi di eliminazione dei calcoli stessi.

Picrorhiza kurroa – Scrofulariacee
Pianta amara (il nome indica appunto una “radice amara”) originaria del Nord dell’India (cresce ad altitudini piuttosto elevate), in cui è impiegata da sempre in affezioni respiratorie (asma, bronchiti), digestive, epatiche (è un componente fondamentale delle tisane ayurvediche per il fegato), cutanee (eczemi), anemie, artropatie, candidosi, ecc.
Se ne impiega soprattutto il rizoma essiccato.
Nel fitocomplesso troviamo:

  • glicosidi iridoidici (kutkina); in India è stato sperimentato con successo nelle epatopatie un estratto standardizzato al 60 % in glicosidi iridoidici (Picroliv)
  • glicosidi triterpenici amari;
  • glicosidi fenolici; tra questi vi è l’androsina, con azione anti-PAF ed antistaminica, evidenziata sia con alcuni studi su modelli animali e sull’uomo (ma ancora da approfondire).

Sperimentalmente ha mostrato soprattutto promettenti ed interessanti azioni

  • 1. epatoprotettiva (secondo alcuni studiosi sarebbe più potente della silimarina), proteggendo il tessuto epatico dai danni da varie sostanze tossiche come D-galactosamine, aflatossine, paracetamolo, antibiotici, tetracloruro di carbonio, etanolo, alcaloidi pirrolizidinici, falloidina; pochi studi ma promettenti indicherebbero una certa utilità della pianta anche nei riguardi dell’infezione da HBV; il meccanismo d’azione per l’epatoprotezione sarebbe correlato all’azione antiossidante (protezione delle riserve di glutatione), stimolante della rigenerazione epatica, antiinfiammatoria;
  • 2. coleretica ed anticolestatica, favorendo la riduzione ematica delle transaminasi epatiche e della bilirubina; l’azione è stata evidenziata in particolare verso la colestasi indotta da paracetamolo e etinilestradiolo.

Può dare ad alte dosi modesti disturbi gastrointestinali e/o cutanei.

Lagerstroemia speciosa (Banaba) – Lythraceae
Pianta spontanea nelle regioni insulari e peninsulari del Sud-est Asiatico, fino al continente Australiano ed alle Isole del Pacifico,  tradizionalmente se ne impiega la foglia in varie condizioni dismetaboliche caratterizzate da iperglicemia.
Il fitocomplesso ha evidenziato la presenza di:

  • molecole triterpeniche , tra cui l’acido corosolico (che sembra avere l’importanza maggiore sull’effetto complessivo della pianta), in percentuale almeno dell’1%, acido maslinico;
  • molecole polifenoliche flavonoidiche (campferolo) o tanniche, tra cui lagerstroemin, flosin B, reginin A (derivati dell’acido ellagico e sinergici con l’acido ellagico), e lagertanninn.

Su questa pianta sono stati eseguiti, soprattutto in Giappone, una serie di studi in vitro (su cellule tumorali di Helich e su adipociti), in modelli animali (topi e conigli) ed anche a livello clinico (3 studi su soggetti diabetici, anche in doppio cieco, riguardando complessivamente circa una cinquantina di pazienti) che hanno suggerito le seguenti azioni:

  • 1. ipoglicemizzante dose-dipendente; sembra manifestare un’azione insulino-simile di incremento del trasporto endocellulare di glucosio; tale azione si accompagnarebbe, secondo alcune evidenze, ad una certa riduzione della secrezione insulinica (“effetto risparmio”) ed “effetto memoria” che favorisce un migliore controllo glicemico all’organismo anche nei giorni successivi alla somministrazione dell’estratto; l’effetto sarebbe più marcato in presenza di un veicolo oleoso;
  • 2. inibizione della differenziazione degli adipociti (a differenza dell’insulina);
  • 3. inibizione dell’acumulo di lipidi a livello epatico con miglioramento dell’assetto lipidico complessivo.

Può risultare utile nelle strategie di riduzione ponderale e negli individui predisposti alla sindrome X, mentre occorre cautela nei soggetti in terapia antidiabetica in mancanza di dati sufficienti ad una terapia combinata.
L’estratto di banaba non ha evidenziato, fino a livelli di dosaggio (di acido corosolico) inferiori ai 50 mg  effetti nocivi nè acuti nè cronici, tuttavia va sconsigliato in tutti quei casi in cui potrebbe risultare dannoso un improvviso calo glicemico.

Andrographis paniculata – Acantaceae
Altra pianta del Sud-Est Asiatico, erbacea annuale, impiegata tradizionalmente per svariate proprietà che gli vengono attribuite: amare, antimalariche, analgesico-antiinfiammatorie, febbrifughe, antiaggreganti piastriniche (ed antitrombotiche), antidiarroiche, epatoprotettive, antiulcerogene, antibatteriche, antivirali (es. herpes), antielmintiche, antitumorali, anticoncezionali, persino (in Malaysia)  nell’ipertensione e nel diabete.
Presentano una certa frequenza le applicazioni nel campo delle affezioni respiratorie e delle malattie da raffreddamento.
Talvolta la si impiega come pianta di complemento (o adulterante)  di altre piante amaro-epatoprotettive e febbrifughe tipo la Swertia chirata (Gentianacea), con proprietà molto simili; nella medicina ayurvedica rientra in almeno 26 formulazioni, nella medicina cinese è considerata un “rimedio freddo” capace di allontanare l’eccesso di calore e di tossine e nella Farmacopea Tailandese viene ricompresa nella lista delle droghe considerate essenziali.
Nel fitocomplesso di questa pianta sono stati isolati diversi principi attivi:

  • diterpenoidi amari e relativi glicosidi (nelle parti aeree), tra cui l’andrographolide (lattone diterpenico); la stabilità e la biodisponibilità di questa frazione appare importante per gli effetti complessivi della pianta;
  • derivati flavonici (nelle foglie), specialmente 2′-ossigenati, come oxylin e wagonin;
  • flavonoidi e relativi glicosidi (nel rizoma) tipo andrographidine A-F.

Varie azioni dell’estratto di questa pianta sono oggetto di osservazione.

  • 1. immunomodulante, antivirale, antiprotozoaria ed antitumorale: l’andrographolide (e, probabilmente, sostanze correlate) in modelli animali ha stimolato la produzione di anticorpi ed ha ritardato la risposta di ipersensibilità verso emazie eterologhe; nel complesso sembrano quindi attivate risposte specifiche (anticorpi e citochine come interferoni alfa e gamma, TNF-alfa, IL-2) che non specifiche (macrofagi, natural killer); sembra utile coadiuvante nelle strategie antivirali (es. HIV, virus erpetici), probabilmente anche per una interferenza nell’attività di alcuni enzimi chiave nella replicazione virale; studi clinici hanno mostrato, in pazienti con aids, un certo aumento dei linfociti CD4+; in vitro si è dimostrata anche una certa azione citotossica ed antitumorale (es. su linee cellulari di leucemia mieloide cronica, carcinoma epidermico, melanoma, tumore del colon e della prostata), correlata all’induzione della proteina inibente p27 ed alla ridotta espressione della kinasi 4 – ciclino-dipendente (CDK4), con arresto del ciclo cellulare in G0/G1 e facilitazione dei processi di apoptosi (collegati ad attivazione di caspasi-3 e caspasi-8, ed ai cambiamenti del livello ossidativo intracellulare); l’azione diretta sembra rinforzata dall’azione indiretta di stimolazione dell’azione citotossica linfocitaria; ha manifestato, infine, un certo effetto inibitorio sulla moltiplicazione di talune varietà di Plasmodium che, secondo alcuni, sarebbe in relazione con l’interferenza nei riguardi dell’enzima chiave antiossidante superossido-dismutasi (SOD);
  • 2. antiinfiammatoria ed antipiretica: su modelli di laboratorio si è visto che l’andrographolide ha inibito la risposta febbrile indotta da svariati pirogeni batterici o chimici, con una potenza simile a quella dell’acido-acetilsalicilico (mentre la potenza antiflogistica evidenziata non sembra dello stesso livello); la stessa sostanza è anche in grado di esercitare una serie di azioni inibenti sull’espressione di enzimi proinfiammatori (es. COX2), sull’azione del TNF-alfa sull’adesione delle molecole ICAM-1 (e l’adesione dei monociti all’endotelio), sulle sintasi inducibili dell’ossido nitrico iNOS e sul legame del fattore NF-kB al DNA, sulla migrazione ed adesione dei macrofagi, tutti aspetti chiave del fenomeno infiammatorio; tuttavia alcuni studiosi, sulla base di alcune evidenze sperimentali, ritengono essenziale per l’effetto antiflogistico un’azione surrenalica; inoltre l’andrographolide ha evidenziato anche un’effetto di contrasto verso l’edema dovuto a varie cause (carragenina, nistatina, caolino);
  • 3. antidissenterica: estratti della pianta hanno effettivamente mostrato, in studi clinici in doppio cieco, una attività paragonabile alla loperamide su diarree dovute a E. coli;
  • 4. pettorale: l’azione immunomodulante-antivirale e quella antiflogistica potrebbero essere all’origine dei benefici tradizionalmente attribuiti alla pianta nel migliorare i soggetti con affezioni respiratorie; in effetti si è visto che gli estratti della pianta sono superiori al placebo nel moderare i sintomi soggettivi nelle sindromi respiratorie superiori non complicate (raffreddore in special modo);
  • 5. sul sistema nervoso centrale:
    – neuroprotettiva: è conseguenza del fatto che il fenomeno infiammatorio gioca un ruolo importante in alcune malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson; si è evidenziata una certa azione protettiva nei confronti di cellule nervose (neuroniche e gliali) riguardo alla neurotossicità indotta da lipopolisaccaridi; altri studi hanno mostrato una certa azione moderatrice sull’attivazione delle cellule T (con riduzione della secrezione di interferone gamma e interferenza sulla fosforilazione delle ERK1/2) che si osserva in modelli sperimentali di encefalopatia autoimmune;
    – depressiva, con sedazione, analgesia, ipotermia, miorilassamento, riduzione della coordinazione motoria in alcuni esperimenti su modelli animali;
  • 6. epatoprotettiva: l’andrographiside e il neoandrographolide (altre molecole diterpeniche) hanno mostrato efficacia nel proteggere il fegato di topi e ratti da sostanze epatotossiche (come il tetracloruro di carbonio, paracetamolo, gallattosamina, malonil-dialdeide); l’estratto è in grado di aumentare, in modo dose-dipendente, il flusso biliare, la produzione di sali biliari ed il peso del fegato in animali da esperimento; rappresenta l’indicazione fondamentale nella medicina tradizionale ayurvedica; probabilmente tale azione è connessa anche ad un’azione antiossidante generale e di cattura di radicali liberi, oltre che di stimolazione della funzione biliare; nei pazienti essa contribuisce alla ripresa dell’appetito, ad una migliore digestione e tono generale dopo varie malattie;
  • 7. antiiperglicemica: un estratto acquoso in esperimenti su modelli animali (ratti) ha mostrato di contrastare, in modo modesto (un effetto maggiore sarebbe presente nell’estratto con solventi meno polari), l’incremento glicemico dopo somministrazione di glucosio, mentre non ha alterato l’iperglicemia indotta da adrenalina e i livelli glicemici a digiuno; secondo alcuni studiosi potrebbe interferire sull’assorbimento intestinale del glucosio; gli estratti cloroformici standardizzati potrebbero rappresentare degli interessanti, ancorchè costosi, rimedi utili per il trattamento degli stati iperglicemici, tuttavia c’è da attendersi anche potenziali e più seri effetti indesiderati;
  • 8. cardiovascolari (azioni non attribuibili all’andrographolide): alcuni studi indicano un’azione antiossidante, antisclerotica ed endotelio-protettiva, di prolungamento dei tempi di coagulazione; l’estratto è in grado di abbassare la pressione agendo, più che sul cuore, sui gangli autonomi e sulle fibrocellule muscolari lisce (alfa recettori adrenergici, recettori istaminici) con azione vasodilatatrice; in animali da esperimento ha favorito il recupero miocardico post-infartuale, attivando anche la fibrinolisi;
  • 9. contraccettiva ed abortiva: l’andrographolide per via iniettiva ha mostrato, sia in topi maschi che in topi femmina, di ridurre la fertilità; questi effetti, di cui sono ignoti i meccanismi, sarebbero esenti da tossicità a livello testicolare (nei maschi) mentre nelle femmine ci sarebbe un’interferenza sui livelli di progesterone; l’assunzione in gravidanza dovrebbe, in ogni caso, essere evitata.

Vi sono ancora pochissimi studi sulla tossicità e sulle interazioni con altri farmaci delle preparazioni di questa pianta.
Nelle medicine tradizionali Indiana, Cinese e Tailandese la pianta viene considerata sicura.
L’andrographolide è rapidamente ed estensivamente metabolizzato negli esseri viventi, fino ad essere eliminato per circa il 90 % entro le 48 ore in forma solfata o coniugata con acido glucuronico o cisteina (alcuni cataboliti sembrano ancora parzialmente efficaci come antiinfiammatori).
Recenti evidenze su colture cellulari di epatociti hanno mostrato una interferenza di estratti della pianta (compresi andrographolide e similari) sull’attività degli enzimi metabolici epatici di fase I (isoforme del citocromo P450: CYP1A1 e CYP2B10) e fase II (come il glutatione-S-transferasi).
In modelli sperimentali l’azione antiflogistica si è mostrata assolutamente priva di effetti ulcerogeni.
Non sono noti, al momento, effetti teratogeni.
Negli studi clinici (la maggior parte della durata non superiore alle due settimane) gli effetti secondari riportati sono infrequenti, leggeri ed autolimitanti e comprendono allergie, affaticamento, cefalea, ingrossamento delle linfoghiandole, diarrea, nausea e sapore metallico.
Il dosaggio orientativo giornalero di estratto, risultante dagli studi clinici, si aggira intorno ai 200 mg (titolati al 6% circa di andrographolide).
Sono state segnalate tre reazioni anafilattiche all’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra cui una di shock.

Eclipta alba (E. prostrata) – Asteraceae
La pianta, erbacea, è ampiamente diffusa in Asia (India, Cina, Tailandia) e in Sud America (Brasile).
Nella medicina ayurvedica (soprattutto in foglie) essa è considerata un rimedio anti-invecchiamento, tonico amaro, epatoprotettore (azione confermata da recenti studi), colagogo, febbrifugo, antidiarroico, anticatarrale, rinforzante ed anticaduta per la capigliatura, adatto anche all’uso dermatologico, in varie dermopatie (eczemi, dermatiti), piaghe, ulcere e punture d’insetto; le radici vengono impiegate, per lo più, come emetiche e purgative.
La parte aerea contiene, fra i principali costituenti:

  • cumestani: wedelolattone (e molecole correlate);
  • poliacetileni;
  • derivati tiofenici;
  • steroidi, triterpeni;
  • alcaloidi: nicotina, ecliptina;
  • flavonoidi.

Alla frazione cumestanica si riconoscono molte attività tra cui quella estrogenica, epatoprotettrice, antiemorragica, antibatterica.
Il profilo completo di attività e, non di meno, quello di tossicità deve essere ancora completamente chiarito.
Per il resto, secondo molti studiosi, sembra avere molte analogie col nostro Taraxacum officinalis, appartenente alla stessa famiglia.

Claudio Biagi
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia
Direttore Didattico del Campus Laboratori Borri
doctorbiagi@gmail.com

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri.

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