Uno sguardo alle neuroscienze, punto di convergenza delle discipline scientifiche e umanistiche

Lo studio del comportamento dell’uomo, quale che sia l’aspetto che  si osserva, non può prescindere dalla conoscenza approfondita del cervello e del sistema nervoso, la cui peculiarità e complessità lo contraddistingue da ogni altra forma vivente.

E l’annoso quanto cruciale problema del rapporto tra mente e cervello, a tutt’oggi ancora lontano da una esauriente comprensione, è certamente connesso con la conoscenza delle leggi che regolano il funzionamento del sistema nervoso.

Leggi che , a loro volta, sono governate, a livello microscopico, dalle stesse leggi fisico-chimiche ma che , combinandosi in modo del tutto diverso da persona a persona,  danno luogo a quell’infinità di modi e comportamenti che fanno di ciascuno di noi un essere diverso da ogni altro.

Potremo dire, sfiorando appena la metafora secondo la quale ogni individuo costituisce un Universo a sé stante,  che le stesse leggi  generano infiniti Universi.

Un assurdo logico, se esaminato secondo il paradigma analitico-riduzionistico del metodo scientifico, per superare il quale sono stati spesso generati ad hoc assunti formali non dimostrabili né verificabili come , ad esempio, l’esistenza del cosiddetto libero arbitrio come fonte, non confutabile, della diversità di azioni, pensieri e reazioni diverse anche a fronte di stimoli analoghi….

Questa soluzione, assolutamente insoddisfacente agli occhi dello scienziato e del ricercatore di oggi,  è stata ideata ma soprattutto elevata a norma del metodo scientifico che ancora oggi è prevalente,  dal filosofo-scienziato del XVII secolo francese  René Descartes,  italianizzato in Cartesio, che  divide in modo netto il corpo dalla mente, la “res-extensa”  dalla “res-cogitans”, impedendo-di fatto- in questo modo di approfondire lo studio della mente con la mente,della formazione del pensiero mediante il pensiero stesso, appartenendo questi due aspetti dell’individuo,a due mondi separati “in natura”.

Ma il cammino della scienza e il progresso del sapere sono  inarrestabili e,seppur condizionati da questo limite di indagine, hanno fatto grandi passi nella conoscenza delle funzioni del cervello,quale elemento elettivo nella formazione dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. E, soprattutto, grazie a Freud, a Jung ed agli altri padri della psicologia e della psicanalisi, sono stati approfonditi i meccanismi che generano la dinamica del nostro  “mondo interiore” ed i suoi rapporti con il nostro comportamento e con la nostra “salute “ mentale e, in particolari casi ,anche fisica[1].

In senso contrario a questo procedere nel cammino della conoscenza ha purtroppo giocato l’affermarsi del metodo riduzionista che ha generato una parcellizzazione e una suddivisione delle discipline di studio e di ricerca, orientandole all’analisi più che alla sintesi.

E la conseguenza è l’attuale dispersione del sapere in mille specializzazioni che non hanno la  possibilità di comunicare tra loro, impedendo quella visione d’insieme capace di garantire un processo unitario  nella conoscenza della vita e della natura ,in modo da migliorare e armonizzare le sue diverse sfaccettature in un unica cornice in cui la persona, pur nelle sue differenze, possa riconoscersi.

E’ in questo quadro che nascono e e si fanno strada alcune  nuove branche della scienza che partendo dallo studio  dei meccanismi e delle strutture anatomico-funzionali  elementari che generano e trasmettono  i nostri stimoli esterni ed interni,determinano le nostre reazioni motorie, verbali, sensitive , emotive.

Si tratta delle neuroscienze,  giovani ed innovative  discipline che, paradossalmente, si sono sviluppate ed approfondite proprio con l’aiuto potente della tecnologia, frutto indiretto della visione parcellare della scienza,  che con i suoi strumenti sempre più raffinati per investigare l’infinitamente piccolo, riesce a raggiungere le sorgenti elementari dalle quali nasce, si forma e si sviluppa il nostro pensiero, i nostri ricordi, la nostra capacità di provare emozioni e sentimenti e di svolgere azioni dalle più semplici alle più complesse.

E’ infatti  grazie alla  tecnica di Risonanza magnetica per immagini (RMI) che attualmente siamo in grado di osservare le modificazioni che avvengono  nei tessuti cerebrali e, più in generale, all’interno del sistema nervoso, in dipendenza del loro stato funzionale, a sua volta conseguente all’azione che stiamo svolgendo o che stiamo per svolgere. Ed è grazie alla Tomografia ad emissione di positroni (PET) che riusciamo ad individuare con estrema precisione le aree cerebrali  soggette a cambiamenti del flusso sanguigno e del metabolismo delle cellule, dovuti alla presenza di lesioni morfologiche o a patologie connesse con un’alterazione dell’attività nervosa locale.

Naturalmente la ricerca delle neuroscienze non si limita ad investigare aspetti legati alla diagnosi di disturbi funzionali anche se è evidente che , al momento ,questi sono gli aspetti  prevalenti.

Non sfuggono certo allo studioso del comportamento, allo psicologo ed all’esperto di formazione e pedagogia l’effetto ,nei loro rispettivi campi di interesse,  delle scoperte che le neuroscienze hanno già  prodotto nel loro ancora  breve corso di vita . Ci riferiamo, in particolare, alla scoperta delle relazioni dirette tra sviluppo del cervello e apprendimento, alla verifica che un ambiente ricco di stimolazioni può modificare la struttura fisiologica e operazionale del cervello, creando cambiamenti morfologici nel volume e nella superficie di contatto tra cellule nervose e del numero di sinapsi per ogni neurone.

E, ancora,il biologo ed il biochimico dovranno necessariamente modificare i loro metodi di indagine nello studio del cervello e del sistema nervoso essendo ormai contraddetta, nei fatti, una legge considerata basilare nei programmi elementari della biologia “classica”, ovvero la non riproducibilità delle cellule nervose. Legge che  è  risultata decisamente  contraddetta dal fenomeno cosiddetto  della “neurogenesi adulta”, riscontrato  almeno in alcune aree del cervello quali l’ippocampo e il bulbo olfattivo. Scoperta che implica la capacità del cervello di modificarsi e rimodulare la sua struttura e, di conseguenza,modificare le sue funzioni legate alle  capacità cognitive e di memoria, attraverso opportuni ed adeguati stimoli esterni.

Queste nuove scoperte, come è immediato comprendere, avranno un impatto enorme sui processi educativi e formativi, compiti da sempre assegnati alla famiglia , alla scuola, alla comunità in cui si vive. Siamo dunque di fronte ad una eccezionale possibilità di cambiamento del paradigma scientifico attuale che, grazie al formidabile aiuto che il progredire delle neuroscienze potrà fornire,  potrà essere sostituito da una rinnovata visione  della natura, della vita e degli esseri viventi, una prospettiva per l’umanità in cui tutte le risorse del sapere contribuiscano, in modo armonico ed integrato, a migliorare la loro vita  materiale ed interiore.

Prof. Luciano D’Abramo


[1] Più recenti ma sicuramente di enorme  importanza gli studi e le ricerche che hanno dato luogo alla nascita ed allo sviluppo della PNEI, psico-neuro-endo -immunologia che studia delle connessioni tra mondo psichico e sistema endocrino e immunitario.

Luciano D'Abramo

Laureato in Fisica con lode all’ Università “La Sapienza” di Roma nel 1974, ha svolto per molti anni la sua attività professionale nell’ambito della progettazione e realizzazione di grandi Sistemi Informativi, principalmente per Enti pubblici quali la Ragioneria Generale dello Stato ed il Ministero dei Beni Culturali. Particolarmente interessato, sin dall’età giovanile, alla ricerca di una possibile sintesi tra le varie discipline scientifiche, oggi ancora troppo frammentate, ha pubblicato nel 1998 il libro “Fisica e Psiche”, trovando possibili collegamenti ed analogie tra le relazioni interpersonali e le leggi della fisica. Dal 2002 svolge interamente la sua attività professionale alla progettazione ed alla erogazione di corsi presso scuole ed istituti superiori ed universitari su materie scientifiche. Fa parte, sin dalla sua costituzione del corpo docenti e del Comitato Scientifico della Scuola di Naturopatia Borri ora Campus FRAMENS, per la quale svolge seminari e corsi di Biofisica, con particolare riferimento ad argomenti di ricerca di frontiera sulle leggi e le teorie della Fisica applicate ai sistemi viventi, riconducibili alle tecniche ed alle metodiche della medicina naturale.

    Luciano D'Abramo ha 31 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Luciano D'Abramo

    EnglishItalian