Bhakti Yoga: la via dell’amore e della devozione

Spesso quando sentiamo parlare di Yoga pensiamo alle strane posizioni fisiche che vediamo assumere dai praticanti nei più svariati centri olistici. In realtà le Asana (posizioni fisiche dello Yoga) sono solo una parte del sentiero Yoga che è molto più complesso e raffinato di quello che a noi occidentali appare.

Innanzitutto il termine Yoga vuol dire Unione. Cosa si va ad unire? L’anima individuale con l’anima universale; l’unione è così forte che alcune correnti si spingono alla proclamazione monistica della non dualità, anche se alla base, nella visione originaria la dualità c’è: vi è l’amato e l’amante. Si può dire che il termine religione e yoga siano intercambiabili perché appunto vi è la creazione di un legame tra la dimensione umana e divina.

Lo Yoga più diffuso al mondo è il bhakti yoga o lo yoga della devozione. Tutte le grandi vie religiose, soprattutto quelle monoteistiche autentiche, che rimandano alla presenza di un Dio Padre, sono forme di bhakti yoga: pensiamo alla devozione popolare, alle processioni, alle festività sacre che animano la vita spirituale della comunità umana.Festività sacra

La bhakti non è altro che l’amore incondizionato per Dio, l’arresa alla sua volontà. Il bhakta, attraverso la rinuncia al proprio ego inferiore (che viene sacrificato sull’altare dell’amore per sviluppare in cambio la realizzazione dell’anima che è il sé superiore) diventa degno di riflettere le qualità divine e virtuose.

PreghieraLa preghiera, il culto, l’adorazione della divinità, le offerte, il canto dei Santi Nomi divini, la moralità, sono tutte tecniche che portano ad aprire il cuore, a soddisfare il Signore che dentro vi risiede. La tradizione cristiana è certamente tra le più alte espressioni di bhakti yoga, di yoga dell’amore (soprattutto come ha indicato San Francesco di Assisi, l’apice del Medioevo…molti missionari francescani sono stati, tra l’altro, presenti in India a fare testimonianza).

Nella tradizionevedica (tradizione antichissima esistente ancor prima del buddhismo) è stato il vaishnavismo la più alta forma di percorso devozionale. Il vaishnavismo ha molte similitudini con la via giudaico-cristiana (anche se ha poi delle differenze importanti su molti aspetti che vanno tenute a mente), soprattutto è un monoteismo assoluto: Dio è solo Vishnu (considerato Padre dell’Universo e generatore di ogni cosa) e per questo motivo non è assimilabile all’attuale corrente principale dell’Induismo che vede ogni forma divina come Dio.

Negli anni ‘70 gli Hare Krishna hanno fatto conoscere molte pratiche di tale percorso, specialmente il canto(kirtan) del mahamantra Hare Krishna nelle strade (Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare).

L’obiettivo finale di ogni percorso di Yoga è unirsi con amore al divino, quindi è importante non confondere il significato ultimo dello Yoga con le sue declinazioni specifiche. Alcune tecniche Yoga vengono a volte usate in modo non convenzionale, soprattutto perché sganciate dall’obiettivo originario e dalla visione tradizionale, ma questo non vuol dire che lo Yoga in sé, nel suo significato ultimo sia qualcosa di cui aver timore o di non spirituale. E’ molto importante, anche nella bhakti, avere a che fare con insegnanti realizzati, che amano Dio, che vogliono portare la persona a legarsi con la propria parte più elevata. La persona in unione con Dio, diventa umile, pacifica, riflette come un testimone la realtà. Il bhakta ama vivere con altri devoti e tende a rifuggire persone troppo mondane o negative verso la spiritualità.

Si impegna ad evitare il male e, se proprio deve, anche a combatterlo con la testimonianza, a fare il bene, vive uno stato di conoscenza, felicità e beatitudine.

La redazione


Bibliografia:
La Bhagavad Gita, edizioni varie (Ubaldini, Bhaktivedanta Book Trust)
Le Confessioni di Sant’Agostino, ed. Bur
Vita di San Francesco di Assisi, P. Sabatier,ed. Castelvecchi


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