Il rasserenante rifugio dell’ape: la melissa – parte prima

Melissa_officinalis
foto da Wikipedia, autore Kristian Peters

La Melissa officinalis – Fam. Labiatae (Lamiaceae) – è  una pianta erbacea, ricoperta di tricomi ghiandolari (tricomi peltati, contenenti la maggior parte dell’olio essenziale, e tricomi capitati), con radice fragile, a fittone, foglie opposte, picciolate, ovali, crenate, inserite su fusto eretto quadrangolare (tipico della famiglia di appartenenza).
Denominata in vari modi nella medicina popolare (limoncina, cedroncella, citraggine, appiastro), il Weiss sottolinea la possibile confusione con altre piante come la melissa dorata (Monarda didyma), che presenta un aroma simile ma ha solo importanza gastronomica come spezia; simile è anche l’erba limona o bocca di lupo o melissa selvatica (Melittis melissophyllum) ma con fiori macchiati di rosa o porporino e foglie più grandi.
La Lippia citriodora è una verbenacea molto diversa morfologicamente dalla melissa ma che, avendo un aroma simile, viene chiamata volgarmente con nomi simili (erba limoncina o cedrina) e può generare qualche confusione.
Fiorisce nella prima metà dell’estate (Messeguè ne consiglia la raccolta il 24 giugno, tra le erbe di San Giovanni) e si può propagare per semina (es. in aprile) o per stoloni.
Anticamente si riteneva che il sole del solstizio estivo esercitasse un influsso benefico su tutte le specie vegetali, in quanto considerato limite simbolico tra il mondo dello spazio-tempo e quello dell’aspazialità ed eternità; questo spiega il grande significato propiziatorio, specialmente per il mondo contadino, della festa di S. Giovanni Battista, manifestazione della via celeste verso la Caverna cosmica.
Quindi la raccolta delle erbe di S. Giovanni (tra le quali anche lavanda, mentuccia, artemisia, ruta, agnocasto, iperico, biancospino, corbezzolo, aglio, cipolla, felce maschio, ribes rosso, carruba) specialmente se intrise della rugiada notturna (collegata al segno del Cancro, domicilio della Luna, a sua volta connessa al mondo della generazione come la Caverna cosmica) veniva considerata un’operazione di grande potere ed efficacia; anche la misteriosa e potente “erba moly” degli antichi, per certi versi non dissimile alla melissa, “dalla radice nera ed il fiore simile al latte” (come descritta da Omero) potrebbe appartenere alle piante di S. Giovanni, col suo “fiore che scaccia i cattivi pensieri” (Antologia Palatina).
Molto interessante la visione steineriana della pianta illustrata da W. Pelikan nel suo testo “Le piante medicinali per la cura delle malattie”.
Le Labiate sono piante tipiche del Mediterraneo (soprattutto dei luoghi asciutti, elevati e soleggiati), spesso a fioritura estiva, che si originano dalle forze cosmiche del calore che le portano ad esprimere sostanze igneo-aromatiche come gli oli essenziali (molto ricchi di idrogeno e infiammabili); la fisiologia della radice si accorda alle caratteristiche minerali del suolo.
Il tipico fiore, a fauci aperte, con notevole produzione di nettare zuccherino (che ha forti legami con l’Io) sembrano un calco negativo dell’insetto che sono chiamati ad ospitare (e questo si correla al loro importante ruolo come piante mellifere); l’impulso floreale discende fino alle foglie e ci possiamo aspettare azioni stimolanti e riscaldanti, attivanti del ricambio e del sistema ritmico.
In generale le Labiate, secondo l’impostazione di R. Steiner, favoribbero l’indebolimento di un corpo astrale iperattivo e la sottomissione al dominio dell’Io, stimolando, fortificando la coscienza e risvegliando e consolidando l’Io.
Nella melissa, in particolare, la cui configurazione ricorda un poco l’ortica, l’espressività si manifesta molto nella regione fogliare e nella sua organizzazione ritmica.
La nota bruciante tipica degli oli essenziali delle Labiate si attenua nella nota fresca, dolciastra ed agrumata dell’o.e. di melissa.
Così questa pianta riscaldante e vivificante, agirebbe meno sul metabolismo e più sui processi ritmici legati alla sfera riproduttiva e, in particolare, alla fisiologica ciclicità femminile.

Se ne impiegano le foglie che contengono:

  • o.e. ricco in aldeidi monoterpeniche (come citronellale, geraniale – citrale in rapporto costante e caratteristico 4/3, nerale, ecc.), monoterpeni, alcoli monoterpenici (linalolo, nerolo, geraniolo, alfa-terpineolo), alcoli sesquiterpenici (farnesolo, cariofillenolo, 10-epi-alfa-cadinolo), ossidi terpenici (1,8-cineolo, cariofillen-ossido) sesquiterpeni (D-germacrene, betacariofillene e ossido di cariofillene), gammacadinene, beta-bourbonene, esteri (geranil-, neril- e citronellil-acetato), cumarine (esculetina)
  • triterpeni (ac. ursolico ed oleanolico)
  • acidi fenolici (come gli acidi caffeico, clorogenico e, soprattutto, rosmarinico) e relativi glicosidi: la Farmacopea Europea ne fissa il titolo almeno al 4 % (come derivati idrossi-cinnamici totali)
  • flavonoidi (es. apigenolo, luteolo) e relativi glicosidi, eterosidi di monoterpeni ed alcoli aromatici, colina.

La frazione minerale della pianta, anche sulla scorta delle proprietà evidenziate in oligoterapia catalitica dagli elementi, fornisce informazioni interessanti a comprendere le “azioni di terreno” (esercitate anche dal resto del fitocomplesso, in particolare dall’o.e.) oltre le semplici azioni su organi e apparati. Jan Scholten, in Minerals in Plants, segnala in particolare la presenza di:

  • alti livelli di calcio (325880,37 ppm) e magnesio (150000 ppm)
  • discreti livelli di ferro (3967,03 ppm) alluminio (4540 ppm) silicio (2478,49) zinco (1130 ppm) stronzio (1140 ppm)
  • significativi livelli di bario (520,32 ppm), manganese (357,79 ppm) rame (64,06 ppm)
  • tracce di litio (2,76 ppm), nichel (6,1 ppm) cobalto (1,29 ppm) cromo (3,97 ppm).

L’olio essenziale è un componente fondamentale del fitocomplesso di melissa; esso non è molto richiesto nella profumeria o nell’industria alimentare, ma solo in aromaterapia.
La resa nell’estrazione dell’o.e., di colore giallastro, è piuttosto bassa (dal 0,05 allo 0,4 %) e questo può spiegare, da un lato, i costi elevati dei prodotti di qualità, dall’altro la frequente presenza di prodotti contraffatti; talvolta è necessario procedere con l’analisi gascromatografica e chirale.
L’odore agrumato-citrato presenta una nota di testa amaro-erbacea ed evolve in una nota più delicata e mielata; la conservazione influisce molto sul profilo olfattivo.
Il termine melissa è probabilmente collegato alla parola miele ed alla speciale predilezione di cui gode fra le api.
Lo speciale rapporto tra la pianta e gli insetti impollinatori ci conduce verso la relazione coi feromoni e l’impostazione moderna dell’aromaterapia secondo la triplice chiave interpretativa materia-energia-informazione (P. Franchomme, R. Jollois e D. Penoel).
I feromoni sono trasmettitori chimici volatili (se ne conoscono oltre una dozzina tra cui i citrali), che agiscono sia in direzione specie-specifica sia tra specie diverse, secondo un meccanismo biologico, coinvolgente i recettori neuroendocrini, che oltrepassa la semplice e meccanicistica interpretazione recettoriale verso un meccanismo energetico di “ricarica elettromagnetica”: solo in questo modo, ammettendo anche l’eventuale modificazione della frequenza della luce, si può giustificare la risposta della farfalla maschio verso il feromone della farfalla femmina liberato a distanze anche di 10 chilometri (con una diluizione delle sostanze liberate dell’ordine “omeopatico” dell’11 CH).
Questo stesso tipo di interazione potrebbe anche spiegare, secondo Franchomme e coll., l’interazione coi recettori biologici olfattivi (e gustativi) verso i circuiti encefalici limbici, emotivi, mnesici, coinvolti negli impulsi primordiali di soddisfazione dei bisogni elementari.
Non si può escludere anche una “relazione plastica” più profonda fra odori e strutture nervose: es. le api che crescono in assenza totale di odori sviluppano una sorta di atrofia del sistema nervoso, mentre se, molto giovani, vengono condizionate a respirare certe sostanze (es. il geraniolo) una volta rimesse in libertà tenderanno a preferire i fiori che emanano quella specifica sostanza.
Nel nuovo approccio all’aromaterapia, seguendo l’impostazione di Franchomme e coll., si è elaborato il concetto di “ternario aromatico” che si sviluppa su 3 dimensioni distinte (ma sinergicamente interconnesse)

  • le strutture chimiche delle molecole presenti
  • il potenziale energetico, collegato alla carica portata (soprattutto allo stato disperso)
  • il potenziale dell’informazione, cioè di specifiche risposte biologiche reattive che gli o.e. sono capaci di innescare anche a dosi infinitesimali (come accennato a proposito dei feromoni).

L’azione energetica si ricollega alle azioni indirette o di terreno il cui studio fu inaugurato dai lavori scientifici di J. Ménétrier e, soprattutto, di Louis-Claude Vincent mediante il bioelettronimetro di Vincent e, successivamente, da M. Jean Mars e Franchomme.
L’azione energetica delle molecole aromatiche può dipendere da

  • cessione di elettroni (negativizzazione)
  • captazione di elettroni (positivizzazione)
  • cessione di protoni (acidificazione).

Le molecole negative (come le aldeidi terpeniche contenute nella melissa) sono generalmente calmanti, antiinfiammatorie ed antispasmodiche; i citrali (es. geraniale e citrale) evidenziano anche una certa efficacia antibatterica.
Mediante l’apparecchio di J. Mars per l’analisi degli oli essenziali allo stato di aereosol si ottiene un diagramma biassiale denominato referenziale elettrico; le aldeidi terpeniche si vanno a collocare, assieme ai chetoni, nel quadrante superiore sinistro (sul destro troviamo gli esteri e parte dei sesquiterpeni polinsaturi), zona dei negativizzanti, calmanti-rilassanti, antiinfettivi e litolitici.
Le azioni calmanti dei citrali, tra l’altro, sono risultate utili nel trattamento olfattivo dei soggetti affetti da tabagismo (da esperimenti eseguiti in Giappone); come per i chetoni (ma senza gli effetti tossici che li caratterizzano) l’azione centrale dei citrali ha un andamento bifasico, inizialmente stimolante e poi calmante (in accordo col dato di letteratura riportato da Lesieur, Cadéac e Meunier).
Le azioni germicide ed antiinfettive delle aldeidi sono meno estese di quelle di fenoli ed alcoli, ma, almeno in stato di aereosol, manifestano una certa efficacia anche sulle forme sporulate.
Importante è anche l’azione antiinfiammatoria (sia diretta, es. sui radicali liberi, che indiretta, mediata dal sistema neuroendocrino) e, strettamente connessa, quella immunomodulante (con calo delle globuline plasmatiche); l’acido rosmarinico ed il beta-cariofillene negli estratti di melissa rafforzano l’azione antiinfiammatoria ed analgesica.
Oli essenziali aldeidici affini alla melissa come quelli di Lippia citriodora e Citrus lemon, possiedono anche un certo epatotropismo, con azione di stimolo alla detossificazione (utile, ad es. nel corso di epatiti virali); su tale effetto, per la melissa, vi è probabile sinergia con l’acido rosmarinico e molecole similari.

Il massaggio aromaterapeutico diviene quindi la combinazione di 3 aspetti legati a:

  • penetrazione transdermica di certe molecole dotate di particolari proprietà farmacologiche
  • energizzazione di ampie superfici corporee a seguito del massaggio
  • trasferimento di informazioni mediante l’inspirazione.

Purtroppo ciò lascia anche intravedere i potenziali rischi di un “inquinamento olfattivo” sempre crescente nella società moderna ed assolutamente trascurato dalla comunità scientifica.
Una visione autenticamente olistica, non solo del paziente (inserito nel suo ambiente) ma anche dell’individualità vegetale protagonista del processo terapeutico, deve avere l’ambizione di integrare, dal caleidoscopio di nozioni storiche, culturali, chimiche, sperimentali e cliniche, lo sguardo d’insieme necessario a vivificare l’ars terapeutica.
Talvolta, parlando genericamente di piante sedative, si dimenticano le peculiarità di ogni rimedio e, conseguentemente, le possibili opportunità di personalizzazione del trattamento fitoterapico rispetto a quello convenzionale.

Claudio Biagi
Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia
Direttore Didattico del Campus Laboratori Borri
doctorbiagi@gmail.com

Claudio Biagi

Laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, esperto di Nutriceutica (integrazione nutrizionale fitoterapica), Farmacista, Docente di Chimica, Consulente Scientifico, Accademico del Nobile Collegio Chimico farmaceutico, Docente di Fitoterapia presso SMB Italia. Autore di libri.

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