Quale via per migliorarci? Scegliere secondo natura

E’ al maestro spirituale G. Gurdjeff, studioso e insegnante di dottrine esoteriche, che si deve una schematica ma efficace classificazione delle diverse “vie” che, nel corso dei secoli ed in  ogni luogo, sono state percorse da molte persone alla ricerca della possibilità di trascendere i limiti imposti dal nostro essere “corporeo”. Questa classificazione è fondata sul diverso approccio operato dall’adepto e di conseguenza del tipo di risorse e di energie cui attingere.

FachiroCosì la via del fachiro è quella percorsa da chi ritiene che attraverso una rigorosa disciplina del corpo si possano superare quei limiti che, nella vita ordinaria, la nostra stessa struttura fisica ci impone.

In questo modo il fachiro sviluppa una volontà ferrea ma è in grado di applicarla esclusivamente negli esercizi fisici cui sottopone; di fatto, pertanto, non ha alcuna consapevolezza delle proprie risorse psichiche ed emozionali.

La tipica visione del fachiro che riposa su un letto di chiodi è emblematica di questo percorso.

Il monaco, invece, consapevole di quanto il mondo, con le sue luci e le sue numerose e potenti attrazioni, possa attaccarlo sempre più alla vita materiale deviandolo dalla sua ricerca del trascendente, si ritira dalla vita comune, condiziona – e reprime-le proprie emozioni, rivolgendo tutte le sue risorse allo sviluppo del sentimento religioso e mistico.

MonacoMonacoLa “via del monaco” si distingue  dunque una completa rinuncia alla vita sociale e relazionale e mira a raggiungere un completo controllo sui suoi sentimenti; in questo modo, con una interazione sociale ridotta all’essenziale,  tralascia  tutte le altre forme di conoscenza che l’umanità ha sviluppato nel corso della storia.

L’immagine dell’adepto chiuso nella sua cella in un rapimento mistico   rappresenta efficacemente la sua scelta di vita.

La via dello yogi  in origine ha tratto i suoi fondamenti da antichissime tradizioni culturali originarie dell’India; lo yoga delle origini  presupponeva l’adesione ad una vera e propria filosofia di vita  che riguardava tutti gli aspetti ed i comportamenti di coloro che si accingevano a seguirla.

In tempi più recenti lo yoga, a causa delle molte contaminazioni con culture diverse, ha subito numerose trasformazioni e suddivisioni in varie branche ciascuna delle quali ha sviluppato particolari metodi di pratica.

Così,ad esempio, l’hata-yoga ha privilegiato le tecniche di respirazione e la pratica di particolari posizioni che favoriscono la salute ed il benessere fisico mentre il raja-yoga insegna tecniche di meditazione e di controllo degli stati mentali allo scopo di raggiungere stati di coscienza più profondi….

La classica figura del praticante yoga in posizione del loto manifesta simbolicamente lo stato di disciplina del corpo e di controllo della mente.

Dobbiamo a P.D. Ouspensky, l’allievo più conosciuto di Gurdjeff, autore di due libri su questo tema, la descrizione del metodo relativo alla cosiddetta “quarta via”[1]. Il sistema su cui poggia questo percorso non impone all’allievo il ritiro completo dal mondo ma esige un costante, continuo lavoro su di sé, basato soprattutto sull’auto-osservazione da mettere in atto  nelle attività quotidiane e nelle usuali relazioni. Questa tecnica permette nel tempo all’adepto di raggiungere una maggiore consapevolezza, permettendo lo sviluppo di facoltà nascoste o latenti che , ove “risvegliate”, facilitano l’accesso a livelli superiori di coscienza.

Quale via per il Naturopata?

E veniamo ora alla scelta che più ci riguarda: quale la via più idonea per noi rispettosi e studiosi delle moltissime opportunità che ci offre, nelle sue  molteplici manifestazioni, la Natura?

Per rispondere coerentemente dobbiamo innanzitutto rilevare che ognuna delle vie a cui abbiamo accennato presuppone l’osservanza rigorosa  di discipline che privilegiano, o in alcuni casi considerano soltanto, lo sviluppo  di una o più capacità del nostro corpo-mente ma che,inevitabilmente, ne limitano altre.

In tutti i  percorsi che abbiamo brevemente delineato, la conoscenza delle  numerose e  valide tecniche che la Natura ci offre per migliorare la salute ed il il benessere della persona, viene, a causa dell’impegno esclusivo richiesto per la pratica di ciascuna “via”, assolutamente trascurata.

Va comunque osservato che la conoscenza, sia pure non approfondita, delle caratteristiche di tecniche corrette di respirazione, meditazione ed auto-osservazione può costituire un valido completamento allo sviluppo delle doti necessarie per chi eserciterà la professione di naturopata.

Ma c’è un altro aspetto, questo di importanza fondamentale, del quale deve necessariamente tener conto il naturopata nella sua scelta che, in ogni caso, rimane di esclusiva responsabilità personale.

Ed è il fatto inequivocabile che  tutte le  4 vie si rivolgono esclusivamente all’individuo che la pratica, non contemplando, se non in modo del tutto secondario[2], la possibilità di dedicare la propria ricerca,le proprie energie e le proprie conoscenze all’aiuto dell’altro.

E questo costituisce una profonda contraddizione  rispetto al fine cui tende la missione del naturopata che studia e  rispetta la natura ma che poi fa di questa conoscenza un valido ed efficace sostegno per gli altri.

Prof. Luciano D’Abramo

 


[1] Vds :  “Frammenti di un insegnamento sconosciuto “; P.D. Ouspensky; Astrolabio -1976.

Dello stesso autore: “La quarta via” ; Astrolabio-1974-1997.

[2] Ci si riferisce, in particolare, al ruolo di insegnante yoga o di che svolge il ruolo di guida nelle tecniche di meditazione

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

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