Diversi concetti di malattia e diverse concezioni della medicina

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Il concetto di malattia in occidente si attiene ad una risposta terapeutica che si avvale della medicina farmaceutica e trova la sua prima espressione scientifica in una delle correnti della medicina ippocratica, con la sua attenzione ai sintomi fisici del malato.
Assume formulazione sistematica con il dualismo cartesiano che separa l’anima dal corpo: la prima, in questa visione, è di competenza della metafisica, la seconda, della fisica.
Sono diversi i sistemi di rappresentazione diffusisi attraverso il punto di vista cartesiano, ampiamente prevalente nella nostra società, diversi sono i pregiudizi spontanei che l’accompagnano, o meglio, diverse sono le interpretazioni “colte” e le re-interpretazioni “popolari”, all’interno del discorso medico, della concezione dualistica dell’uomo.
Ad esempio, il concetto di entità morbosa ed il relativo pensiero ontologico, secondo il quale la malattia ha una sua propria essenza, autonoma ed indipendente dall’individuo che la soffre, trova fondamento nell’adozione del modello botanico come modello epistemologico di riferimento: questo, basato sulla ricerca delle proprietà “essenziali” delle malattie, permette così di catalogarle  di suddividerle in famiglie, in generi.
Questo modo di considerare la malattia è tipico dell’intera intelligenza medica occidentale, animata dal progetto nosologico che isola la malattia del malato e classifica le patologie in specie.
Inoltre, con la nascita dell’anatomopatologia, approccio medico basato sulle “lesioni organiche”, appare la visione secondo la quale, l’alterazione funzionale corrisponde all’alterazione organica, pensiero presente tutt’ora tra i medici praticanti.
Nel modello ontologico, la malattia è sempre riconducibile ad una causa precisa, che presenta sintomi caratteristici e lesioni che le sono proprie: è una rappresentazione che percepisce la malattia secondo le categorie di entrata e di uscita; il corpo del malato viene connotato come luogo fisico dello scontro accidentale fra forze d’intensità variabile.
Tale modello ha trovato inoltre pregnanze nelle rappresentazioni popolari dei malati.
Esiste infatti la visione della malattia come cosa, come sostanza, come non io, come essere anonimo con cui l’uomo vive una lotta estenuante.
I racconti dei malati sulla loro malattia, fanno riferimento a “coordinate geografiche”, con la localizzazione della causa, la provenienza dell’agente responsabile, la determinazione della sede e la “spazializzazione” regionale delle malattie nel corpo, si riconducono sempre allo spazio corporeo e/o ad una sua parte.
Più tardi sono nati modelli alternativi come l’omeopatico , con un pensiero rivolto verso la storia: il loro procedimento clinico si fonda sul racconto dell’individuo, di una sua temporalità, descrive la genesi della sua sofferenza ed i processi evolutivi e maturativi del suo male; si basa inoltre sull’ascolto e sulla ricostruzione genealogica per la formulazione di una diagnosi e di una prognosi.
Nel pensiero degli approcci medici fin qui descritti, noto la tendenza a non considerare l’uomo come un tutto, cioè un’unità inseparabile di corpo ed anima, ma un’insieme di tanti settori indipendenti da “riparare” man mano che si alterano.
Diversamente, i cosiddetti modelli olistici, diffusi specialmente in Oriente, considerano l’uomo gloalmente, e concepiscono la malattia attraverso interpretazioni psicologiche e “metafisiche”. 
La malattia viene considerata come l’effetto della disarmonia fra il microcosmo e il macrocosmo, e il processo di guarigione è visto come un riequilibrarsi cosmico.
Questo sistema di rappresentazione si esprime nell’insieme delle medicine popolari di tradizione orale, europee ed extraeuropee, e nella maggior parte dei sistemi tradizionali organizzati in corpus scritti come l’antica medicina cinese.
Molti approcci olistici alla medicina considerano la malattia come un messaggio di comunicazione al corpo:  malattia significa dunque sparizione dell’armonia o la messa in discussione di un ordine che fino a questo momento era stato in equilibrio. 
Secondo Dahlke Rudiger e Dethlefsen Thorwald, come affermano nel libro Malattia e destino” il turbamento dell’armonia avviene nella coscienza a livello d’informazione e si limita a mostrarsi nel corpo.
Il corpo è quindi il piano dell’espressione e realizzazione della coscienza e di tutti i processi e i mutamenti che avvengono in essa.
Quindi se una persona nella sua coscienza viene a mancare di equilibrio, questa situazione diviene visibile e sperimentabile nel corpo.
Di conseguenza, il corpo non è ammalato, ma l’uomo è ammalato e il male si rivela nel corpo sotto forma di sintomo.
I sintomi sono tanti e diversi, ma sono tutti espressione di uno stesso evento chiamato malattia che si verifica sempre nella coscienza di una persona.
In occidente questo modo di vedere è assunto dal modello psicosomatico, con la differenza che questo non lo applica a tutti i sintomi, ma li differenzia in base al livello di evidenza di un’influenza psicologica nella patologia.

Monica Guarino
Naturopata, Musicista, Master Reiki, Specializzata in Iridologia e costellazioni familiari

Monica Guarino

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