La dolce seduzione: lo zucchero bianco

L’introduzione dello zucchero nell’alimentazione umana risale a diversi secoli fa, quando la canna da zucchero veniva coltivata in oriente. In seguito si scoprì che essa cresceva molto bene anche nei Caraibi, dove ben presto iniziarono le coltivazioni da parte di diverse nazioni europee.

Il processo di raffinazione per ottenere il prezioso zucchero era però complesso e costoso. All’inizio del diciannovesimo secolo lo zucchero risultava essere ancora un articolo di lusso riservato a pochi.

Nello stesso periodo in Europa si venne a conoscenza della possibilità di estrarre lo zucchero anche dalla barbabietola locale. Fu così che nacquero le prime fabbriche di zucchero del mondo.

Da allora il consumo di zucchero pro capite è cresciuto a dismisura, passando da circa 5 chili annui per persona all’inizio del secolo scorso ai 70/80 chili all’anno dei nostri giorni. Ciò ha contribuito non poco all’aumento del sovrappeso, dell’obesità, delle patologie a carico del cuore, del diabete, dei danni ai vasi sanguigni e alle articolazioni etc.

Spesso giustifichiamo il nostro smodato consumo di zucchero pensando che il metabolismo abbia bisogno di glucosio, il più piccolo elemento costitutivo dei carboidrati, che nutre come combustibile cellulare tutte le forme di vita presenti sulla terra. Ma lo zucchero industriale contenuto nei cibi non ha purtroppo molto a che fare con le molecole naturali dello zucchero. L’industria trasforma lo zucchero presente nella barbabietola e nella canna da zucchero in dolci cristalli, che rappresentano “calorie rigorosamente vuote”.

L’assimilazione dello zucchero bianco richiede all’organismo un grande apporto di minerali, che vengono appunto prelevati dalle ossa e dai tessuti, favorendo decalcificazioni e osteoporosi. Quindi, se da una parte è vero che dal glucosio dipende il funzionamento e il metabolismo di tutte le cellule del nostro corpo, dall’altra è anche vero che lo zucchero e tutti i prodotti a base di farina bianca, nonché il riso bianco, sono purtroppo composti prevalentemente da glucosio immediatamente solubile. Esso arriva in brevissimo tempo nel sangue, facendo balzare la glicemia (che indica la concentrazione di glucosio nel sangue) alle stelle. Come reazione all’aumento della glicemia, il povero pancreas deve produrre più in fretta possibile grandi quantità di insulina, l’ormone necessario per riportare il livello glicemico a valori accettabili. Il superlavoro del pancreas però, fa sì che il livello della glicemia scenda al di sotto dei valori fisiologici; a questo punto sentiamo ben presto la necessità di consumare di nuovo qualcosa di dolce.

Se cediamo alla tentazione di mangiare un alimento a base di zucchero o farine raffinate, si ha di nuovo un rapido rilascio di glucosio nel sangue, seguito da un nuovo sforzo del pancreas che produce nuova insulina. Questo meccanismo perverso ha effetti devastanti sulla nostra salute, soprattutto in termini di obesità e sovrappeso.

Molte persone si trovano in sovrappeso non tanto per le loro abitudini alimentari quotidiane, ma a causa dei peccati di gola commessi molto tempo prima, durante la fase della crescita. Infatti quando i neonati ed i bambini si nutrono con alimenti troppo dolci, l’eccesso di glucosio viene trasformato in trigliceridi, che vengono poi inseriti nelle cellule grasse vuote, i cosiddetti “preadipociti”. Se concediamo per anni ai nostri piccoli troppo cioccolato, caramelle, dolciumi e bevande artificiali, queste cellule si riempiono sempre di più, divenendo veri e propri adipociti (cellule di grasso), i quali predispongo il futuro adulto ad una situazione di sovrappeso. Quindi, quando diamo ai bambini dolcetti, caramelle, bibite etc., anziché premiarli, finiamo per punirli, concedendo loro solo una gioia ingannevole. Infatti una volta diventati adulti e obesi, sarà davvero difficile correggere e rimediare agli errori alimentari commessi in gioventù.

Le persone in sovrappeso rischiano di ammalarsi di diabete di tipo 2, definito fino a qualche anno fa “diabete dell’età adulta”; e la cosa più preoccupante è che la percentuale di bambini tra gli otto e i dodici anni affetti da diabete dell’età adulta sta salendo vertiginosamente. Inoltre l’eccesso di zucchero nell’alimentazione è spesso alla base di altri problemi, quali carie, ipertensione, disturbi cardio vascolari, processi infiammatori, indebolimento del sistema immunitario.

Vale forse la pena di iniziare a fare qualcosa per frenare questa terribile tendenza ad un’alimentazione eccessivamente ricca di zucchero. Intanto possiamo imparare a leggere le etichette degli alimenti che acquistiamo, divenendo consapevoli che le sostanze zuccherine si trovano spesso sotto diciture poco note, come ad esempio destrosio, maltodestrina, sorbitolo, mannitolo, maltitolo, sciroppo di glucosio, fruttosio etc.

Possiamo inoltre provare a diminuire gli alimenti raffinati a favore di quelli integrali e a soddisfare la nostra voglia di dolce con alimenti più naturali, tipo frutta fresca e secca oppure marmellate senza zucchero. E se vogliamo davvero bene ai nostri bambini, non facciamo mai mancare un po’ di movimento fisico nelle loro giornate e cominciamo a premiarli con un elogio, un abbraccio o un bacio, piuttosto che con caramelle e dolciumi, e tutti potremo avere bambini (e adulti) più sani, felici e consapevoli.

 

Lorella Coccia Colaiuda

 

Lorella Coccia Colaiuda

Naturopata, Specialista in Alimentazione Naturale e Floriterapia di Bach

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Lorella Coccia Colaiuda
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