La musica: un linguaggio universale

Già dalla preistoria l’uomo, con semplici battiti di mano o con l’utilizzo di strumenti sonori creati con pietre, conchiglie ed ossa, riusciva a riprodurre suoni per scopi sociali ben precisi.

Con la produzione di suoni-rumori, di cui la stessa natura è ricca, l’uomo ha sperimentato il linguaggio musicale come linguaggio universale con la funzione principale di comunicare.

La comunicazione sonora era soprattutto utilizzata nella caccia, al fine di attirare o spaventare gli animali, per la difesa personale o per la conquista del territorio. La musica era utilizzata anche come intrattenimento o come forma di corteggiamento.

L’evoluzione del linguaggio musicale appartiene al lungo cammino ed ai continui cambiamenti che l’uomo compie nel corso degli anni nelle varie epoche che si sono susseguite segnando la storia della civiltà.

Presso i popoli più antichi la musica era utilizzata prevalentemente nell’ambito delle cerimonie religiose per accompagnare riti propiziatori o magici. In Mesopotamia e in Egitto, in cui era considerata dono degli dei, era fonte di serenità e di letizia. Per i greci era il mezzo più efficace per l’educazione morale ed intellettuale di un cittadino.

Nell’antica Roma ebbe un’importante funzione di intrattenimento per accompagnare ed allietare le feste dei patrizi.  Durante il Medioevo, epoca ricca di musica, accompagnava momenti “di vita” importanti come: battaglie, banchetti, celebrazioni. Il 900 è caratterizzato dall’esplosione di generi musicali (jazz, pop, rock) che ci accompagnano quotidianamente, determinando un nuovo uso del linguaggio sonoro come strumento di comunicazione attraverso cui si esprimono emozioni, sentimenti e realtà in cui viviamo.

La musica non è soltanto l’arte dei suoni, ma possiamo riconoscerla come linguaggio in cui sono presenti tutti gli elementi per ottenere una comunicazione universale fra chi la produce e chi ne fruisce. Tutti i giorni la usiamo, anche inconsapevolmente, con naturalezza e senza difficoltà per esprimerci e/o comunicare con gli altri.

La strada migliore per costruire un dialogo tra persone e popoli attraverso un confronto è l’utilizzo della musica come “altro linguaggio” più diretto ed immediato, prettamente affettivo e privo di sovrastrutture razionali. L’arte della musica, infatti, è l’unico mezzo che favorisce la comunicazione, l’aggregazione, l’integrazione e l’armonia tra i popoli. Un’interazione tra mente e cuore, tra pensiero e sentimento, il linguaggio dell’anima che permette di abbattere le barriere che si creano tra culture diverse. Un linguaggio che non ha tempo, non ha un luogo, non ha confini.

Le stesse parole, accordo e armonia, hanno un significato ambivalente ma al contempo molto affine al linguaggio parlato e rimandano alla mente il termine legame ed unione.

La sua universalità è stata provata scientificamente in uno studio recente condotto nel 2019 da un gruppo di ricercatori dell’università di Harvard e pubblicato sulla rivista Science. Si tratta di uno dei lavori più ampi e completi sulla musica mai fatti prima.

Gli autori hanno effettuato oltre un secolo di ricerche etnografiche ed etnomusicologiche arrivando alla conclusione che la musica esiste in ogni società e, in relazione ad uno stesso contesto o funzione, ha delle somiglianze in tutto il mondo.

In particolare, viene dimostrato come essa non abbia una singola funzione bensì è prodotta in diversi contesti comportamentali che variano in formalità, incitazione e religiosità.

Sembra infatti, essere legata a specifiche facoltà percettive, cognitive e affettive:

  • linguaggio (tutte le società mettono parole nelle canzoni);
  • controllo motorio (le persone in tutte le società ballano);
  • analisi uditiva (tutti i sistemi musicali si basano sulle tonalità);
  • estetica (le melodie e ritmi sono in equilibrio tra monotonia e caos).

Rappresenta un valore aggiunto, annulla le diversità, apre la mente e l’anima, scuote la sensibilità, influisce in maniera positiva sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale delle persone, viene associata a contesti comportamentali e a varie attività quali la cura dei bambini, la guarigione, la magia e l’amore.

La società odierna, con l’influsso dell’immigrazione (tema attuale e di forte risonanza politica e sociale) è caratterizzata dalla presenza di diverse etnie con religione, usi e costumi differenti che sono “costrette” a convivere tra loro.

La musica è un’arte che  ci aiuta a riflettere come la condivisione di vari stili, varie forme e generi musicali non fa altro che arricchire il nostro bagaglio culturale, unendo le varie culture e conservandone intatte le peculiarità.

La sua caratteristica principale è quella di essere un linguaggio completo, altamente fruibile e ricco di espressività. 

“Li dove non arrivano le parole arriva la musica che è quel collante che riesce ad unire tutti in un linguaggio universale”

Gemma Timmoneri

Gemma Timmoneri

Diplomata in pianoforte presso l'Istituto di Studi Superiori di Taranto, insegnante di pianoforte e propedeutica musicale, Presidente presso l'Associazione Musicale Casertana, insegnante di pianoforte presso l'Associazione Musicale "Leopoldo Mugnone" già Istituto di musicologia di Caserta, Professoressa iscritta regolarmente nelle GPS e G.I. della provincia di Milano. Ho tenuto vari corsi di Propedeutica musicale presso le scuole materne e primarie, private e parastatali, di Caserta e provincia. Nel corso degli anni ho conseguito i CFU presso il Conservatorio di Musica "G. Martucci" di Salerno e successivamente ho frequentato un corso di perfezionamento in "Musica per lo sviluppo cognitivo e linguistico per l'inclusione e l'integrazione degli alunni diversamente abili" presso l'Unitelma Sapienza e un corso di perfezionamento in "Pedagogia delle emozioni". Specializzata nelle metodologie utilizzate per approcciare alla musica i bambini (già dai primi anni di età) e/o gli alunni affetti da specifici bisogni .

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