Biancospino: coerente amico del cuore

La specie officinale (Crataegus oxyacantha, rosacea) può essere sofisticata da altre simili (C. monogyna, monostilo, mentre l’ oxyacantha è tipicamente bistilo, entrambi efficaci, a differenza di altre specie solo ornamentali come  lo spino rosso o Prunus spinosa, il quale presenta frutti nero-azzurri anziché rossi).
La droga è rappresentata da foglie e fiori (talvolta si ritrovano anche i frutti) che contengono:

  • flavonoidi come vitexina, iperoside e derivati (< 2%);
  • procianidine oligomere o OPC (circa 3%);
  • triterpeni (es. acido ursolico, oleanolico, crategolico), steroli;
  • essenza, acidi fenolici, ammine (colina, noradrenalina, dopamina, serotonina), xantine, sali minerali (potassio).

 

La FUI considera (al contrario di altre farmacopee) droga anche le foglie senza fiori mentre esclude dall’ impiego officinale, specie come C. nigra, C. azarolus e C. pentagyna.
Gli si attribuiscono effetti cardiaci :

  • coronodilatatore;
  • inotropo e dromotropo positivo;
  • batmotropo e cronotropo negativo; antiaritmico;
  • protezione dai danni da ischemia-riperfusione;

 ed anche effetti:

  • sedativi;
  • vasodilatatori, con diminuizione delle resistenze vascolari periferiche (es. a livello encefalico);
  •  miorilassanti;
  • blandamente ipotensivi e diuretici.

 A conferma di certe indicazioni della medicina tradizionale cinese, in esperimenti su animali ha mostrato anche una chiara azione antiateromatosa e ipocolesterolemizzante (calo di LDL e VLDL), che sembra dipendere da un incremento dell’affinità degli epatociti per le lipoproteine.
L’ impiego erboristico tradizionale della pianta è relativamente recente e risale, soprattutto, intorno al 1900, alle esperienze di medici francesi (Leclerc) ed americani (Jennings, Clement).
Dai frutti rossi del biancospino e di specie simili (es. C. azarolus) talvolta si preparano, popolarmente, bevande  fermentate e marmellate.
Da tempo il biancospino viene tradizionalmente impiegato nel “cuore senile”, negli scompensi cardiaci congestizi, insufficienze coronariche o miocardiche di grado minore. La droga è talvolta, impropriamente, annoverata fra quelle digitaliche; l‘ azione di prolungamento del periodo refrattario (batmotropa negativa) differenzia però il biancospino dalla digossina e da altre sostanze cardioattive ed indica una riduzione del dispendio energetico (grazie al prolungamento del periodo di riposo ed alla migliore ossigenazione) del miocardio; il Weiss, sul piano dell’ effetto miocardico, la colloca fra i rimedi miti, per le cardiopatie degenerative dell’ anziano (assieme a piante come arnica, aglio, ginkgo e khella), mentre, a potenza crescente troviamo mughetto (Convallaria maialis), adonide (Adonis vernalis) e, come fitoterapici forti, la digitale, lo strofanto e la scilla.
Gli effetti cardiaci sarebbero il risultato di una serie di meccanismi (alcuni dimostrati in vitro altri frutto di semplici congetture) come azioni inibenti sulla c-AMP-fosfodiesterasi;

  • azioni inibenti sulla Na/K-ATPasi;
  • inibizione della sintesi del TXA2 e induzione della sintesi di PGI2;
  • inibizione della elastasi neutrofila;
  • riduzione dello stress ossidativo;
  • interferenza sul trasporto del calcio; un certo meccanismo calcio-antagonista può spiegare sia l’ azione sui vasi che sul cuore.

 

L’ attività miocardica sembra maggiore per i fiori rispetto alle foglie e si presenta in modo lento, graduale e progressivo, dose-dipendente. Anche il gemmoderivato presenta una buona azione sul cuore, forse a causa della maggiore estrazione delle ammine, a scapito dell’ iperoside (potenzialmente causa di certi effetti secondari).
Sul piano neurovegetativo si presenta, ad un primo esame, come pianta blandamente simpaticomimetica (legata alle ammine); tuttavia ha mostrato azione antiaritmica e ipotensiva (poco indagata sul piano clinico), un tempo considerata di origine centrale (Benigni),  più recentemente attribuite anche ad un effetto vasodilatatore periferico, che sembra collegato al miglioramento del lavoro del cuore, con riduzione del fabbisogno di ossigeno. 
Clinicamente si indica (ESCOP) nel deficit cardiaco di capacità funzionale di classe II (l’ attività fisica ordinaria determina affaticamento, palpitazioni, dispnea, angina) secondo la New York Heart Association; il miglioramento nella tolleranza all’ esercizio fisico, secondo uno studio clinico (randomizzato doppio cieco vs Placebo e multicentrico), sembra significativo anche nei deficit cardiaci di classe superiore; sono stati anche riportati benefici come:

  • incremento della frazione di eiezione;
  • incremento della soglia anaerobica;
  • calo del prodotto pressione* frequenza;
  • miglioramento dei sintomi soggettivi.    

 L’ attività sedativa non è stata ancora sperimentalmente dimostrata e chiarita (anche se presente nella letteratura e nella tradizione); segni di sedazione sono stati descritti negli animali e, assieme ad altri disturbi (es. dispnea, tremore), per dosi elevate e tossiche.

A nostro modesto parere una migliore comprensione delle potenzialità e dei profondi meccanismi di intervento del biancospino deve fare i conti con la moderna rielaborazione dell’ attività del cuore, la cui efficienza appare migliorata dall’ uso di questa droga.  
Il cambiamento di prospettiva deriva dal salto da una prospettiva meramente meccanicistica in cui il cuore è confinato al ruolo di semplice pompa muscolare, snodo di un banale sistema idraulico più o meno complesso, verso quello di ghiandola “pensante” iscritta in un sofiticato contesto di controllo di tutti i processi vitali. 

Secondo le più moderne concezioni della salute, essa non è vista semplicemente, in negativo, come assenza di malattia (concetto purtroppo ancora largamente praticato nell’ambito della medicina) ma presenta aspetti di equilibrio multidimensionali (che investe sfera corporea, psichica e relazionale) e di armonico sviluppo di processi dotati di una loro specifica ciclicità (es. le secrezioni ormonali): va quindi intesa come naturale qualunque metodica o strumento salutistico o terapeutico capace di rispettare o valorizzare questi equilibri e questa intrinseca ritmicità.
Vanno, in proposito, presi in esame gli studi e le considerazioni di eminenti ricercatori come Candace B. Pert e David Servan-Schreiber.
È noto come lo stress rappresenti un fattore di rischio per il cuore più pericoloso del tabagismo tuttavia, secondo alcuni ricercatori, sembra valere anche la relazione inversa, considerando  le connessioni nervose dirette (tramite fibre nervose) e indirette (tramite neuropeptidi);

  1. l’ importanza di una efficiente irrorazione sanguigna per le esigenti necessità energetiche e nutrizionali dell’ encefalo.  

Questo “dialogo”, che porta alcuni autori a parlare di un vero sistema integrato cuore-cervello, va considerato un fondamentale pilastro del sistema neurovegetativo, cioè dell’ equilibrio tra sistema simpatico, attivatore dei processi di adattamento allo stress (da cui tachicardia, ipertensione, ipervigilanza) ed il parasimpatico, sistema di governo delle funzioni conservative, freno naturale del simpatico (da cui la bradicardia).
Un riflesso di questa costante comunicazione cuore-cervello si ottiene ponendo su un grafico l’ andamento della frequenza cardiaca (in battiti / minuto) rispetto al tempo (in minuti).
Quando si è in condizioni di benessere e sotto l’ influenza di emozioni positive il battito non mostra un andamento rigidamente regolare ma, al contrario, varia secondo un’ alternanza armonica e regolare di accelerazioni e decelerazioni, denominata “coerenza”; il grado di variabilità del ritmo, maggiore nella prima fase dell’ esistenza, decresce nel corso degli anni, indicando, probabilmente, un progressivo declino del sistema biologico e depressione del tono parasimpatico (accelerata dagli stress, compresi gli eventi morbosi), fino quasi ad annullarsi nel periodo precedente al decesso (come evidenziato da varie ricerche autorevoli).
Nei periodi di dominanza del simpatico (es. collera, ansia, depressione o varie emozioni negative) l’ andamento del battito perde qualunque regolarità e viene denominato “caotico”. Lo stato di coerenza o di caos ha profonde ripercussioni su tutti gli orologi interni all’ organismo, compresi quelli riguardanti l’ andamento della pressione cardiovascolare e gli atti respiratori, migliorando la resistenza generale agli stressors.
Il profilo di attività del biancospino rende altamente probabile un effetto complessivo di armonizzazione del sistema cuore-cervello, facilitando lo stato di coerenza.  
La PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) sta contribuendo ad approfondire sempre più distintamente lo stretto e biunivoco rapporto tra mente e cuore. Il miocardio, come l’ intestino e il sistema immunitario, comportandosi come ghiandola, partecipa ad una complessa rete di trasmettitori neuropeptidici, secernendo, tra l’ altro, mediatori ed ormoni come:

  • adrenalina;
  • fattore natriuretico atriale, che interviene nel controllo pressorio;
  • ossitocina, coinvolta in importanti processi fisiologici legati all’ affettività (es. orgasmo, allattamento, parto).      

 L’ ossitocina, in particolare, è  un peptide ciclico di 9 aminoacidi simile alla vasopressina, da cui differisce solo per 2 aminoacidi (svolgendo, però, funzioni fisiologiche opposte). La sua sintesi centrale coinvolge regioni encefaliche arcaiche implicate in risposte primordiali, essenziali alla sopravvivenza della specie umana (nuclei paraventricolare e sopraottico, dove origina come precursore più complesso, per poi giungere all’ ipofisi posteriore).
Recettori dell’ ormone si trovano sia a livello encefalico che periferico, comprendendo sia miocardio che apparato riproduttivo (utero, placenta, testicoli).
Le azioni più note riguardano la stimolazione delle contrazioni della muscolatura dell’ utero (talvolta è impiegata per favorire il travaglio ed il parto)  e dei dotti latticiferi delle ghiandole mammarie, tuttavia recenti ricerche gli assegnano un ruolo più complesso. Nell’ ambito dell’ attività riproduttiva, in particolare

  • si attribuisce un ruolo nella regolazione dei cicli mestruali;
  • cresce nell’ innamoramento; in animali monogami l’ ormone sembra raggiungere livelli più elevati che nei poligami; cresce durante il rapporto sessuale, raggiungendo un picco durante l’ orgasmo, determinando sia effetti periferici (contrazioni uterine nella donna ed eiaculazione nella uomo, condizionando sia il volume dello sperma che la motilità degli spermatozoi) che centrali (liberazione di dopamina, collegata alla sensazione di piacere);
  • cresce durante l’ allattamento (e lo favorisce), ma, a differenza della prolattina, la sua secrezione è condizionata anche da stimoli psichici (favorita dal sentimento di tenerezza verso il pianto del neonato, contrastata o bloccata da intense paure); una buona secrezione di tale ormone sembra indispensabile alla protezione e cura della prole. 
  • Le evidenze più interessanti derivano dal coinvolgimento nel comportamento affettivo generale, non solo riproduttivo, ad esempio nell’ espressione di importanti qualità emotive e relazionali come
  • la capacità di comprensione, di esprimere empatia e intuizione nei rapporti umani;
  • la propensione alla fiducia negli altri ed in sé stessi, il che favorisce l’ attuazione di processi decisionali;
  • la generosità verso il prossimo (P. Zac, 2007);
  • la capacità di dominare l’ ansia e di rasserenare le relazioni umane (da una recente ricerca anglo-svedese); l’ ossitocina, tra l’ altro, si libera anche durante le carezze ed i massaggi, contribuendo ai benefici effetti rilassanti ed antistress di tali tecniche (lo stato di piacevole rilassamento favorisce la secrezione dell’ ormone).  

Negli animali di laboratorio l’ ossitocina sembra coinvolta anche nei processi di memorizzazione (specialmente quelli orientati ai rapporti sociali), in linea col ruolo riconosciuto all’affettività sui meccanismi dell’ apprendimento. 
Deficit nella trasmissione, governata dall’ ossitocina sarebbero coinvolti in certe turbe psichiatriche caratterizzate da difficoltà a riconoscere emozioni proprie ed altrui, come l’ autismo.
La secrezione di quest’ ormone è pulsatile, con emivita molto breve (rapida idrolisi da parte di una ossitocinasi) e che è stimolata da:

  • segnali sensoriali a livello dell’ apparato riproduttivo (utero, vagina, seno); invece le ovaie, mediante segnali ormonali (relaxina), possono indurre inibizione;
  • estrogeni (mentre il progesterone sembra agire in senso opposto);
  • stimoli dolorosi;
  • cali della volemia come quelli connessi a stati emorragici o di disidratazione. 

A proposito di questo ultimo punto sembra che l’ ossitocina intervenga nella regolazione centrale della pressione (a livelli elevati manifesta effetti antidiuretici e vasodilatatori, riducendo la clearance dell’ acqua libera a livello renale e dando, di riflesso, ipotensione e tachicardia).
L’ ossitocina agisce, nell’ ambito del controllo pressorio e della risposta allo stress, come freno all’ attivazione surrenalica ed alle azioni della vasopressina, la quale è rilasciata assieme al CRH in risposta agli stressors, anche fisici (es. febbre, disidratazione) e sembra, all’ opposto, connessa alle reazioni di allarme e di aggressività. Molteplici interazioni neuroendocrine vanno ad integrare la intricata rete di connessioni nervose realizzata dalle fibre del SNV.
Il possibile rapporto del biancospino con la secrezione di neurormoni come l’ ossitocina (direttamente, mediante le azioni cardiache o indirettamente, a seguito di interferenze sulla coerenza del battito) rende l’ impiego di questa droga meritevole di ulteriori studi nell’ ambito della clinica e della prevenzione salutistica. 
L’ assimilazione della frazione OPC, forse determinante sull’ azione cardiaca, sembra piuttosto bassa (meno di 1/3); si consideri, tuttavia, che gli studi farmacocinetici derivano soprattutto da modelli animali. Alle dosi ordinarie (non superiori ai 900 mg di e.s. titolato) non sono stati evidenziati effetti indesiderati. Possibili interferenze con farmaci  cardioattivi (digitalici, betabloccanti).
La positività a talune prove di mutagenesi (legata alla presenza di flavonoidi) per molti studiosi non appare degna di considerazione, anche alla luce di altre ricerche che escludono effetti mutageni, clastogenici e teratogeni.

Claudio Biagi
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia
Direttore Didattico del Campus Laboratori Borri
doctorbiagi@gmail.com

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri. Direttore Didattico di Campus Framens, Primaria Scuola di Naturopatia

    Claudio Biagi ha 18 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Claudio Biagi

    Claudio Biagi

    Lascia un commento

    EnglishItalian