La Cerimonia del té

la cerimonia del te

Il tè, bevanda meno arrogante del vino, non egocentrica quanto il caffè e non così innocua quanto il cacao, fa il suo ingresso in Europa attorno alla metà del 1600 ma era già conosciuto ed apprezzato nel mondo orientale almeno dall’ VIII sec.

camellia sinensis
La pianta del tè (Camellia sinensis)

La Cerimonia del tè, definita in Giappone con il termine Cha no yu (acqua calda per il tè) fu codificata in maniera definitiva alla fine del ‘500 dal monaco buddista zen Sen no Rikyu ed è una delle arti tradizionali zen più note.
I princìpi alla base di questa tradizione sono:

  • Wa – Armonia tra le persone e con la natura
  • Kei – Rispetto per tutte le cose
  • Sei – Purezza interiore
  • Jaku – Tranquillità e pace della mente

Secondo le regole, dettate dal maestro del tè giapponese Sen no Rikyu si svolge in ambienti di legno non molto ampi che sorgono in meravigliosi giardini con piante fresche, acqua e rocce molto coreografici – luoghi spesso in contrasto con il resto della casa.
La stanza del tè infatti non è solo il luogo fisico dove si svolge la cerimonia, ma anche il luogo spirituale che con la sua quasi totale mancanza di arredi, risulta spoglia, “vuota” – in grado di trasmettere “vuoto mentale” inteso come vissuto di consapevolezza privo di preoccupazioni e attaccamenti mondani.
Solo nel vuoto infatti trovano espressione e realizzazione la vasta gamma di emozioni estetiche e solo attraverso il vuoto l’uomo riesce a superare i suoi limiti fisici e intellettuali, morali e spirituali.
Coloro che prendono parte a questo meraviglioso rituale, escono temporaneamente da quella che è la vita mondana, dai suoi affanni, dai ritmi frenetici, dai pensieri.
La luce è sommessa – filtrata da finestre schermate.
Al centro della stanza vi è il bracere su cui viene posizionato il bollitore dell’acqua.
Una composizione floreale adatta alla circostanza e legata alla stagione, uno scritto redatto da un calligrafo esperto e pochi tatami completano il tutto.
Durante tale rito viene utilizzato il Matcha, un tè dal caratteristico colore verde brillante, finemente polverizzato e disciolto in acqua con un frullino di bambù. Ne risulta una bevanda densa, leggermente spumosa, dal tipico sapore amarognolo diverso da quello del tè comune.
La Cerimonia del tè, che complessivamente dura quatto ore, si svolge in tre fasi:

  • Kaiseki – un pasto leggero consumato prima del tè
  • Koicha – il tè denso
  • Usucha – il tè leggero

Gli utensili che vengono usati principalmente sono:

  • La ciotola per il tè
  • Il contenitore del tè
  • Il frullino di bambù
  • Il mestolo di bambù

Fra questi, le ciotole per il tè sono quelle che destano maggiore interesse fra gli intenditori.
Esse infatti, sono piacevoli al tatto e ispirano serenità nella loro peculiare semplicità ed elegante sobrietà decorativa.
Generalmente non sono perfettamente rotonde ma sono fatte in modo da essere tenute con entrambe le mani, come è consuetudine bevendo il tè.
Il bordo superiore non è perfettamente liscio ma è ondulato, così da offrire una sensazione piacevole quando portato alle labbra.
La base in genere non è invetriata, lasciando così vedere il tipo di argilla di cui è fatta la coppa.
Non presentano un motivo decorativo preciso, ma la decorazione è creata dalla invetriata e dal gioco di colori naturali e di contorni.
Gli abiti delle persone che vi prendono parte (di solito non più di cinque) sono semplici, dai colori discreti – solo in particolari occasioni gli uomini che le donne, indossano un kimono decorato con lo stemma della famiglia e le bianche calze tradizionali giapponesi.
Uno dei film giapponesi più interessanti sull’argomento è Morte di un maestro del tè, (titolo originale: Sen no Rikyu) diretto nel 1989 dal regista Kei Kumai, dedicato alla vita del maestro del tè Sen no Rikyu.

Stefania Luccarini
Esperta in alimentazione, intolleranze alimentari ed erboristeria
vaniglia_ama@yahoo.it

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