Gli italiani e il consumo di prodotti geneticamente modificati

Gli italiani apprezzano il consumo di alimenti geneticamente modificati?
Il 90% degli italiani non comprerebbe alimenti che contengono organismi geneticamente modificati. 
È quanto emerge da un’indagine demoscopica commissionata dalla Fondazione Diritti genetici all’Istituto di ricerca Demopolis, effettuata su un campione di oltre 1.500 persone.
Il 78% è risultato contrario agli alimenti Ogm.
Il 4% si dichiara favorevole al loro consumo, mentre il 18%, sebbene non contrario, richiede garanzie sulla sicurezza per la salute e per l’ambiente.
Gli italiani mostrano un interesse crescente per la qualità del cibo e per il rapporto tra alimentazione e salute, ma ritengono scadente la qualità dell’informazione sull’argomento fornita da stampa e radiotelevisione (Adnkronos Salute – 28 ottobre 2008).
Nel mese di ottobre i mas media hanno divulgato i risultati di uno studio di un gruppo di ricercatori inglesi, pubblicato sul Journal Nature Biotechnology, sul consumo antitumorale, da parte di topolini predisposti alla malattia, di pomodori geneticamente modificati di colore viola arricchiti in antocianine.
Le antocianine sono potenti antiossidanti, normalmente presenti nelle bacche di colore scuro (uva nera, mirtilli), utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento cellulare.
Anche in Italia, il professor Gianpiero Soressi dell’Università della Tuscia ha ottenuto il pomodoro nero ricco di antocianine con un incrocio tra varietà con differenti caratteristiche.
Quella che produce piccole quantità di antocianine nella buccia e quella che produce elevate quantità di antocianine nelle foglie: dal matrimonio è nato «Sunblack», il pomodoro nero. 
La scoperta del DNA e l’avvento della biologia molecolare hanno consentito all’uomo la possibilità di modificare direttamente il codice genetico non più solo attraverso i processi naturali di selezione ed ibridazione.
È diventato possibile, attraverso le tecnologie dell’ingegneria genetica, prelevare da un organismo una sequenza di DNA che codifica per una determinata funzione (gene) e trasferirla ad un organismo diverso anche molto lontano dal punto di vista filogenetico…
Un recente studio rivela che quando gli esseri umani digeriscono alimenti geneticamente modificati i geni creati artificialmente si trasferiscono nei caratteri dei batteri utili all’intestino, alterandoli (Heritage 2004; Netherwood 2004).
Lo stesso accade nel trasferimento di geni tra prodotti ogm e le specie spontanee circostanti dando origine a specie resistenti e infestanti.
Il ricercatore inglese Timothy Lenton sostiene l’ipotesi Gaia di James Lovelock, secondo la quale la distruzione delle foreste fluviali, l’impoverimento di ozono e l’ingegneria genetica mettono a rischio la sopravvivenza della terra e quindi dell’uomo.
Gli alimenti g.m. possono essere prodotti e commercializzati in Italia?
Al momento in Italia non è consentita la sperimentazione e la coltivazione di piante geneticamente modificate in campo aperto mentre sono consentite le importazioni da Paesi terzi produttori (USA, Canada, Argentina, Brasile, Cina…) di derrate di mais e soia per la trasformazione industriale e l’alimentazione umana ed animale.
Problema che tocca gli allevatori per la soia d´importazione presente nei mangimi vegetali, di cui si fa maggiore consumo a seguito del divieto di utilizzare farine animali.
Con Dl n. 279/2004, di recepimento del regolamento CE1829/2003, convertito con Legge nazionale n.5 /2005, sono stati stabiliti i criteri per lo sviluppo di strategie nazionali e regionali, nonché le migliori pratiche per garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche.
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 116 dell’8 marzo 2006, in merito al ricorso presentato dalla Regione Marche, si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla ricorrente dichiarando, sulla base della competenza esclusiva delle Regioni in materia agricola, l’illegittimità costituzionale di gran parte della legge 5/2005. 
Ma legge a parte, è possibile la coesistenza tra colture così diverse e in particolare tra biologiche e transgeniche situate anche a diversi chilometri di distanza senza che incorrano nel rischio di contaminazione?
Per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti alimentari transgenici, il regolamento CE n. 49/2000 stabilisce l’obbligatorietà dell´etichettatura nel caso in cui sia presente materiale derivato da organismi geneticamente modificati in proporzione superiore all´1% dei singoli ingredienti: è quindi possibile evitare le indicazioni in etichetta nel caso di contaminazioni inferiori alla soglia indicata, purché sia dimostrato che tale presenza è accidentale (l´1% è da considerare come valore massimo per cui, nella pratica, gli operatori devono tendere a ridurre al minimo la presenza accidentale di ogm).
Per stabilire che tale presenza è accidentale, agli operatori è richiesto di dimostrare di aver preso opportune misure per evitare di utilizzare ogm.
Se nella commercializzazione di prodotti alimentari con presenza transgenica accidentale sotto soglia non è richiesta l’indicazione ogm in etichetta, significa che il consumatore non avrà più libertà di scegliere se cibarsi o meno di alimenti geneticamente modificati?
La lotta dei consumatori per garantirsi una alimentazione sana e sicura, priva di additivi, malattie infettive animali trasmissibili all’uomo (BSE, aviaria e peste suina) e componenti transgeniche, è sempre più ardua!

Dott.ssa Valeria Romano
Esperta in diritto e politiche europee

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