Il linguaggio, il simbolo, la tecnica: il cambiamento della comunicazione nell’era digitale

Il linguaggio permette alle cose di esistere dando loro un significato, almeno nel mondo delle relazioni. Sostituisce ma non esclude il gesto, usanza prevalente nella conversazione arcaica, ampliando enormemente la possibilità di dare un significato non solo agli oggetti ma anche alle proprie sensazioni, ai propri sentimenti….. La comunicazione del proprio sentire è una esigenza connaturata con la vita stessa perché è il primo collante delle comunità, come l’etimologia stessa dei termini ci mostra con chiarezza.

Il linguaggio è un’arma potente contro la paura del caos, dando ordine e struttura al mondo.

Ma pur essendo forse il più efficiente prodotto dell’evoluzione ha un risvolto ancora più potente. Il suo limite, e anche la sua sventura, è la possibilità di comunicare “altro”, di fungere quindi come una maschera dell’”io”. Ovvero: dico una cosa e ne penso un’altra. L’ego prende così il controllo della situazione ed i messaggi trasmessi sono soltanto un mero strumento al suo servizio e la relazione basata su questo linguaggio viene ridiretta su orizzonti non autentici in cui ha facile gioco il calcolo, il dominio, la manipolazione.

L’uso della parola, scritta o parlata, diventa quindi nella storia recente dell’umanità, il protagonista indiscusso, nel bene e nel male, della nostra civiltà.

Negli ultimi anni, indicati ormai da più fonti culturali come facenti parte di un’era post-moderna, il linguaggio ha trovato un temibile avversario in grado di insidiarne il primato nella comunicazione: si tratta dell’immagine, che usa simboli ai quali la mente è in grado di associare con immediatezza un significato univoco. L’uso dell’immagine nel mondo digitale è di tale potenza pervasiva che sarebbe impossibile pensare di poterne fare a meno.

Il pensiero, nella sua articolazione operata dal linguaggio, ha però caratteristiche di profondità , di descrizione di sfumature immensamente più ricche delle immagini: in effetti, una delle conseguenze della diffusione smisurata dell’utilizzo dell’immagine nel quotidiano è la difficoltà, più evidente tra gli studenti delle scuole superiori, di comprendere compiutamente i testi scritti.

Ad un altro livello, non meno problematico, si pone l’automatismo che operano le icone sulle nostre azioni, generando riflessi condizionati che vanno dall’avvio di un programma sul computer o di una telefonata all’azionamento di un telecomando oppure all’invio di un messaggio. A questo proposito giova ricordare che le abitudini e gli automatismi comportamentali, secondo le scienze cognitive, tendono a limitare le possibilità creative dell’ingegno e quelle espressive dell’animo umano. Non è un caso il computer deve la sua efficienza e precisione proprio sull’impossibilità di scegliere cosa fare.
Vediamo così che l’impoverimento del linguaggio, del suo uso e inevitabilmente del suo lessico, ha un ruolo importante nella struttura delle relazioni che poi si riflette nel tipo di società in cui viviamo.
Allora è vero che, come affermano alcuni filosofi e, in particolare, gli studiosi della Programmazione Neuro-Linguistica, che il linguaggio crea la realtà?
Non ne siamo certi ma possiamo dire ragionevolmente che la condiziona, proponendone una rappresentazione intellegibile.
Quello che è certo è che l’interpretazione “oggettiva” della realtà in una società estremamente complessa come quella attuale diventa più difficile con un vocabolario ridotto all’essenziale e con una velocità che non lascia spazio al necessario approfondimento.

La difficoltà causata dal disporre di un linguaggio adeguato ha effetti anche nella percezione “soggettiva” dell’ambiente e nel dare vitalità alle relazioni nel momento in cui è necessario comunicare il proprio vissuto interiore all’altro.

Si viene così a creare uno iato sempre più ampio tra le dinamiche relazionali che investono tutti i settori del nostro vivere e quello che di queste possiamo comprendere e criticare,variando e migliorandone gli aspetti non rispondenti a ciò che vorremmo.

La società si cristallizza così su valori e comportamenti che, anche se prodotti da noi stessi, stentiamo sempre di più a comprendere e a tentare di far evolvere.

Secondo questa analisi, condivisa da diversi filosofi contemporanei, il dilagare della tecnica, particolarmente nella sua forma digitale è il principale responsabile dell’impoverimento del linguaggio e dunque della stasi del processo evolutivo che ha trovato sempre nella espressione della cultura la forza per generare i suoi frutti di libertà e progresso.

Concludiamo queste brevi riflessioni con alcune indicazioni per il Naturopata che si trova coinvolto in prima persona, sia come soggetto attivo che come riferimento per i suoi clienti nei processi comunicativi che delineano il contesto del suo operato di aiuto e sostegno.

Indubbiamente il clima di fiducia che un buon Naturopata sa creare con il suo assistito permette una comunicazione scevra da un linguaggio eccessivamente formale ed artefatto, favorendo un dialogo empatico e sincero.

La possibilità poi di interpretare con precisione il linguaggio del corpo che non può essere contraffatto dalle trappole della mente è  i valido aiuto nel far superare al cliente eventuali blocchi dettati da emozioni negative, favorite ed amplificate da abitudini e ritmi imposti da una struttura sociale spesso alienante.
Infine, l’invito, rivolto a tutti, è quello di dedicare tempo per leggersi dentro interpretando e descrivendo con precisione ed accuratezza i propri disagi interiori: la conoscenza e consapevolezza di se stessi è il primo fondamentale passo verso l’autoguarigione e, in qualche misura, verso un concreto aiuto all’altro.

Prof. Luciano D’Abramo

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri ora Campus FRAMENS, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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