Tanto va la gatta alle erbe che ci lascia lo zampino

Anche i gatti ricorrono a terapie naturali con le erbe e le piante, come il cane e gli altri animali. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino è un antico proverbio con il significato, che se andiamo ad occuparci di cose che non sono le nostre e non ci appartengono lasciamo prima o poi un segno della nostra presenza, come le impronte delle zampine del gatto, e ne restiamo coinvolti.

Tanto va la gatta alle erbe che ci lascia lo zampino è una modificazione del suddetto proverbio, nel senso che il gatto si occupa anche di erbe e piante trovando tra queste delle piante curative come i fiori di Bach per uso veterinario e l’aloe per la fitoterapia veterinaria.

Altre piante portano il suo nome come i gattici e l’erba gatta; i gattici sono i pioppi della famiglia Salicacce, e hanno gli amenti fiorali che somigliano alle code dei gatti: gli amenti sono delle infiorescenze a racemo o grappolo che in questo caso del pioppo hanno la lunghezza quasi della coda del felino, con la relativa peluria. Il poeta Giovanni Pascoli scrisse la nota poesia riguardante i pioppi dal titolo: I gattici. Inoltre è da notare la corteccia del pioppo si vede segnata e punteggiata, come se il gatto avesse lasciato i segni delle sue unghie per arrampicarsi sugli alberi dei pioppeti.

L’erba gatta è la Nepeta cataria famiglia Labiate o Lamiacee in cui troviamo molte spezie per il condimento del nostro cibo. Si chiama erba gatta perché i gatti ne vengono attratti: i felini masticandone piccole quantità ne rimangono soddisfatti, giocano e producono le fusa, intorno a questa pianta per alcuni minuti. La Nepeta cataria contiene nelle foglie, fusti e radici un nepetolattone, un terpene analogo dei feromoni del gatto: la pianta svolge un’attività neurovegetativa nei suoi confronti.

Non sono stati rilevati effetti secondari particolari tranne un’eccessiva stimolazione: questa sensibilità è più accentuata nei gatti giovani; anche altri felini hanno analoga sensibilità nei confronti dell’erba. I gatti percepiscono gli odori tramite gli organi vomero-nasali. La valeriana officinalis ha un effetto quasi simile a quello di nepeta cataria sui gatti. La pianta del frutto kiwi Actinidinia deliciosa ha effetti simili e contiene sostanze chiamate actinidine.

Ma la pianta più curativa per il gatto è l’aloe: quest’ultima pianta è utile per la cura dei problemi del cane e degli altri animali come il cavallo, per numerosi disturbi patologici: agitazione, artrite, cistite, disturbi digestivi, infezioni dell’orecchio, gomitoli di pelo, pulci, rogna, seborrea, tinea. La posologia del succo di aloe è di 1-2 cucchiaini a seconda del peso. Tra i fiori di Bach troviamo quelli calmanti l’animale come Agrimony, sia per il gatto sia per il cane, per la paura delle persone Aspen, possessività esasperata verso i propri padroni Chicory. Si sciolgono 2 gocce del fiore di Bach nel cibo 4 volte al giorno, per la posologia.

Tutti i rimedi naturali sono molto efficaci in veterinaria per gli animali da compagnia, cane e gatto.

 

 

Fabio Renzi

Fabio Renzi

Farmacista, Naturopata, autore saggista Iscritto a Società Medica Bioterapica SMB Italia - email: fabiorenzi.im@gmail.com - sito internet: www.fabiorenzi.altervista.com - iscritto a Associazione Enigmistica La Sibilla, www.lasibilla.altervista.org

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