La gemmoterapia: segnature – parte seconda

La particolarità dell’uomo, sin dalla sua comparsa sulla terra, era di osservare il mondo circostante: questo gli permetteva di resistere in un ambiente dove malattie, eventi naturali, predatori di vario genere rendevano estremamente difficile l’arte della sopravvivenza.
Queste quotidiane osservazioni erano indispensabili al fine di acquisire informazioni utili per aumentare le possibilità di superare le difficoltà che il mondo circostante proponeva.
Quindi si perfezionavano tecniche di lotta e di caccia imitando il comportamento animale (le  diverse tecniche delle arti marziali ne sono un esempio), oppure tecniche di protezione da agenti esterni (prime costruzioni di capanne o di rifugi di vario genere o altro).
Da sempre gli animali, guidati dal loro istinto, e dalle esperienze scritte nel Dna dei loro predecessori,  hanno utilizzato e utilizzano le risorse del mondo vegetale ( fiori, foglie, rami, radici, germogli, gemme, corteccia ) per alleviare disturbi e dolori che diverse patologie procurano.
L’uomo nel tempo ha osservato sempre con molta attenzione tale comportamento copiando e raffinando le tecniche del mondo animale sfruttando le proprietà terapeutiche delle piante utilizzandole poi per se stesso.
Le osservazioni delle foglie, le loro forme, i colori, gli aromi dei fiori, la forma delle radici e tutto ciò che madre natura offriva erano spunto per identificare in quella o quelle  piante delle caratteristiche e delle proprietà che potevano essere usate a scopo curativo.
In parole povere, questa dottrina si basava sulla convinzione che tutto ciò che era presente in natura fosse ad uso e consumo dell’uomo e, per farne capire l’utilizzo, il Creatore aveva posto un segno su ogni pianta.
Ecco alcuni esempi dedotti da libri dell’epoca.
William Coles così scriveva dell’acqua distillata di biancospino: “(…) si è scoperto che bagnando delle compresse di garza in detta acqua e applicandole nei punti in cui sono penetrate delle spine, queste fuoriescono; si può affermare che la spina da’ il rimedio alla sua stessa puntura”.
In questo caso la segnatura è proprio nella spina.
Piante con fiori gialli, come la calendula, servivano a curare l’ittero mediante la segnatura del colore, mentre le piante rosse venivano usate per le malattie del sangue.
John Gerard nel suo Erbario consigliava di mettere le foglie, i fiori e i semi di iperico a macerare in un bicchiere con olio d’oliva, posto poi in un luogo caldo e assolato.
Dopo qualche settimana il liquido veniva filtrato e nuovamente posto al sole; se ne otteneva un olio di colore del sangue che veniva usato per le ferite profonde. 
Questo è un caso in cui la dottrina della segnatura presuppone anche una fase di preparazione.
I petali dell’iris erano comunemente usati come poltiglia in caso di contusioni (altro esempio di segnatura del colore).
Oltre alla segnatura del colore c’è anche quella della forma, per cui se una parte della pianta riproduceva la forma di un organo o di una parte del corpo umano, poteva essere usata per curarne le patologie.
I frutti della Portulaca venivano usati per curare le patologie renali proprio perchè hanno una forma che assomiglia a quest’organo.
L’equiseto, o coda cavallina, veniva impiegato per la cura delle malattie originanti dalla colonna vertebrale ed è facile immaginarlo vista l’enorme somiglianza con la spina dorsale.
I rimedi vegetali erano prescritti esclusivamente per conoscenza empirica della loro efficacia.
In altri tempi la scelta del rimedio era suggerita dall’analogia morfologica tra la pianta e l’organo da curare.
L’uomo si affidò quindi ad un processo analogico riguardante la forma delle foglie, delle radici e del colore dei frutti, comparate con la forma ed il colore di organi e visceri del corpo umano.
Queste curiose similitudini, tra organo e pianta corrispondente viene definita “similitudine magica delle signature”.
Antichi medici e streghe e guaritori popolari, per secoli dedussero le proprietà curative dei rimedi dalla forma o dal colore delle piante.
Il grande Paracelso asseriva che ciascuna pianta porta in sé in qualche sua parte l’indicazione di una sua particolare virtù terapeutica.
Così l’Hypericum perforatum (erba di S. Giovanni) avendo le foglie perforate doveva possedere proprietà cicatrizzanti sulle ferite; e poiché i suoi fiori imputridendo, diventano color rosso sangue, essi dovevano cicatrizzare rapidamente le ferite emorragiche.

Questa teoria delle signature fiorì ne medio evo e venne sviluppata dal medico napoletano Gian Battista Porta che scopre l’esistenza di un parallelismo diretto tra le piante, il mondo animale e quello umano: “… talune piante hanno delle parti foggiate a mò di cuore, di lingua, di mani, di orecchie, di nasi, occhi , capelli, ecc ….; altri ancora sono piccoli uomini foggiati nella forma adamitica… I cacciatori, i pastori e coloro che hanno familiarità con la natura confermano tali idee e sanno che la foglia a forma di cuore guarisce le infermità del cuore; se una pecora ha la lingua malata, occorre applicarvi delle foglie appuntite, delle vere lingue naturali quali la Borragine e della Centidonia”
Il Porta vede nell’analogia di una forma di una melograna aperta e una bocca con i suoi denti, tra la pigna o la radice di Cardamima e la forma dei denti, ragioni più che sufficienti per  ritenere tali piante efficienti per la cura delle affezioni dentarie ecc .. ecc…
Secondo la stessa dottrina si riteneva che l’Orchis, pianta che ha due bulbi somiglianti ai testicoli, fosse idonea a rinvigorire la virilità; che la Curcuma essendo gialla potesse curare l’itterizia; che la Sulfurea nodosa e il Ranunculus ficaria, entrambe dalle radici nodose, potessero curare i gavoccioli emorroidari.
Allo stesso modo il sangue di drago è tuttora decantato nelle emorragie a causa del suo colore.
La Rubia tinctoria contiene un pigmento rosso ed essa veniva usata come rimedio emmenagogo, atto cioè a far ritornare le mestruazioni, e poiché tinge di rosso le ossa degli animali che se ne cibano, veniva usata come rimedio nelle malattie delle ossa.
L’Eufrasia i cui fiori hanno la forma e i colori dell’iride, divenne un prezioso rimedio oftalmico tuttora usato sotto la forma farmaceutica di collirio per la decongestione dell’occhio.
Nel 1957 troviamo nella Phytognomica di Cole che nel suo libro “Adam in Eden” afferma che le noci, avendo i segni perfetti della testa, dove il mallo rappresenta la pelle del cranio, il guscio è l’analogo del cranio, la pellicola gialla le meningi del cervello e il seme del cervello stesso, ne conclude che esse sono ottime per il cervello e ritempranti per la mente.
Altri esempi che si possono portare sono:
Tarassaco “segnato per il fegato” produce un fiore giallo come la bile (segnatura per colore) e l’irradiazione dei petali del fiore assomiglia a quella dei lobi epatici (segnatura per forma).
Questi elementi mettono in evidenza il legame esistente fra la pianta e l’organo: infatti, il fiore del Tarassaco è utile per depurare il fegato e per facilitare l’eliminazione della bile.
Ma l’analogia fra il fiore e l’organo la si può ricavare anche dal fatto che, spesso, le persone malate di fegato presentano un colorito giallognolo (vengono dette, infatti, itteriche).
Passiflora “segnata per il cuore” il suo fiore ha cinque punte in cui vengono racchiusi i semi della passione di Cristo; osservandoli attentamente, infatti, sembra di riconoscervi i chiodi della croce e la corona di spine.
La Passiflora serve per curare i problemi di cuore legati agli stati emotivi: è utile per ridurre gli scompensi generati da emozioni troppo intense (segnatura per la forma).
Eucalipto “segnato per i polmoni” possiede lunghe foglie cadenti che ricordano i lobi di cui è composto il polmone (segnatura per la forma).
Inoltre, l’Eucalipto drena l’acqua dal terreno sul quale vive, così come fanno i polmoni che drenano il catarro.
Fiordaliso “segnato per gli occhi”, il suo fiore azzurro viene utilizzato per decongestionare gli occhi arrossati; il colore celeste, inoltre, ricorda che gli occhi chiari sono più delicati di quelli scuri (segnatura per colore).
Chelidonia “segnata per il fegato” possiede fiori gialli utili per eliminare la bile che è dello stesso colore (segnatura per colore).
Capsella bursapastoris (detta Borsa del pastore) “segnata per il cuore” possiede piccole foglie a forma di cuore e viene utilizzata contro le emorragie (segnatura per la forma).
Vitis vinifera “segnata per il sangue” è utile per proteggere le vene e riattivare la circolazione, infatti le sue foglie oltre a essere di colore rosso come il sangue (segnatura per il colore), presentano delle nervature che ricordano il diramarsi delle vene (segnatura per la forma).

Dato che nel cinquecento, sia medici che alchimisti, ritenevano che  ci fosse un legame tra pianeti e persona e che questi potevano avere una importante influenza sul carattere e sulla salute di un individuo,ne tenevano sempre conto della posizione dei pianeti al momento della nascita di un bambino.
Questa indissolubile analogia fra il “grande” e il “piccolo” portava a ritenere che le piante “governate” da un determinato pianeta avessero un potere curativo nei confronti delle parti del corpo sottoposte all’influenza del medesimo astro.
Si poteva, quindi, stabilire una segnatura anche secondo l’astronomia.
Il Sole governa il cuore per questo gli viene attribuita l’influenza sulla circolazione sanguigna.
Le piante “segnate” dal sole sono il Pepe e il Peperoncino che possiedono un’azione tonica e riscaldante ed anche il rosmarino , l’alloro e l’arnica.
La Luna, invece, stabilisce un’analogia con la donna. Il pianeta influenza la crescita delle acque, la fertilità della terra e il suo ciclo è come quello mestruale.
Le piante lunari hanno i frutti globulari come la Giuggiola che ha un’azione sedativa e concilia il sonno.
Ma anche il Fico è una pianta lunare, simbolo della gestazione e della fecondità, anche il salice la malva , l’escolzia , cavoli e lattuga.
Il pianeta Marte, che si rifà al mito del guerriero, governa le difese del corpo.
Le piante marziane sono capaci di stimolare il sistema immunitario contro le invasioni da parte di agenti nocivi; fra queste piante vi sono l’Aglio, il Biancospino e la Cipolla, l’ortica e il peperoncino.
Mercurio è il pianeta che governa la comunicazione, preside alla funzionalità del sistema nervoso e, quindi, del linguaggio. Le piante mercuriali risvegliano l’intelligenza fra di esse si possono annoverare il Genepì e l’Assenzio, anice , il timo e la lavanda.
Il pianeta Giove governa gli organi coinvolti nella digestione come il fegato, la milza e i reni.
Le piante su cui influisce Giove sono commestibili, antispasmodiche antinfiammatorie ed emollienti come il Cardo mariano, la Chelidonia e il Tarassaco.
Venere è il pianeta della bellezza e della sensualità, presiede al buon funzionamento della circolazione venosa, ma anche di quella linfatica: fra le piante venusiane ci sono la Salvia, l’Agrimonio, l’Artemisia, la Bardana, la Betulla , la Melissa, la rosa, la verbena.
Saturno è il pianeta dell’occulto, governa ciò che è nascosto, come lo scheletro che sta sotto alla carne, ma anche le unghie e denti.
Fra le piante saturnine ve ne sono molte velenose come la Cicuta e la Belladonna; queste piante sono anche dette funerarie e possono avere effetti sedativi. Alcune sono impiegate come antidolorifici e antifebbrili come, per esempio, l’Aconito  e altre come la ginko biloba, il pino, e l’equiseto.
Solo nel rinascimento si cominciano  a dare delle risposte scientifiche alle conoscenze fino ad allora basate solo su presupposti empirici.
Il Tarassaco, per esempio, contiene alcune sostanze che favoriscono il drenaggio biliare; aiuta cioè a ridurre ed eliminare il ristagno di bile nel fegato.
Un altro esempio di segnatura confermata a livello scientifico è quello della Mandragola, che in Occidente era considerata un tonico per tutto l’organismo.
In Oriente, invece, le stesse proprietà vennero attribuite al Ginseng.
Studi contemporanei ne confermano l’efficacia: nella radice, infatti, sono stati isolati i ginsenosidi, sostanze che hanno un effetto tonificante sull’organismo.
Il fiorire delle università, il progresso scientifico, l’evoluzione della chimica e della tecnologia che potevano dare una risposta più rigorosa e riproducibile hanno permesso di stabilire una serie di protocolli che oggi ci permettono di stabilire il tempo di raccolta, il metodo, la classificazione , la conservazione e l’estrazione dei principi attivi, quello che oggi si intende per fitoterapia moderna.

Dott. Stefano Carlucci
Farmacista, Funzionario Azienda Farmaceutica
Naturopata, specializzato in Iridologia, Floriterapia di Bach, Riflessologia, Aromaterapia e Alimentazione naturale e intolleranze
www.altrobenessere.it

EnglishItalian