Functional Yoga ed Asana

II termine âsana significa, letteralmente, «posizione seduta» o semplicemente «posizione»: esso indica una postura corporea che contribuisce alla stabilità fisica e mentale e ingenera un senso di benessere. Il termine âsana è pure usato ad indicare una stuoia vegetale, o anche una pelle d’antilope ben conciata, che costituiscono un comodo supporto per sedersi sul terreno. Nello hatha-yoga gli âsana occupano il primo posto, mentre costituiscono il terzo passo nell’ottuplice yoga di Patañjali (astânga).
Di solito il termine âsana è tradotto con la parola «posizione»: troviamo quindi espressioni come «posizione del cobra», «posizione del coccodrillo», «posizione dell’arco», e così via. È vero che molti âsana consistono in una determinata postura, di cui possiedono le caratteristiche: tuttavia gli âsana differiscono dalle semplici posizioni sotto diversi aspetti, perciò il termine «posizione» non spiega completamente il significato del termine âsana.
In una «posizione», anche se questa viene mantenuta in modo economico, senza grande sforzo, non vi è alcuna considerazione dell’atteggiamento mentale: questo può variare, nelle diverse posizioni. Ad esempio, ci rilassiamo comodamente stando seduti in poltrona, eppure, in quella pur confortevole posizione, può capitarci di essere mentalmente turbati a causa di determinate concatenazioni di pensieri. Molte posizioni corporee sono assunte e mantenute ad opera del sistema nervoso, al disotto del livello della coscienza, cioè senza il concorso dell’attenzione. Ciò avviene, ad esempio, quando si assume una posizione seduta per scrivere, oppure una posizione in piedi. Un âsana viene assunto dapprima volontariamente, poi può essere mantenuto, ma l’attività di mantenimento e controllo si svolge al disotto del livello della coscienza.
Il processo del pensiero non è consentito durante la pratica degli âsana: al contrario un genere particolare di consapevolezza è consigliato durante il mantenimento dell’âsana stesso (ad esempio la consapevolezza del respiro), in modo che non vi siano interferenze dovute all’attività mentale. Nessun ulteriore movimento (eccetto quello necessario per il conseguimento dell’âsana) viene imposto al corpo, ed anche il movimento per assumere l’âsana e per abbandonarlo viene effettuato in una maniera particolare, cioè lentamente e con dolcezza. Al contrario, i movimenti per assumere una comune posizione corporea non sono così importanti e possono essere effettuati in un modo qualsiasi. Le posizioni ordinarie, siano esse in piedi, sedute, oppure coricate, non costituiscono un esercizio speciale per i muscoli e i nervi interessati. Negli âsana invece è richiesto un allenamento specifico tanto sul piano fisico quanto su quello mentale. Inoltre, le posizioni ordinarie possono essere mantenute con l’aiuto di un sostegno esterno (ad esempio stando seduti su una sedia): gli âsana invece non richiedono alcun sostegno (ad eccezione del suolo).
Qualche volta il termine âsana viene tradotto con «posa», ma questa parola non è adatta a spiegare che cos’è un âsana. Una «posa» non è una posizione naturale del corpo: essa può essere una posizione artificiosa che si assume per esprimere un’emozione o un pensiero.
Gli âsana, al contrario, non devono «esprimere» nulla: anche sul volto non vi è alcuna «espressione» durante la pratica degli âsana. Una «posa», assunta per qualche secondo, può condurre ad uno sforzo fisico e mentale. Gli âsana non producono stanchezza a nessun livello: al contrario, si deve provare una sensazione di benessere anche dopo che la seduta è terminata. Un altro termine che viene riferito agli âsana è «esercizio». Questo però è inesatto: un âsana non è un semplice esercizio fisico. L’esercizio fisico (comporta stanchezza dovuta allo sforzo, come avviene nel body-building. È L’espressione «esercizio fisico» dà l’idea di movimenti rapidi e forzati, eseguiti ripetutamente, di tutto il corpo o di parte di esso. Gli âsana, al contrario, sono prevalentemente di natura statica: non sono quindi previste ripetizioni, né tensione, né affaticamento muscolare. Più oltre ritorneremo sull’argomento, esaminando dettagliatamente le differenze tra gli âsana e il comune esercizio fisico.
Alla luce di quanto abbiamo detto in precedenza, gli âsana possono soltanto essere definiti come modelli posturali. La postura richiesta da un dato âsana deve essere conseguita lentamente, deve quindi essere mantenuta restando immobili, infine deve essere abbandonata adagio e con dolcezza di movimenti. Nei diversi âsana tutto il corpo e la mente vengono sottoposti ad un allenamento graduale, attraverso particolari meccanismi neuromuscolari coinvolti nell’esecuzione: questo fatto è destinato ad apportare gradualmente alcuni specifici cambiamenti nell’intera personalità dell’individuo.
Ciò che che è fondamentale, dunque, è il modello posturale che l’âsana implica: ad esso compete la funzione di educare il corpo e la mente, preparandoli alle pratiche yogiche più avanzate, cioè prânâyâma, dhâranâ e dhyâna. La fase di movimento dell’âsana, invece, non è altrettanto importante.

Ogni âsana implica due fasi:
(a) fase dinamica;
(b) fase statica.

Nell’esecuzione dell’âsana un certo movimento è indispensabile, tanto per assumere l’âsana quanto per ritornare alla posizione iniziale. Questi movimenti, come si è detto, devono essere lenti, sicuri, dolci e senza scatti, in modo che non vi siano tensione o fatica. Il respiro deve restare normale: negli âsana non vi è controllo volontario del respiro. Di norma è il corpo stesso a trovare il giusto ritmo respiratorio durante la fase di movimento.
Per quanto riguarda la fase statica, una volta che la postura è stata assunta, essa deve essere mantenuta restando immobili per un certo tempo, senza sforzo o disagio: in nessuna parte del corpo devono esservi indebite tensioni. In questa fase, tuttavia, è richiesta la consapevolezza del respiro, ovvero la concentrazione sull’immagine mentale di un vasto oceano, in modo da evitare che la mente sia disturbata dal flusso dei pensieri o da una qualsiasi emozione. Al termine della fase di mantenimento si abbandona l’âsana in modo lento e graduale.

Prof. Fabio Martella
Maestro Yoga, Professore in Educazione Fisisca, Fisioterapista, Specialista in Analisi del Movimento, Naturopata
martellafabio@ymail.com

 

Fabio Martella

Prof. Fabio Martella Docente per la NASM e per i corsi di specializzazione nello sport, Insegnante Isef, Terapista funzionale, esperto in analisi del movimento, Naturopata

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