Le origini dello Yoga terapeutico

Le origini dello Yoga non sono del tutto certe. Secondo le opinioni più accreditate, nasce in India tra il IV e il II millennio a.C. A quell’epoca risalgono, infatti, i reperti archeologici di Harappa e Mohenjo Daro, siti archeologici della valle dell’Indo (l’attuale Pakistan) che raffigurano divinità e figure ascetiche sedute in posizioni yoga.
I primi riferimenti scritti sullo yoga sono riportati in alcuni testi del VII secolo a.C., le Upanishad (insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C.), che descrivono esperienze di stati di concentrazione e di meditazione.
Si tratta, dunque, di una disciplina molto antica che, giunta fino a noi, è stata analizzata dalla nostra scienza che ha confermato moltissime affermazioni di questi antichi yogi, lasciandoci meravigliati su come una cultura così antica abbia potuto raggiungere così tante verità.
Questi antichi yogi non avevano macchinari tecnologicamente avanzati per studiare gli organi interni, eppure sono riusciti a comprendere, grazie all’osservazione e alla sperimentazione, meccanismi importanti dell’organismo umano, confermati oggi da seri studi scientifici.
Guidati dalle scoperte delle generazioni precedenti, per secoli, gli yogi hanno imparato a stirare ogni muscolo, aprire tutte le articolazioni, allineare le ossa in varie posizioni, incanalare il respiro nella convinzione che ciò che imparavano da se stessi li avrebbe aiutati a comprendere il mondo esterno e che, più esploravano, più potevano affinare la capacità di cogliere le sfumature interiori.
In questo modo, attraverso la sperimentazione e l’osservazione di se stessi, della natura e delle posture degli animali (molte asana portano il nome di un animale), hanno creato un patrimonio che ha attraversato la storia dell’uomo, integrandosi con grande facilità in comunità distanti tra loro, sia geograficamente che culturalmente, perché si basa su meccanismi innati del corpo umano e su principi naturali ed universali.
Di conseguenza, tutti possono praticare lo Yoga, indipendentemente dall’età, dalla salute, dalle condizioni di vita e dalle convinzioni etiche e religiose.
È un patrimonio fatto di pratiche psicofisiche che consentono di raggiungere l’armonia tra il corpo, le facoltà intellettuali, le emozioni e le diverse componenti della personalità per raggiungere l’unificazione interiore e spirituale per riscoprire il nostro vero Sé, la nostra dimensione dell’Essere.
Ma perché gli antichi yogi hanno prodotto quest’immenso patrimonio? Il motivo risiede nel termine “yoga” che deriva dalla radice sanscrita “yui” che vuol dire “unire”, “legare”.
L’obiettivo degli antichi yogi era quello di ricongiungere l’energia individuale (Jivatman) con quella universale (Paramatman) attraverso una condotta etica, le asana, il pranayama e la meditazione che costituivano i pilastri del cammino verso una coscienza superiore.
Le malattie erano considerate un ostacolo e, per questo, il benessere fisico era un mezzo per sconfiggerle che rientrava nel percorso spirituale.
Oggi, in occidente ci avviciniamo allo Yoga per ridurre la tensione nervosa e per migliorare la nostra salute.
Lo utilizziamo in modo teraupetico per ridurre i livelli degli ormoni dello stress (adrenalina e cortisolo), con benefici effetti su varie patologie (diabete, insonnia, disturbi cardiovascolari, emicrania, dolori mestruali, mal di schiena, asma, artrite, depressione, colon irritabile…).
Quali sono gli strumenti utilizzati dallo yoga?
Tradizionalmente, si fa riferimento allo Yoga Sutra, scritto da Patanjali, grammatico vissuto nel III secolo a.C., che prevede otto stadi:

  1. Yama, principi etici universali;
  2. Niyama, regole di comportamento personale;
  3. Asana, pratica delle posizioni per esplorare l’intera gamma dei movimenti possibili del corpo;
  4. Pranayama, pratica delle tecniche respiratorie;
  5. Pratyahara, ritiro dei sensi che insegna la capacità di chiudersi agli stimoli esteriori per sintonizzarsi sul proprio mondo interiore;
  6. Dharana, concentrazione della mente;
  7. Dhyana, meditazione;
  8. Samadhi, assorbimento nell’infinito, raccoglimento perfetto, beatitudine.

Oltre a questi otto stadi, vi sono molti altri stumenti yogici utilizzabili a scopo terapeutico:

  • mantra
  • mudra
  • bandha
  • yantra
  • kriya
  • sankalpa
  • karma yoga
  • bhakti yoga
  • jnana yoga
  • yoga nidra
  • visualizzazioni
  • rimedi erboristici

Questa non è una lista esaustiva perché esistono decine di altri strumenti.
Tutti questi mezzi producono effetti diversi e possono dar vita a migliaia di combinazioni.
I vari stili e i maestri si distinguono proprio in base a questi strumenti e al modo con cui vengono insegnati.

Simona Tomaro
Naturopata, esperta in Alimentazione Naturale, Intolleranze Alimentari, Fiori di Bach, Erboristeria e Prevenzione Fitoterapica, Insegnante certificata di Yoga Contemporaneo®, registrata presso Yoga Alliance
tomsimona@hotmail.com
www.armonianaturale.com

Simona Tomaro

Insegnante di Yoga e Naturopata (esperta in Alimentazione Naturale, Intolleranze alimentari, Fiori di Bach, Erboristeria e Prevenzione Fitoterapica, Chinesiologia e Posturologia)

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